(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) equivalente a 3/4 tazzine di espresso o 6 tazze di tè.
Una ricerca brasiliana si è invece concentrata sugli eventuali effetti della caffeina sul sonno dei neonati.
Stando ai ricercatori sudamericani, non è necessario privarsi del piacere di una tazza di caffè per scongiurare i casi di insonnia nei neonati.
La ricerca, pubblicata su Pediatrics, ha analizzato 4200 donne che hanno partorito nella cittadina di Pelotas nel 2004. Subito dopo il parto, i ricercatori hanno chiesto alle volontarie di rispondere a un questionario con domande sul consumo di caffeina. Lo stesso test è stato ripetuto dopo tre mesi, e in questo caso a un sottogruppo di 800 donne che allattavano al seno è stato chiesto di fornire una serie di informazioni sul sonno dei bambini nelle due settimane precedenti.
Iná S. Santos, epidemiologa dell'Università di Pelotas, spiega: “praticamente tutte le intervistate, chi più chi meno, bevevano abitualmente caffè o mate. Una su cinque, mentre era incinta, introduceva almeno 300 mg di caffeina ogni giorno, una dose equivalente o superiore a quella contenuta in tre tazze di caffè americano. A tre mesi di età del bambino questa quota di 'forti bevitrici' scendeva un po’, al 14 per cento, una percentuale casualmente uguale a quella dei bambini che in media si svegliavano più di tre volte per notte”.
Tuttavia, i dati mostrano che non esiste un chiaro legame fra il consumo di caffeina delle donne e i bambini che mostravano maggiori problemi di sonno: “un nesso c’era, perché effettivamente i risvegli erano più frequenti tra le mamme che avevano bevuto più caffeina in gravidanza e continuavano a farlo durante l’allattamento, ma la correlazione non era abbastanza forte da avere valore statistico, da poter escludere cioè che dipendesse solo dal caso o da altri fattori di cui non abbiamo tenuto conto”, spiega la ricercatrice.
Il rischio perciò pare esistere soprattutto per le mamme, che in un periodo della loro vita in cui già hanno difficoltà a dormire, rischiano di compromettere anche le poche ore di riposo a loro disposizione.
Altri due studi, pubblicati da The Lancet e dall'American Journal of Epidemiology, stabiliscono invece che non esiste associazione fra il bere caffè e i ritardi nel concepimento.
Il caffè, dunque, assunto in dosi moderate, non pregiudica la capacità riproduttiva della donna e non può mettere a repentaglio né la gravidanza e né l’allattamento né influisce sullo sviluppo del feto.
“La conclusione”, afferma il dottor Fabio Parazzini, ricercatore presso la Prima Clinica Ostetrico-Ginecologica dell’Università di Milano, “è che in gravidanza, in qualunque fase della gestazione, il consumo di una o due tazze di caffè al giorno non presenta effetto di rischio”.
Fino a quattro tazze di caffè al giorno sono ammesse anche durante il periodo dell’allattamento. Secondo i ricercatori del Royal College of Midwives, anche se la caffeina passa nel latte materno, la dose è talmente minima che non comporta alcun effetto sullo sviluppo fisico e comportamentale del bambino.
Relativamente al problema aborto per il quale spesso si dibatte, lo studio pubblicato sul Journal of American Medical Association ha fornito la conferma che non esiste rapporto fra consumo di caffè moderato (sempre tre o quattro tazze giorno) e rischio di aborto spontaneo.
Consumare caffè con le dovute cautele non nuoce dunque né alla mamma né al piccolo in arrivo, anche se esistono ricerche di segno opposto.


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14/05/2018 Andrea Sperelli

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