(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) tentavano di convincere la dirigenza a proseguire le ricerche.
Alla fine, però, i vertici hanno giudicato il farmaco non abbastanza promettente, anche perché non in grado di raggiungere direttamente il tessuto cerebrale.
Sono comunque molti gli scienziati che si dicono non d’accordo con la decisione di Pfizer, in quanto lo studio del farmaco avrebbe in ogni caso favorito lo studio della malattia e facilitato la messa a punto di altri trattamenti.
"Certo, Pfizer dovrebbe rendere pubblici i risultati", ha detto Rudolph Tanzi, ricercatore alla Harvard Medical School e al Massachusetts General Hospital. "Sarebbe utile per la comunità scientifica avere quei dati", sostiene Keenan Walker, un assistente professore di medicina presso la Johns Hopkins University, che sta studiando come l'infiammazione contribuisce all’insorgenza dell' Alzheimer. "Che si tratti di dati positivi o negativi, ci darebbero maggiori informazioni per prendere decisioni più informate".
Una delle accuse rivolte a Pfizer consiste nel fatto che il farmaco in questione ha da poco visto scadere il proprio brevetto. Di conseguenza, per l’azienda si sarebbe trattato di un investimento privo di un reale ritorno economico, anche in caso di successo.
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25/06/2019 Andrea Piccoli

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