(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) e cuoio capelluto, poi la malattia colpisce in particolare mani, viso e pieghe di gomiti e ginocchia. Nell’adulto si limita invece ad aree circoscritte come la regione periorale, le palpebre, il dorso delle mani.
La dermatite atopica è una malattia geneticamente determinata: ad essere coinvolti in varia misura sono i geni localizzati in vari cromosomi. Spesso associata a forme allergiche come asma e rinite è tra le patologie pediatriche più diffuse per “colpa” di un certo modo di vivere moderno che fa vivere i bambini in ambienti quasi asettici, che li vuole ben puliti (forse troppo) alterando così le difese immunitarie e incrementando le patologie dermatologiche e allergiche.
Un’eccessiva pulizia danneggia la barriera cutanea con la conseguenza di “squilibrare” le normali difese immunitarie dell’organismo. Infatti negli ultimi anni si è assistito ad un aumento della patologia nei paesi industrializzati, dal 3-5% negli anni ’60-‘70 al 5-20%.
Spesso nel corso del tempo la dermatite atopica si accompagna anche a un'allergia alimentare. Per questo motivo, utili appaiono consigli alimentari mirati a ridurre i sintomi della patologia. Ad esempio, per i neonati con un'alta familiarità, l'allattamento al seno nei primi tre mesi sembra agire da deterrente nei confronti dell'allergia.
Un aiuto per contenere i sintomi è dato dall'uso di integratori specifici quali acidi grassi essenziali, prebiotici, probiotici e simbiotici. Sulla loro efficacia giungono notizie confortanti da una revisione sistematica di 21 studi effettuati su bambini fino ai 3 anni. I risultati migliori sono stati registrati dai probiotici, in particolare i Lactobacillus rhamnosus GG, quando assunti sia dalla madre sia dal bambino.
Anche l'acido gamma-Linoleico ha dimostrato la capacità di alleviare i sintomi della dermatite atopica, mentre prebiotici e olio di semi di ribes nero sembrano in grado di contrastarne lo sviluppo.
“Il bambino con eczema atopico, dice il dottor Alessandro Fiocchi” Direttore di Pediatria Ospedale Melloni – Università di Milano, “nel 60% dei casi percorre una 'marcia allergica' che lo accompagnerà in età adulta ad asma e rinite. Nel primo anno di vita e nelle forme più gravi la dermatite atopica è associata e spesso causata da allergia alimentare a latte, uovo e grano. Sono varie ad esempio le sostanze che possono migliorare o peggiorare il decorso irritando e allergizzando la cute degli atopici come il contatto diretto con tessuti in lana o sintetici, detergenti aggressivi come i saponi comuni e soprattutto le polveri domestiche, ricche di acari. Per questo è importante in tutti i bambini con DA eseguire test diagnostici per l’allergia alimentare e respiratoria.
“La diagnosi dermatologica” precisa Gelmetti, “si basa su un semplice ma accurato esame clinico che escluda altre patologie (scabbia, micosi o linfomi cutanei) che richiedono diagnosi differenziali e indagini diagnostiche strumentali (biopsia cutanea)”.
Anche se non esiste una cura in grado di sconfiggere definitivamente la malattia - spesso deturpante e che influisce pesantemente sulla qualità della vita con ansia, depressione, isolamento, difficoltà nei rapporti sociali e nel rendimento scolastico e lavorativo - gli ultimi progressi terapeutici - nuovi farmaci immunomodulatori, proteasi e defensine e semplici regole igieniche, ambientali e alimentari consentono di tenerla sotto stretto controllo eliminando i sintomi cutanei.
“I nuovi farmaci immunomodulatori, tra questi il tacrolimus, hanno dimostrato”, spiega Gelmetti “nel loro impiego clinico un’efficace soluzione nel trattamento della dermatite atopica: risolve infatti i sintomi - arrossamento, infiammazione e prurito - in breve tempo. La recente introduzione di questa innovativa molecola con una potente attività antinfiammatoria e minimo assorbimento percutaneo, che garantisce sicurezza per l’uso prolungato, rappresenta una svolta importante perché consente di limitare o eliminare il ricorso ai “vecchi” cortisonici che presentano effetti collaterali sull’organismo e sulla pelle con aumento della fragilità cutanea e assottigliamento della pelle e teleangectasie. Prodotti di supporto come creme lipidizzanti ed emollienti migliorano i risultati. La cura della pelle è fondamentale, dato che se diviene secca, è più reattiva e si infiamma facilmente”.
Le proteasi e le defensine. Le ultime ricerche scientifiche internazionali si stanno concentrando sul loro ruolo nella DA per la messa a punto di nuove molecole in grado di bloccare le proteasi e aumentare la presenza di defensine nei pazienti affetti dalla malattia per combatterla su più fronti. “Vari studi”, spiega Gemetti, “hanno recentemente dimostrato che nella pelle dell’atopico le proteasi, particolari enzimi deputati a mantenere nella cute sempre il suo giusto spessore, si attivano prima del dovuto col risultato che la pelle si 'sbriciola' precocemente rendendo la barriera cutanea meno efficiente. Altri studi hanno invece evidenziato nella DA una carenza di defensine, peptidi antimicrobici che difendono la pelle dai germi che continuamente tentano di invaderla. La carenza di queste sostanze determina spesso frequenti attacchi batterici come lo stafilococco aureo che causa infezioni, impetigine, ascessi cutanei e riacutizzazioni della malattia”.

