(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) tipici – spiega il Prof. Stefano Bonini, Direttore della Cattedra di Oftalmologia del Campus Bio-Medico di Roma. Si va dal bruciore oculare, alla “fotofobia” e alla percezione di corpo estraneo nell’occhio, per giungere fino all’arrossamento e all’affaticamento che si provano quando si trascorre molto tempo a guardare con attenzione uno schermo. A rischio soprattutto le donne, in particolare dopo la menopausa o in gravidanza per le alterazioni della situazione ormonale, ma anche gli anziani, specie se sottoposti ad alcuni trattamenti farmacologici come antidepressivi, diuretici o derivati del cortisone”.
In particolare, nel caso delle donne, la sindrome dell’occhio secco colpisce con una frequenza doppia rispetto agli uomini, a causa delle variazioni ormonali cui la donna è sottoposta. Alcuni ormoni, infatti, contribuiscono a stimolare la produzione di lacrime; profonde variazioni del profilo ormonale – come durante la gravidanza, la menopausa o, ancora, in postmenopausa, periodo durante il quale di frequente sono somministrate terapie estrogeniche – possono portare a una riduzione della produzione di lacrime naturali.
Contribuiscono alla comparsa della patologia anche altri fattori ambientali, come l’inquinamento atmosferico o la permanenza in locali con aria condizionata. Questa condizione, pur non essendo grave, può incidere pesantemente sulla qualità di vita e predisporre a patologie più serie. “Le lacrime sono fondamentali per la salute dell’occhio – continua il Prof. Bonini. Distribuendosi sulla superficie oculare grazie all’ammiccamento delle palpebre, consentono infatti di mantenere lubrificato l’occhio. È sempre grazie al film lacrimale che l’occhio viene protetto da eventuali sostanze estranee e che la cornea riceve le necessarie sostanze nutritive. Per questi motivi oggi occorre prestare sempre maggior attenzione alla comparsa dei sintomi tipici della patologia, affinché lo specialista possa intervenire tempestivamente e nel modo più appropriato, ripristinando la stabilità della pellicola lacrimale che deve sempre avere una componente acquosa, una grassa e una mucosa. Proprio per questo sono attualmente in sviluppo nuovi trattamenti che nel futuro potranno consentire di rispondere meglio ai bisogni non ancora completamente soddisfatti di molti pazienti”.
La patologia, spesso sottovalutata ma che può avere ripercussioni significative sull’acuità visiva di chi ne soffre, soprattutto quando si manifesta nelle forme moderata e grave, rappresenta un tema attuale per la ricerca in oftalmologia, riunita a Barcellona nel corso del 6° Congresso EuCornea. Il simposio “Dry Eye Disease: from Pathogenic Mechanism to Innovative Solutions”, promosso dall’azienda biofarmaceutica Dompé, rappresenta l’occasione per fare il punto, insieme ad alcuni tra i massimi esperti internazionali, non solo sulle acquisizioni scientifiche più recenti sulla genesi della patologia, ma anche sulle opportunità terapeutiche del futuro per le forme più serie.
“L’occhio secco è una malattia multifattoriale della superficie oculare e del film lacrimale che può causare danni alla superficie oculare”, spiega il Prof. José Manuel Benítez del Castillo Sánchez della Universidad Complutense de Madrid e Jefe de Sección dell’Hospital Clinico San Carlos. “Oltre a difenderlo e ad assicurarne una costante lubrificazione, le lacrime consentono di apportare sostanze nutritive all’occhio, mantenendolo in salute. Un disordine del film lacrimale può essere di tipo quantitativo, in carenza della componente liquida, o qualitativo, se associato a modificazione della composizione delle lacrime, e può comportare una serie di problemi che nei casi più gravi appaiono di difficile risoluzione.”
Lo stato di salute del film lacrimale è quindi fondamentale per assicurare non solo la salute oculare, ma anche una corretta visione.
“Sul fronte clinico, è fondamentale che l’oculista possa disporre di opzioni terapeutiche diverse in grado di rispondere ai bisogni del paziente, dal momento che in svariati casi i trattamenti disponibili non consentono di dare risposte adeguate”, afferma il Prof. Leonardo Mastropasqua, dell'Università degli Studi G. D'Annunzio Chieti Pescara. “Diagnosi appropriata e approccio targettizzato rappresentano un naturale corollario di una terapia mirata ed efficace”.
Dare una risposta ai bisogni dei pazienti affetti da questa patologia è una sfida che Dompé ha raccolto e sta perseguendo nell’ambito della ricerca biotecnologica. “La ricerca di soluzioni innovative per i bisogni non soddisfatti dei pazienti di tutto il mondo è uno degli obiettivi chiave del nostro impegno”, spiega Eugenio Aringhieri, Chief Executive Officer Dompé. “In questa prospettiva, siamo impegnati in un percorso che ci vede alle tappe conclusive dello sviluppo della lubricina, una glicoproteina naturalmente presente nell’organismo per cui stiamo indagando il meccanismo di protezione e ripristino delle condizioni originarie del film lacrimale nell’ambito della sindrome dell’occhio secco: un ulteriore segnale di come la ricerca possa aprire nuove potenziali prospettive terapeutiche sino ad ora inesplorate. Proseguono inoltre i trial su rhNGF, variante ricombinante umana del Nerve Growth Factor (NGF), per il trattamento di patologie oculari anche gravi, quali cheratite neurotrofica e retinite pigmentosa. Sono stati recentemente resi disponibili i risultati di uno studio clinico in aperto, che ha indagato sicurezza e tollerabilità della molecola in pazienti con sindrome dell’occhio secco, e a breve intendiamo avviare uno studio multicentrico di Fase II per valutare sicurezza ed efficacia della molecola nel trattamento della patologia”.
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04/09/2015 Andrea Piccoli

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