(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) Maracchi, direttore dell’Istituto di biometereologia del Cnr di Firenze, commenta: “le zanzare cominciano a farsi sentire con una certa insistenza in città e in campagna. Si tratta di un fenomeno collegato all'aumento delle precipitazioni, complici le temperature di questi giorni, capaci di favorire il ciclo di sviluppo delle zanzare che trovano numerosi ristagni d'acqua dove deporre le proprie uova e far sviluppare le giovani larve, dalle quali sfarfallano gli adulti che poi si diffondono con facilità nei territori circostanti. È necessario, pertanto, mantenere alta l'attenzione ai punti di sviluppo delle zanzare le cui larve vivono esclusivamente in acqua. Infatti, senza questo prezioso elemento non riescono a completare il loro ciclo vitale. I fastidi potranno essere provocati dalla presenza di Ochlerotatus (ex Aedes) caspius soprattutto nelle aree irrigue e con ampi ristagni d'acqua; invece, nelle città inizia a farsi notare per la sua presenza diurna la zanzare tigre".
Conosciuta già come vettore di dengue e di numerosi altri arbovirus (i virus trasmessi all'uomo tramite la puntura di insetti), la sua presenza e il suo rapido adattamento alle nostre latitudini hanno creato gravi disagi che si possono combattere con questa breve guida che vi proponiamo.

Chi è la zanzara tigre?
È un insetto originario delle foreste tropicali del sud-est asiatico, conosciuto con l'appellativo di zanzara tigre a causa delle strisce bianche che attraversano il suo corpo di colore nero. In Italia è stata rinvenuta per la prima volta nel 1990 a Genova, poco dopo numerosi focolai larvali sono stati identificati a Padova e in numerose altre città del nord Italia.

Come si diffonde?
La diffusione in Italia della zanzara tigre si è avuta inizialmente a causa del trasporto dall'estero di uova depositate all'interno dei copertoni usati per le auto. Durante le fasi successive le zanzare si sono diffuse attraverso il volo degli adulti, seguendo principalmente la direzione dei venti dominanti, con una capacità di spostamento pari a circa 2 chilometri l'anno.

Come si riproduce?
Si riproduce depositando delle uova, tra le 40 e le 80 in media, in tutti quei contenitori capaci di contenere dell'acqua: le uova vengono adagiate sulla superficie in modo tale che aderiscano alle pareti. Una volta sommerse dall'acqua e in condizioni climatiche favorevoli si schiudono dando origine alle larve che, attraverso un processo di crescita di circa 1-2 settimane, raggiungono lo stadio di "pupe". Da questo momento impiegano circa 48 ore per diventare adulte e iniziare a volare. Nelle successive 48 ore la zanzara tigre è in grado di accoppiarsi. Una volta esaurita la funzione riproduttiva, il maschio sopravvive solo alcuni giorni, mentre la femmina tenta di procurarsi il suo primo pasto a base di sangue, necessario per far maturare le uova. Poi, dopo 2-3 settimane, muore anche lei.

Dove si riproduce?
I focolai tipici del suo ambiente d'origine sono le cavità che si formano nel tronco degli alberi ad alto fusto, ma anche gli incavi di alcune piante, soprattutto dei bambù e le pozze d'acqua che si formano tra le rocce. La sua grande capacità di adattamento le ha consentito, una volta arrivata nel nostro Paese, di riprodursi praticamente in ogni manufatto in grado di contenere piccole raccolte d'acqua dolce: bacinelle, sottovasi, secchi, scatole di plastica, bottiglie rotte e copertoni d'auto lasciati all'aperto.

In quale periodo dell'anno si presenta?
La zanzara tigre depone le sue uova da aprile ad ottobre. Considerando, però, che, in condizioni ideali di temperatura e umidità, le uova sono in grado di sopravvivere sino a più di 240 giorni e di resistere a temperature anche sotto lo zero, non stupisce che esse riescano a superare persino le stagioni invernali. Sono, perciò, presenti tutto l'anno.

Quando e dove punge?
Punge generalmente di giorno e all'aperto, prediligendo le ore più fresche della giornata. In presenza di infestazioni elevate si ritrova anche negli edifici e perfino nei piani alti. Colpisce abitualmente alle caviglie e alle gambe perché usualmente vola a pochi centimetri da terra. Ma non disdegna polsi e altre zone del corpo esposte. È molto aggressiva e le sue punture causano la comparsa di pomfi pruriginosi, spesso edematosi. In caso di numerose punture contemporanee possono svilupparsi reazioni allergiche, soprattutto nelle persone particolarmente sensibili. In questi casi è utile lavare e disinfettare la zona colpita, fare impacchi con ghiaccio e, eventualmente, applicare una crema al cortisone.