Metotrexato
Il metotrexato è un farmaco ad uso sistemico, impiegato già da molti anni a basso dosaggio nel trattamento della psoriasi. Ricercatori francesi hanno ipotizzato che questa sostanza sia efficace anche nella dermatite atopica di forma moderato-grave. Sono stati trattati con il farmaco a dosi di 7.5-25mg alla settimana (da 3 mesi a 2 anni e mezzo) 20 pazienti dai 17 ai 68 anni con una bassa risposta alle terapie tradizionali. La valutazione a 3 mesi ha mostrato che il 75% dei pazienti ha presentato significativi miglioramenti nella maggior parte dei casi. Secondo i ricercatori, il metotrexato sembra quindi essere efficace e sicuro nel trattamento della dermatite atopica.
Goujon C et al, Eur J Dermatol 2006;

Cortisonici per uso locale
Rappresentano la terapia di riferimento per l’eczema atopico per ridurre l'infiammazione e il prurito nelle fasi acute e in quelle croniche della malattia. È preferibile ricorrere a quelli di nuova generazione (a più bassa potenza) e riservare l’uso dei tradizionali (ma più a rischio di effetti collaterali) come trattamento di seconda scelta.
Gli effetti collaterali di questi farmaci che si manifestano soprattutto in viso, pieghe, zona del pannolino (aree queste con un minor spessore cutaneo e quindi con un maggior assorbimento del farmaco) sono: atrofia cutanea, teleangectasie, difficoltà alla cicatrizzazione, assorbimento sistemico. Da non usare quindi in zone delicate come volto, palpebre e l’area perigenitale. La terapia con steroidei deve inoltre essere sospesa gradualmente: una sua immediata interruzione può innescare il cosiddetto “effetto rebound” con un peggioramento dell’eczema.

I corticosteroidi per via sistemica (orale, intramuscolare, endovenosa) sono indicati solo a casi più gravi che non reagiscono alle altre terapie con un’elevata componente infiammatoria e con lesioni estese in oltre il 20% della superficie del corpo. Gli effetti collaterali sono rebound (peggioramento) alla sospensione.

Antistaminici
Vengono spesso usati per sedare il prurito che si accompagna alla malattia

Immunosoppressori
Quando la malattia non risponde alle terapie standard con cortisonici topici, si può ricorrere ai farmaci immunosoppressori sistemici (cortisonici, ciclosporina) che diminuiscono l’infiammazione ma potrebbero causare immunosoppressione.

Fototerapia
Le radiazioni UV (ultraviolette) hanno un effetto benefico sulla pelle atopica, che migliora con l’esposizione solare nella maggior parte dei casi. L’approccio fototerapico alla patologia negli anni si è arricchito di nuovi strumenti, e si avvale di raggi UVB e UVA a banda stretta e larga, con o senza aggiunta di farmaci. I raggi solari sono da sempre un rimedio naturale per la nostra pelle. La fototerapia è in grado di riprodurne gli effetti positivi, riducendone i rischi. Evidenze scientifiche ne confermano l’efficacia e attualmente la ricerca è rivolta all’identificazione di possibili sostanze aggiuntive per potenziare i raggi UV e ridurre la dose cumulativa di esposizione.

