(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) anche viaggiando in treno, andando a fare la spesa al supermercato, mentre si è sul posto di lavoro. L'agorafobia si caratterizza, dunque, per la presenza di svariate fobie relative alla vita quotidiana fuori casa, come ad esempio la guida in autostrada, i viaggi in aereo, i luoghi elevati o affollati, gli ascensori, il fare la fila. La casa è spesso vissuta come l'unico luogo protetto e sicuro.
La gravità della malattia può essere tale da portare ad una vera e propria inabilità, con l’individuo che rimane intrappolato in casa, ed una pervasività tale delle fobie nella sua vita da comprometterne la sociale e di relazione.
L'agorafobia, dunque, si può manifestare con il desiderio fortissimo e spesso irresistibile di scappare immediatamente a casa. Ma non sempre: anche dalla propria casa a volte ci si deve allontanare perché non si sopporta di rimanere da soli e si ha bisogno di stare ininterrottamente in presenza e come sotto la sorveglianza di altre persone.
Come risultato di questa paura il soggetto è portato o a ridurre gli spostamenti, o ad aver bisogno di un compagno quando si trova fuori casa, oppure a sopportare situazioni agorafobiche, nonostante l'intensa ansia. Le comuni situazioni agorafobiche includono il trovarsi fuori casa da soli, l'essere in una folla, lo stare in coda, l'essere su un ponte, il viaggiare in autobus, treno od automobile.
Di solito la persona ha paura di avere un attacco paucisintomatico, ossia, di sviluppare un unico o un piccolo numero di sintomi, come iniziare ad avere vertigini o a cadere, depersonalizzazione o derealizzazione, incontinenza urinaria o intestinale, vomito, o avere un malessere cardiaco. In qualche caso, questi sintomi si sono manifestati in passato e la persona può essere preoccupata dal timore del loro ritorno. In altri casi, la persona non ha mai fatto esperienza del sintomo (o sintomi), ma comunque teme che il sintomo "possa" presentarsi, e inabilitarlo o essere estremamente imbarazzante. In un piccolo numero di casi la persona ha paura di sentirsi in qualche modo incapace, ma non riesce a specificare di quali sintomi ha paura.
Un caso limite è quello reso noto in questi giorni di Joyce Irene Riley, la donna neo-zelandese di 75 anni che si e' lasciata morire di fame dentro la sua casa, bloccata tra le quattro mura domestiche dalla sua agorafobia, dopo che il figlio 43enne Tim, era morto dentro casa di broncopolmonite ed era rimasto lì per due mesi. La malattia aveva impedito alla donna di riuscire ad aprire alla polizia, agli assistenti sociali che bussavano alla sua porta e persino ad un secondo figlio che dall'ottobre 2001 non era piu' riuscito a mettersi in contatto con madre e fratello, neppure via telefono, perché avevano staccato gli apparecchi.
La fobia, al contrario della ‘paura’, è del tutto immotivata. La paura dipende da un oggetto esterno, ben identificabile e circoscrivibile, la fobia ha invece origine interna e ispiegabile. Le fobie sono molto diffuse, tanto che si può prevedere che non meno del 15% della popolazione vada incontro ad una forma conclamata di questa malattia una o più volte nell'arco della vita. C’è da dire, inoltre, che in molti casi il mancato ricorso alle strutture assistenziali renderà impossibile la formulazione della diagnosi e quindi i casi non potranno entrare a far parte delle relative statistiche.
La claustrofobia, al contrario, è la paura del chiuso, mentre l'ereutofobia è il timore di arrossire, la rupofobia è il timore dello sporco, e la fobobia è la paura della paura, che, nel quadro di clinico di chi è colpito da attacchi di panico porta all’evitamento sistematico di luoghi e situazioni in cui si pensa e si teme di essere di nuovo colpiti proprio da un attacco di panico. Anche l’agorafobia può rientrare in un quadro clinico legato agli attacchi di panico, manifestandosi come la paura di allontanarsi da luoghi ritenuti sicuri e la paura di esporsi a luoghi sentiti come a rischio di un nuovo attacco.
L'agorafobia, in sostanza, rientra in un disturbo più complesso e plurisintomatico che ha a che fare con l'ansia. L'ansia è interna e priva di contenuto. È quindi molto più difficile riconoscerla, spiegarla, controllarla. La manifestazione più acuta e sconvolgente dell'ansia è proprio l'attacco di panico che si presenta in maniera improvvisa, apparentemente immotivata e che consiste in un insieme di sintomi, psichici ma anche fisici, che danno alla persona che ne è colpita la netta e spaventosa sensazione di stare per morire.
Si calcola che il 15-20% della popolazione adulta soffra di disturbo d’ansia generalizzata, il 5-7% di attacchi di panico e il 3-7% di fobie. Purtroppo per risolvere i problemi che, come l’agorafobia, sono legati all’ansia o a quello che psicologi e psichiatri, definiscono “disturbo d’ansia generalizzata con attacchi di panico o fobie”, non basta, come molti erroneamente pensano la “buona volontà” di uscirne. Occorre anzi un aiuto che consenta di intraprendere un percorso che, partendo dalla consapevolezza del problema, e passando per contributi terapeutici sia farmacologici che di sostegno psicologico portino alla progressiva liberazione dalla paura.


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