Perché punge?
Il motivo essenziale è assicurare la continuità della specie. A pungere, infatti, sono solo le femmine, che si nutrono del sangue, necessario per la maturazione delle uova, di una vasta gamma di animali, anche se sembrano preferire l'uomo.

Come prevenirle?
È bene non abbandonare oggetti e contenitori che possano raccogliere acqua piovana (copertoni, bottiglie, sottovasi, innaffiatoi). Provvedendo semmai a svuotarli o, qualora fossero inamovibili, a coprirli con teli di plastica e zanzariere e ad inserirvi filamenti di rame, metallo conosciuto per il suo effetto tossico sull'insetto. Nelle piccole fontane da giardino, inoltre, è consigliabile introdurre pesci larvivori, quali i pesci rossi.

La zanzara tigre ha trovato un ambiente favorevole, grazie ad un'umidità elevata nella stagione calda, favorita dalla presenza di palazzine e villini con giardini privati, condomini con giardini interni e terrazze con abbondante vegetazione. Inoltre, il grande traffico urbano ha contribuito a far sì che le femmine adulte, accidentalmente entrate negli automezzi, si diffondessero nella città.

Insetticidi sul banco di prova
Gli studi dell'ISS per combattere la zanzara tigre si sono concentrati soprattutto sull'efficacia di alcuni insetticidi. In particolare, nei periodi 1992-1993, 1996, 1998-1999 e 2002, ne sono stati testati in varie zone del centro e del nord della penisola, 5 tipi diversi: il temephos, il chlorpyrifos, il fenthion, il deltamethrin e il permethrin.
Il trattamento a base di temephos, l'insetticida più largamente impiegato in Italia contro le larve dell'Aedes albopictus, catturate per l'occasione con le ovitrappole sistemate in tombini e chiusini, si è rivelato pienamente efficace. Infatti, i valori di concentrazioni letali in grado di uccidere la metà della popolazione presa in esame (LC50) e quelle capaci di indurre la mortalità dell'intera popolazione (LC99) sono risultati compresi, rispettivamente, tra 0.0026 e 0.0085 mg/l, e tra 0.0093 e 0.023 mg/l. In entrambi i casi, dunque, al di sotto della soglia d'efficacia stabilita dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) pari a 0,02 mg/l. Il confronto con i tre periodi precedenti ha mostrato, tuttavia, una diminuzione della sensibilità al temephos in quelle aree dove il larvicida è stato impiegato in maniera intensiva nel decennio scorso (per es. nelle zone di Padova e Brescia). Una diminuzione della sensibilità che non si traduce, però, in una resistenza vera e propria, ma nella necessità di aumentare il dosaggio del prodotto. In particolare, gli autori della ricerca hanno calcolato che l'Aedes albopictus necessita di una quantità doppia di temephos, rispetto alla sua 'cugina', l'Aedes aegypti.
Tutte le popolazioni larvali si sono mostrate sensibili anche al chlorpyrifos e al fenthion (consigliati dall'Oms per l'Aedes aegypti), in grado di provocare la mortalità degli insetti nel 100% dei casi rispettivamente con 0,01 e 0,005 mg/l. Il deltamethrin e il permethrin hanno indotto, a loro volta, piena sensibilità nelle femmine adulte di Aedes albopictus.
All'incirca nello stesso periodo, tra maggio e ottobre 2002, i parassitologi dell'ISS hanno condotto un altro studio per valutare la durata dell'efficacia di un insetticida basato sulla variante del Bacillus thuringiensis, un batterio aerobico capace di produrre un cristallo proteico dall'azione insetticida. La variante in questione, il Bacillus thuringiensis israeliensis, in grado, oltretutto, di risparmiare quelle specie che non costituiscono il suo target, è conosciuta, tuttavia, per la breve durata della sua efficacia, il che obbliga i disinfestatori ad un uso frequente e ad alti costi di gestione.
Lo studio, condotto all'interno del giardino botanico dell'Università di Roma "La Sapienza", è consistito nell'allestimento di una serie di 'allevamenti sperimentali', ottenuti sistemando, vicino alle solite ovitrappole, secchi neri di plastica contenenti acqua e un substrato organico, "culla" ideale per le uova di Aedes albopictus. I secchi sono stati quindi trattati con la dose raccomandata dell'insetticida ad eccezione di due contenitori usati come secchi di controllo. A distanza di 24 ore dal trattamento, l'insetticida si è rivelato in grado di provocare la mortalità delle larve nel 100% dei casi, ma la sua azione è durata appena 48 ore. Questo significa, hanno concluso gli esperti, che un trattamento del genere, in un simile habitat, richiederebbe, per essere veramente efficace, di essere eseguito ogni 8-10 giorni.

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15/07/2010

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