Regole, accorgimenti e stili di vita
Lavarsi con detergenti a pH 5,5 e applicare sempre creme lipidizzanti ed emollienti, indossare indumenti di cotone o di lino liscio, evitando oltre la lana anche le fibre sintetiche e quelle ruvide Evitare il contatto con sostanze chimiche sensibilizzanti, detersivi, prodotti per la pulizia, solventi, soprattutto se la DA è localizzata alle mani, divani e letti con cuscini di piume, tappeti, lavoro fisico eccessivo, ambienti surriscaldati, esposizione al freddo e brusche variazioni di temperatura,
cibi irritanti come pomodoro, parmigiano, agrumi che possono provocare un'irritazione della zona intorno alla bocca. I soggiorni ad alta quota eserciterebbero un influsso positivo sulla sintomatologia, (gli acari infatti non sopravvivono oltre i 1200 metri). Nell’80% dei casi poi periodi al mare giovano ai pazienti. Utile anche il training autogeno, perché lo stress può riacutizzare la malattia. Infine lo sport: sono preferibili quelli che non causano forti sudorazioni (si irrita la pelle), particolarmente consigliato l’acquagym e il nuoto.

Dalla dermatite atopica all’allergia
“Al mio bambino viene quando mangia il pomodoro”, “ al mio quando va a casa della nonna”,
“al mio quando accarezza il gatto!”.
I genitori dei bambini con dermatite atopica hanno spesso le loro opinioni. A volte sono solo impressioni, ma spesso ci azzeccano. Infatti non solo la malattia può essere scatenata da un’allergia, ma può essere la prima tappa di quella progressione della malattia allergica durante la prima e seconda infanzia che viene comunemente identificata come “marcia atopica”. In questo scenario, i sintomi ed i segni delle diverse malattie allergiche si manifestano in sequenza con fasi di compresenza delle diverse malattie e fasi in cui le stesse si susseguono in una definita sequenza temporale. Di solito la dermatite atopica e la sensibilizzazione ad allergeni alimentari (latte, uovo, grano…) precedono quella ad allergeni inalatori (graminacee, acari, peli di animali…) con il successivo sviluppo di rinite e di asma bronchiale.
Le manifestazioni atopiche sono rare nel primo mese di vita, e successivamente compaiono la dermatite atopica e la sensibilizzazione agli alimenti che hanno un picco di incidenza nei primi 2 anni di vita. Circa la metà dei bambini con dermatite atopica sviluppa la malattia nei primi 6 mesi di vita, e l’85% dei pazienti con eczema ha avuto i primi sintomi della malattia nei primi 5 anni di vita. Parallelamente si manifesta l’allergia alimentare che ha un picco di incidenza ad 1 anno di vita, quando colpisce il 6-8% della popolazione, per poi declinare gradatamente fino ad una prevalenza dell’1-2% nella popolazione adulta. La sensibilizzazione agli inalanti inizia nelle fasi immediatamente successive, intorno ai 3 anni di vita incrementa decisamente e rapidamente raggiunge livelli elevati, tanto che il 60 % degli asmatici ha l’esordio della malattia entro i primi 6 anni di vita.
Quanti svilupperanno asma? Secondo uno studio svedese, il 43% entro i primi 7 anni (ed il 45% svilupperà rinite allergica). Più grave è l’eczema, più probabile è lo sviluppo di asma: 70% dei pazienti con dermatite severa ha sviluppato asma contro il 30% di quelli con dermatite lieve.
Ancora in uno studio condotto in Giappone, 169 bambini con dermatite atopica sono stati seguiti per un periodo di 4 anni. Mentre la DA si è risolta nel 34% dei casi ed è migliorata nel 51%, nei pazienti con DA persistente si è rilevato il maggior rischio di sviluppo di asma. Anche in Giappone il 45% dei pazienti ha sviluppato asma entro i 5 anni.
Lo studio tedesco MAS (Multicenter Atopy Study) ha mostrato risultati molto simili ai precedenti, su di una scala più ampia. All’età di 5 anni la metà dei bambini con DA precoce e familiarità per atopia avevano una malattia allergica delle vie aeree, contro il 12% dei bambini senza DA o familiarità per atopia. Questi dati confermano ulteriormente lo stretto rapporto tra dermatite atopica, sensibilizzazione precoce e successivo sviluppo di malattie allergiche a carico delle vie aeree.
La cosa più interessante che emerge dagli studi più recenti è che però ci sono alcuni bambini che non sviluppano la marcia allergica, cioè che hanno già da subito dermatite, rinite e asma. Sono questi i bambini più severamente ammalati di dermatite, bambini per i quali da subito è necessario un approccio a 360 gradi.
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06/04/2017 Andrea Sperelli

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