(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) oncologico 1 (Epato-gastro-pancreatico e Trapianto di fegato).
«Ciò significa eliminare le condizioni che aiutano la sopravvivenza della cellula cancerosa, al tempo stesso potenziando le difese immunitarie contro il tumore».
Il carcinoma epatico è caratterizzato da una vascolarizzazione alterata e da un ridotto flusso di ossigeno. Ciò causa un ambiente a pH acido, ricco di ioni positivi.
Per resistere, il tumore si dota sulla superficie di una sorta di “pompa” in grado di espellere gli ioni e di mantenere condizioni biochimiche compatibili con la vita.
«Mediante lo studio sistematico delle lesioni di tumore epatico ottenute dai pazienti operati presso il nostro centro», continua Mazzaferro «abbiamo verificato che questi ''regolatori del pH'' sono espressi non solo dalle cellule tumorali, ma anche da cellule immunosoppressorie che rappresentano dei potenti ''alleati'' del tumore».
Le cellule mieloidi immunosoppressorie aiutano involontariamente la crescita del tumore perché spengono le difese immunitarie antitumore, la formazione di nuovi vasi e la produzione di sostanze che favoriscono la metastatizzazione.
«Mediante studi in vitro e su modelli di espianti tumorali», precisa Mazzaferro, «abbiamo potuto verificare come l'uso di farmaci che bloccano la funzione dei regolatori del pH, tra cui alcuni dei comuni antiacidi utilizzati nella cura della gastrite, porti a morte le cellule tumorali, spenga simultaneamente la funzione delle cellule mieloidi immunosoppressorie e favorisca lo sviluppo delle difese immunitarie antitumore».
Gli antacidi, quindi, potrebbero costituire una valida opzione terapeutica nei pazienti affetti da epatocarcinoma grazie alla loro capacità di interferire sia con le vie metaboliche dei tumori che con le popolazioni di cellule immunosoppressive associate.
In un'era di immunoterapia basata sui checkpoint», conclude l'Int «questa scoperta non solo mostra una promettente efficacia nella terapia di questi pazienti, ma sottolinea anche il ruolo chiave delle cellule mieloidi nella resistenza primaria e acquisita. L'identificazione di farmaci meno aggressivi potrà fornire un beneficio terapeutico in terapie di combinazione».
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09/07/2018 Andrea Sperelli

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