(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) legati agli zuccheri.
Su un campione di 31 pazienti, i ricercatori hanno osservato una reazione da parte dei linfociti T all’enzima in 12 di loro. In 4 pazienti su 8, Martin e Sospedra hanno inoltre osservato una risposta immunitaria a una versione dell’enzima attiva nei batteri che popolano il nostro tratto intestinale.
La ricerca, pubblicata su Science Translational Medicine, è interessante perché porta all’attenzione della comunità scientifica un enzima presente in maniera significativa nel cervello, organo nel quale la malattia manifesta molti dei suoi effetti.
Se le prossime ricerche dovessero confermare il ruolo dell’enzima in questione, i ricercatori potrebbero mettere a punto nuovi farmaci in grado di inibirne il funzionamento, secondo uno schema simile a quanto avviene ad esempio per gli antistaminici.


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11/10/2018 Andrea Sperelli

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