(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) e ognuna aveva un singolo batterio al centro. Topi che non producevano placche invece sono morti per l’infezione», ha spiegato Tanzi al New York Times.
Lo studio americano si è ispirato a una ricerca inglese guidata dal prof. John Collinge. I neurologi londinesi hanno analizzato il cervello di 8 persone morte in età giovane per una malattia da prioni sviluppata in seguito all'assunzione di dosi infette di ormone della crescita.
In passato l'ormone della crescita si otteneva dall'ipofisi, la ghiandola alla base del cervello. Fino alla metà degli anni '80 i medici utilizzavano i cadaveri per ottenere abbastanza ormoni per una dose di farmaco. Il problema è che alcuni di questi cadaveri erano contaminati da prioni e quindi circa il 6 per cento dei bambini trattati ha sviluppato nel corso della vita la sindrome di Creutzfeld-Jacob, quella meglio nota come morbo della mucca pazza. L'incubazione della malattia dura infatti anche 40 anni.
Allo stato attuale questo rischio non sussiste più dal momento che l'ormone della crescita si ottiene, se necessario, grazie alla tecnica del Dna ricombinante.
Studiando 8 soggetti morti per questa ragione, i ricercatori hanno trovato non solo i previsti accumuli di prioni, ma anche alte concentrazioni di beta-amiloide, malgrado nessuno avesse alterazioni genetiche tali da giustificare l'ipotesi di uno sviluppo futuro dell'Alzheimer.
La ricerca è stata pubblicata su Nature, ma l'approccio dell'editore è stato molto prudente, tanto che i revisori ne hanno consentito la pubblicazione solo dopo che gli autori nelle loro conclusioni hanno accettato di scrivere ciò che segue: «Non c’è alcuna evidenza che la malattia di Alzheimer sia contagiosa e che ci si possa ammalare con le trasfusioni o con strumenti chirurgici contaminati».
In sostanza, per il momento tutto rimane così com'è, ma lo studio rimane comunque importante.
La stessa ipotesi è stata però fatta anche da un altro gruppo di ricerca, quello dello University of Texas Health Science Center di Houston. Secondo gli scienziati americani, alcune forme sporadiche di Alzheimer insorgerebbero sulla base di meccanismi simili a quelli che caratterizzano l'encefalopatia spongiforme bovina e la sua variante umana, la malattia di Creutzfeld-Jacob.
La ricerca, pubblicata su Molecular Psychiatry, è stata diretta da Claudio Soto, che commenta: «I nostri risultati aprono alla possibilità che alcune forme sporadiche di Alzheimer possano originarsi da un processo infettivo che si verifica in altre malattie neurologiche, come la mucca pazza».
In sostanza una proteina normale si altera dando vita a proteine malate che cominciano ad accumularsi nel cervello, formando depositi di placche che eliminano le cellule neuronali.
I ricercatori texani hanno iniettato tessuto cerebrale malato su delle cavie mettendo a confronto i risultati con quelli di altri animali a cui era stato iniettato tessuto cerebrale sano.
Mentre nessuna cavia del gruppo di controllo ha sviluppato la malattia, quasi tutti gli altri animali hanno mostrato l'insorgenza di placche e altre alterazioni che si verificano in caso di Alzheimer: «Abbiamo preso un modello di topo che non sviluppa spontaneamente alcun danno cerebrale, iniettando poi una piccola quantità di tessuto cerebrale umano affetto da Alzheimer direttamente nel cervello degli animali. Così abbiamo visto che il topo si è ammalato e che l'Alzheimer si è diffuso ad altre parti del cervello. Attualmente stiamo lavorando per capire se la trasmissione della malattia può verificarsi anche nella vita reale, attraverso vie di esposizione più 'naturali'», ha concluso Soto.
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26/05/2016 Andrea Piccoli

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