(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) per dire che funzioni meglio di una pillola di zucchero. Le persone che vi si affidano possono mettere a rischio la propria salute, rifiutando o ritardando trattamenti per i quali esista una buona evidenza di efficacia e sicurezza», spiegano invece i ricercatori australiani.
La ricerca si basa sull'analisi di 225 pubblicazioni effettuate in tema di omeopatia ed è stata rivista da una società indipendente prima di essere diffusa.
Paul Glasziou, presidente del Nhmrc Homeopathy Working Committee, spiega: «Ci saranno persone convinte che tutto questo sia un complotto dell’establishment, ma speriamo vi siano anche molte persone ragionevoli che possano riconsiderare la vendita, l’utilizzo e la distribuzione di questi prodotti».
Secondo i medici australiani, l'omeopatia non influenzerebbe in alcun modo il decorso di malattie come l'asma, l'artrite, il raffreddore, il colera, le ustioni, la malaria e varie forme di dipendenza. Gli scienziati hanno valutato 68 tipi diversi di condizioni, scoprendo che il successo delle varie terapie omeopatiche è stato pari a quello del placebo.
«Studi ben disegnati con un buon numero di partecipanti per ottenere un risultato significativo non sono stati segnalati, così come prove che l’omeopatia abbia causato miglioramenti per la salute maggiore di una sostanza senza alcun effetto sulla condizione di salute (placebo), o che l’omeopatia sia stata in grado di causare miglioramenti di salute pari a quelli di un altro trattamento».
L'Australian Medical Association è concorde con i colleghi che hanno firmato lo studio: «L’omeopatia non è una scienza. Non si basa sulla scienza. In molti casi può essere considerata pericolosa e può far rischiare la vita delle persone, e la vaccinazione è un classico esempio di tutto questo», afferma Richard Choong di Ama. «I pazienti sono stati indotti a credere che sono stati vaccinati in qualche modo con l’omeopatia, quando non ci sono prove per dire che sono stati immunizzati contro una malattia», conclude Choong.
Com'era lecito attendersi, è arrivata anche la replica degli omeopati, sotto forma di una nota pubblicata dall'Associazione australiana di omeopatia (Aha). Significativo il fatto che la nota non faccia riferimento ai dati emersi dalla ricerca, ma si limiti a dire che «milioni di cittadini fanno ampio ricorso a questi rimedi» e sottolinei la necessità di una «libera scelta dei pazienti nel decidere per la propria salute».
Dal canto suo l'Associazione Medica Italiana di Omotossicologia (AMIOT) prende posizione attraverso le testimonianze di alcuni membri del Comitato Scientifico AMIOT.
Il prof. Paolo Roberti di Sarsina, dell’Osservatorio Metodi per la Salute dell'Università di Milano - Bicocca: «Gli studi negativi presi ad esempio da questo documento australiano utilizzano sempre l’omeopatia in modo difforme dal protocollo della corretta pratica omeopatica, pertanto i risultati non potranno che essere che scarsi. Ma le prove di efficacia della medicina complementare e non convenzionale sono ormai così numerose e solide che solo chi è in mala fede può ignorarle. Così facendo, non si aiuta certamente il progresso della scienza e della ricerca, e si ostacola la libertà di scelta terapeutica degli stessi medici e pazienti».
Anche Simonetta Bernardini, Medico e responsabile dell’Ospedale pubblico di Pitigliano, il primo Centro in Italia di Medicina Integrata che prevede l’uso di medicine complementari in corsia, conferma le critiche al documento australiano: «Il peggiore ‘bias’ scientifico è il pregiudizio, ovvero il giudizio confezionato a prescindere, basato su informazioni parziali: è incredibile che per l’analisi australiana siano stati presi in esame, non si capisce in base a quale criterio, 225 studi - guarda caso tutti critici verso l’omeopatia - a fronte di migliaia di lavori scientifici che documentano al contrario quanto siano efficaci i medicinali omeopatici per diverse patologie».
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21/11/2016 Andrea Sperelli

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