(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) mutate e presentanti, all’interno della proteina Bcr-Abl, la mutazione T315I. Questa mutazione causa nelle cellule leucemiche resistenza a imatinib (Glivec) e a tutti gli altri inibitori finora disponibili.
ponatinib invece ha dimostrato in vitro e su un numero limitato di pazienti (30), di essere efficace anche nei casi in cui questa terribile mutazione era presente. Ora il primo studio clinico di fase II utilizzante ponatinib verrà avviato in Italia nelle prossime settimane e sarà rivolto a pazienti con Leucemie Ph+ presentanti la mutazione T315I o comunque resistenti agli inibitori attualmente disponibili.
Tra i centri in cui ponatinib sarà disponibile c'è anche l'Ospedale S. Gerardo di Monza. Proprio nell’Unità di Ricerca Clinica, qui operativa, è stato sperimentato nel 1999-2000 il farmaco imatinib, grazie all’innovativa metodologia di ricerca qui utilizzata, realizzata non solo in ambito laboratoristico bensì per mezzo di studi clinici condotti su pazienti. Responsabile di questa nuova sperimentazione sarà il prof. Carlo Gambacorti-Passerini, professore associato di Medicina Interna presso l’Università di Milano Bicocca, che conduce attività clinica nell'Unità di Ematologia diretta dal prof. Enrico Pogliani, ed è responsabile dell'Unità di Ricerca Clinica dell’Ospedale San Gerardo (diretto dal dott. Francesco Beretta). Le sue ricerche sono finanziate in parte dall’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC) e dalla Fondazione CARIPLO.

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24/01/2011

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