(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) Angeli di Pordenone, spiega: «L'opinione diffusa è che più esami si fanno, meglio è. È vero invece il contrario: più profili di test vengono effettuati, maggiore è la possibilità di risultati discordanti, il che complica la diagnosi per il medico e si concretizza la cosiddetta 'sindrome di Ulisse' del malato che, come fece Ulisse per il Mediterraneo, è costretto a un viaggio continuo per fare altri test, non perché sia veramente malato, ma perché sono stati prescritti test non adeguati».
Ci sono naturalmente degli ambiti nei quali non è possibile prescindere dall'utilizzo di test specifici. È il caso della celiachia o della malattia renale cronica. La medicina di laboratorio ha un ruolo centrale nell'individuazione dei fattori di rischio e nella diagnosi precoce.
Ma la parola chiave deve essere «appropriatezza». Ad esempio, nel caso di dolore toracico acuto, spesso gli esami proposti sono superati e di scarsa efficacia, mentre «il solo esame appropriato, la troponina cardiaca, permette di dimostrare che il 30% dei pazienti con dolore cardiaco senza segni elettrocardiografici ha un infarto ben definito. E nel cancro, i marcatori tumorali devono essere richiesti in modo adeguato».

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30/11/2016 Andrea Sperelli

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