(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) solo dei ragazzi. I genitori di oggi sono complici dei loro figli: lo dimostrano le statistiche Istat che rivelano come i ragazzi italiani escano di casa alla soglia dei trent’anni e solo quando è ora di sposarsi. Con il compiacente appoggio di mamma e papà felici di averli in casa.
“E’ ormai tempo che le Istituzioni- dice Dorina Bianchi alla conferenza stampa- si inseriscano per incidere nel mondo dei giovani attraverso il coinvolgimento dei giovani stessi nel loro percorso di salute. Il giovane vive il proprio tempo e quindi occorre creare intorno a lui un’attenzione non rivolta solo agli aspetti negativi, perché gli adolescenti non sono solo quello che ci raccontano le drammatiche notizie di cronaca”.
Il Ministro della Salute Livia Turco intervenendo al Convegno ha annunciato una serie di iniziative miranti all’informazione ed educazione dei giovani per la prevenzione dell’ infertilità. A questo proposito, il Ministro ha annunciato un progetto, d’intesa con il Ministero della Pubblica Istruzione, per l’informazione nelle scuole. Altre iniziative riguardano tutto il Pianeta del “materno-infantile”.
“Gli adolescenti – dice Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’età evolutiva e Direttore dell’Istituto di Ortofonologia di Roma, alla conferenza stampa – sono divisi fra la convinzione di essere onnipotenti e quindi non temono malattie e morte e una grande paura di diventare genitori. Un contrasto che va ad incidere nei loro comportamenti. Per quando riguarda la paura di diventare genitori c’è da dire che i ragazzi considerano i figli come una scocciatura, una limitazione alla libertà e comunque come un problema da rinviare il più possibile nel tempo. Loro stessi si considerano una scocciatura per i genitori e non se la sentono di rivivere, dall’altra parte della barricata, lo stesso rapporto conflittuale che quotidianamente hanno con mamma e papà. Solo spiegando ad un adolescente quanto sia importante diventare genitori, si potrà contare sul fatto che capisca l’importanza di tutelare la salute”
“In Italia si fanno sempre meno figli. E questo è un dato di fatto. Ma è altrettanto vero –continua Bianchi di Castelbianco - che, in Italia, sono molte le coppie ( 20 su cento) che non possono concepire figli. Partendo da queste considerazioni emerge quanto sia importante far capire ai giovani non solo la genitorialità come un valore ma anche la tutela della capacità di procreare come un bene da perseguire. Gli adolescenti non hanno il concetto della prevenzione: vanno dal medico solo quando cadono dal motorino o si fanno male a calcetto. E non pensano neppure che comportamenti e stili di vita a rischio, dall’anoressia al fumo, dalle droghe all’alcol, possano minare non solo la salute nell’immediato ma anche la capacità riproduttiva”.
“Come è emerso da un nostro studio, sta nascendo l’adolescenza sociale in famiglia- dice Giovanni Pirone, Direttore Generale dell’Istituto Italiano di Medicina Sociale, alla conferenza stampa - infatti, il 45 per cento dei giovani fra i 30 e i 34 anni, soprattutto maschi, vive ancora con i genitori. Solo con l’inserimento nel mondo del lavoro, intorno ai 35 anni, si pensa di mettere su famiglia e, con questa assunzione di responsabilità, si decide di mettere al mondo un figlio. Le motivazioni sono diverse, sociali e ambientali. Di certo c’è solo che bisogna attuare una politica di informazione ed educazione”.
“ Gli adolescenti oggi in Italia sono un “popolo multietnico”. Sono mezzo milione gli studenti – dice Aldo Morrone, del San Gallicano di Roma e Presidente dell’Istituto Internazionale Scienze Mediche Antropologiche e Sociali, alla conferenza stampa - con cittadinanza non italiana, provenienti da 187 Paesi. Portano con loro un bagaglio culturale che per certi aspetti coincide con quello dei coetanei italiani ma per altri va in rotta di collisione. L’informazione sulla genitorialità deve tener conto anche di loro: ma deve essere tesa all’integrazione e non all’omologazione. Bisogna quindi attuare iniziative per un’integrazione con grande apertura alle culture diverse ma con ferma opposizione a metodiche che offendono la donna nel corpo e nell’anima, mi riferisco in primo luogo all’infibulazione”.
“Le ragazze di oggi- dice Massimo Moscarini dell’Università La Sapienza di Roma al Convegno- guardano al matrimonio come un appuntamento lontano e alla maternità come un evento probabile, non scontato. Quando la cicogna arriva la gravidanza è vissuta con enorme apprensione, si entra nel tunnel della medicalizzazione, con un ricorso eccessivo a esami diagnostici fino al taglio cesareo programmato”. “L’infertilità maschile è in aumento- dice Andrea Lenzi dell’Università La Sapienza di Roma, al Convegno- per motivi ambientali ed errati stili di vita. Molte cause sono evitabili con una prevenzione sin da bambini curando malattie che restano silenziose fino a quando, da adulti, non ci si rende conto dei danni che hanno provocato alla qualità del seme. Poi, ci sono le cause evitabili adottando stil di vita corretti: no al fumo e alle droghe, all’accesso di alcol alla scarsa attenzione verso le malattie sessualmente trasmesse. Occhio agli anabolizzanti che si assumono in palestra”.
“Si dimentica che gli adolescenti vivono una tempesta ormonale – dice Giuseppe Raiola, Presidente della Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza, al Convegno- e si dimentica anche che sono bombardati da messaggi devianti e pericolosi che arrivano dalla Società. Non pensano alle conseguenze, vivono l’attimo. Un esempio: credono a chi dice loro che ci sono droghe vegetali che, assicurano “lo sballo” senza provocare danni. Sono le cosiddette “droghe furbe” che stanno dilagando anche perché sono facilmente acquistabili. E dilagano i danni che provocano”.
E’ appena il 18 per cento la percentuale dei genitori convinti che un figlio debba uscire di casa alla maggiore età: sono soprattutto le madri ad essere contrarie, pensano che l’età giusta sia intorno ai 26 anni. Anche i figli considerano questa l’età più giusta ma, alla fine, non escono di casa prima dei trenta. Un po’ per necessità, un po’ per egoismo. E i ragazzi lo fanno soprattutto nel momento in cui possono passare dalle cure di mamma a quelle della moglie. Ci si sposa ma non ci si allontana: quasi la metà delle coppie va ad abitare entro un chilometro dalla casa dei genitori dell’uno o dell’altra.
Diventati grandi dichiarano di desiderare almeno due figli, ma è già un successo se ne mettono al mondo uno. Un bambino su quattro ha una mamma con più di 34 anni. E i nonni non fanno un tifo esagerato affinché la casa si popoli di un esercito di nipoti: solo la metà delle madri che ha una figlia con un bambino la incitano a farne un altro. Per non parlare del caso in cui i nipotini siano già due, solo un quinto delle nonne spingono le figlie ad averne un terzo. Sono soprattutto le mamme dei figli maschi a desiderare un allargamento della famiglia.



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