(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) il trattamento più idoneo e mirato all’ottenimento della tanto desiderata gravidanza”, spiega il Prof. Mario Mignini Renzini, Referente medico per gli aspetti clinici dei Centri Clinica Eugin in Italia.
“La donna che richiede un consulto di medicina della riproduzione, perché sospetta di avere problematiche di infertilità, viene sottoposta a visita ginecologica allo scopo di escludere patologie uterine, ovariche e pelviche e a un esame obiettivo generale: misurazione di pressione, polso, peso con calcolo di BMI. Alla fine del primo incontro vengono prescritti alla donna gli esami preliminari: un’ecografia pelvica transvaginale, un profilo ormonale - FSH, LH, Estradiolo, TSH e AMH - eseguito generalmente entro i primi 5 giorni del ciclo, utile per calcolare la cosiddetta riserva ovarica. Avere un’anamnesi completa della paziente permette di valutare quali trattamenti possono essere adatti e quali invece rischiano di creare problemi, a volte anche gravi, come ad esempio la sindrome da iperstimolazione ovarica”, continua il Prof. Mignini Renzini.
La sindrome da iperstimolazione ovarica è una tra le complicanze più serie, dovuta alla somministrazione di farmaci per indurre l’ovulazione nei cicli di fecondazione assistita, scatenata dalla somministrazione della gonadotropina corionica (hCG). Si tratta di una sindrome caratterizzata da un aumento del volume delle ovaie - con presenza al loro interno di cisti luteali multiple – e, nelle forme più gravi, da passaggio di liquidi dallo spazio intra-vascolare a quello extra-vascolare con conseguente formazione di versamenti pleurici e pericardici, fino a gravi fenomeni tromboembolici e scompenso cardiovascolare generalizzato. Oltre a mettere a rischio la salute della donna, la sindrome da iperstimolazione ovarica può richiedere una interruzione del trattamento di fecondazione assistita, vanificando quindi tutto ciò che è stato fatto fino a quel momento e costringendo la paziente a ripartire da capo, con un enorme stress sia fisico che psicologico.
“La sindrome da iperstimolazione ovarica si può e si deve evitare. Grazie a un’anamnesi accurata e a un’attenta valutazione delle caratteristiche fisiche della donna, è possibile individuare le pazienti maggiormente a rischio di sviluppare la sindrome”, continua il Prof. Mario Mignini Renzini. “Nello specifico, appartengono a questa categoria di pazienti le donne giovani, di basso peso corporeo, con ovaie policistiche, elevati livelli di ormone antimulleriano e di estrogeni, elevata conta di follicoli antrali e anamnesi positiva per precedente episodio di OHSS”.
Per prevenire la sindrome riveste importanza assoluta il monitoraggio costante della paziente in corso di stimolazione, tramite l’esecuzione di ecografie transvaginali per la valutazione dei diametri follicolari e parallelamente il dosaggio plasmatico degli estrogeni.
“Presso Clinica Eugin seguiamo le nostre pazienti con visite frequenti. Le donne che si sottopongono a trattamenti di PMA vengono sottoposte a ecografie di controllo frequenti. Questo ci permette di riscontrare tempestivamente eventuali problemi e interrompere o modificare il trattamento. Nel caso di imperstimolazione ovarica, ad esempio, possiamo procedere con la riduzione dei dosaggi dei farmaci, rispetto a quelli considerati standard”, conclude il Prof. Mario Mignini Renzini.

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25/11/2019 Andrea Sperelli

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