(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) e individua nei melanomi congiuntivale ed uveale, i due principali tumori più frequenti nell’adulto, mentre, nell’età pediatrica, è il retinoblastoma il tumore più significativo.
“Le numerose possibilità terapeutiche oggi disponibili per il melanoma e le diverse indicazioni al trattamento hanno migliorato la condizione dei pazienti oncologici e imposto la nascita di centri specializzati in oncologia oculare spiega il prof. Emilio Balestrazzi, ordinario di Oftalmologia all’Università Cattolica di Roma -, ambienti superspecialistici dove si è in grado di elaborare per ogni singolo paziente, la strategia terapeutica più indicata, meno rischiosa e che comporti il miglior risultato a distanza”. Inoltre, in queste strutture, viene offerto al paziente la possibilità di eseguire tutti gli esami di cui necessita durante il suo iter diagnostico e di disporre di tutte le opzioni terapeutiche necessarie alla cura della sua malattia. “Ad esempio, al Policlinico Gemelli– continua Balestrazzi, - è cominciata l’organizzazione, sul modello di quanto già collaudato presso l’Università dell’Aquila, di un polo di diagnosi e cura delle malattie tumorali del bulbo e degli annessi oculari. Quanto alle nuove cure per i tumori oculari, di recente abbiamo associato due o più opzioni terapeutiche per una migliore radicalità dell'intervento. A questo scopo è stata introdotta l'associazione della radioterapia con placche episclerali (brachiterapia) con la termoterapia transpupillare, indicata come terapia “sandwich”, che consente di trattare conservativamente i melanomi localizzati al polo posteriore, con spessore fino a 12.5 mm se vengono utilizzate placche caricate con iodio 125, e sino a 8.5 mm se vengono impiegate placche di rutenio 106. Inoltre la terapia sandwich ha dimostrato un miglior controllo locale del tumore soprattutto nelle localizzazioni in prossimità del disco ottico e della foveola, riducendo in maniera statisticamente significativa la percentuale di recidive a 5 anni (2,5% rispetto al 4-11 % della brachiterapia)”. I primi studi effettuati non hanno rilevato differenze significative nell’incidenza di complicanze dovute alla terapia sandwich rispetto alla monoterapia. Un’adeguata programmazione dei controlli oftalmoscopici ed ecografici dopo il trattamento, con cadenza semestrale nei primi cinque anni e annuale nel periodo successivo, è parte integrante del programma terapeutico."Al pari di altre specialità - prosegue Balestrazzi - l’oncologia oculare necessita dell’apporto di specialisti di altre discipline, indispensabili sia in fase diagnostica e di programmazione terapeutica (anatomo patologi, radiologi e radioterapisti), sia per un completo iter di controlli successivi al trattamento (internisti, oncologi pediatri, ematologi)".
Al centro del meeting scientifico multidisciplinare in particolare sono i melanomi congiuntivale ed uveale e il retinoblastoma.
“Il melanoma congiuntivale- spiega il dott. Ciro Tamburrelli, ricercatore di Oftalmologia alla Cattolica di Roma e segretario scientifico del convegno - è un tumore raro, rappresenta circa il 2% dei tumori oculari maligni, è unilaterale ed interessa soggetti di razza bianca, di entrambi i sessi e di età media. l fattori di rischio noti sono rappresentati dalla presenza di un nevo congiuntivale e dalla melanosi primaria acquisita (PAM) con atipia (il 71% dei melanomi insorge da una PAM e circa i1 20% insorge da un nevo preesistente). La sopravvivenza a 5 anni è di circa 1'84% dei casi, a 10 anni del 71 % dei casi. Il trattamento di tale patologia è cambiato notevolmente negli ultimi 20 anni; si è passati dall’intervento radicale di enucleazione dell’occhio ai trattamenti conservativi effettuati in minima parte per via chirurgica e prevalentemente mediante radioterapia".
"Il melanoma uveale, invece, - continua Tamburrelli - è la neoplasia maligna primitiva intraoculare più frequente, con una elevata tendenza a metastatizzare ed è la sola patologia intraoculare primaria che negli adulti può essere fatale. Infatti è responsabile del 90% delle morti dovute a tumore oculare. Mostra una incidenza annuale di circa 6-7 casi per milione di popolazione di razza bianca”. L'incidenza è minore nella popolazione dì età inferiore ai 50 anni (3 nuovi casi ogni milione di abitanti) rispetto alla popolazione di età superiore ai 50 anni (21 nuovi casi per milione di abitanti). La sopravvivenza media a tale neoplasia è pari al 50% a 10 anni dalla diagnosi. “La patogenesi di tale neoplasia è multifattoriale – spiega Tamburelli -, è quindi necessaria l’interazione di fattori genetici e ambientali perché si sviluppi il tumore. Ad oggi non sono stati individuati veri e propri fattori di rischio per il melanoma dell'uvea sebbene siano conosciute alcune condizioni predisponenti allo sviluppo di tale tumore, come la melanocitosi oculare e oculodermica e la presenza di nevi coroideali. Pertanto non è possibile attuare una prevenzione primaria, volta a limitare l’insorgenza della neoplasia attraverso l’eliminazione dei fattori di rischio, tuttavia è auspicabile la programmazione di una prevenzione secondaria, o diagnosi precoce del melanoma uveale con lo screening periodico dei pazienti affetti da lesioni predisponenti".
Il retinoblastoma è il tumore più frequente nell'età pediatrica che può presentarsi in forma ereditaria o sporadica e coinvolgere uno od entrambi gli occhi. L'incidenza del retinoblastoma riportata in letteratura varia da 1:10.000 a 1:34.000 nati vivi, tuttavia le stime più attendibili riportano 1 caso ogni 17.000. La sua incidenza è rimasta invariata nel corso degli anni ed è bilaterale nel 25-30% dei casi. Si distingue una forma sporadica ed una forma ereditaria del retinoblastoma. “Nei casi familiari – afferma Tamburelli - , il soggetto eredita la mutazione da un genitore portatore, in quelli sporadici, da un genitore sano nel quale si è verificata una nuova mutazione germinale del gene RBl. Il retinoblastoma è una neoplasia rapidamente fatale se non è prontamente identificata e curata. Attualmente, grazie ai progressi in campo diagnostico e terapeutico e all'istituzione di centri di riferimento specializzati, l'indice di sopravvivenza ha raggiunto circa il 95% a cinque anni dalla diagnosi ed oltre l'80% a trentacinque anni dalla diagnosi".


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