(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) 60 secondi, grazie alla luce Uv, MeTro si attiva. Il medico può anche scegliere la durata della colla, da ore a mesi, grazie alle modifiche che si possono attuare sull’enzima alla base della tecnologia.
Nasim Annabi, primo autore dello studio, commenta: «La bellezza della formulazione è che, appena entra in contatto con la superficie dei tessuti, solidifica in una fase simile a gel senza 'colare via'».
Anche una ricerca pubblicata su Advanced Healthcare Materials è arrivata a conclusioni simili. Jeff Karp, coordinatore dello studio che lavora presso la Harvard Medical School e il Brigham and Women's Hospital di Boston, spiega: «Nelle nostre precedenti ricerche, abbiamo realizzato colle e cerotti che aderiscono ai tessuti. La sfida per andare avanti è: come somministrare questi materiali?».
I ricercatori americani hanno messo a punto un sistema per somministrare la colla attraverso un ago sottile, sfruttando le proprietà delle nanoparticelle. Queste ultime riescono a solidificare e creare un sigillo in seguito all'iniezione di un secondo prodotto chimico.
«È simile ad un elastico che può essere stirato più volte, ma completamente biodegradabile», spiega Karp. Il meccanismo di somministrazione delle nanoparticelle può anche essere adattato alle altre colle chirurgiche sviluppate recentemente.
Una di queste è la colla di fibrina. Questa speciale colla può rappresentare la risposta ai frequenti problemi di emorragie eccessive che si verificano in sala operatoria o nel post-operatorio. Mentre in sala operatoria il sanguinamento non è significativo, nelle prime sei ore e fino a due giorni dopo l’intervento si può arrivare ad un litro, un quarto del sangue in circolo.
«Il sanguinamento, nei primi due-tre giorni dopo l’intervento» – afferma Francesco Saverio Santori, Presidente Società Italiana dell’Anca – «può determinare anemia, che rende necessaria la trasfusione, o la comparsa di un ematoma che, se non si riassorbe, deve essere nuovamente operato per scongiurare un’infezione, un problema molto importante, che allunga i tempi di recupero del paziente».
Sebbene vitali, le trasfusioni di sangue sono comunque una fonte di rischio. Infezioni virali e batteriche, shock anafilattico, episodi di febbre alta, rappresentano alcuni dei possibili rischi, nonostante siano rispettate tutte le norme sulla sicurezza del sangue donato.
Numerose strategie sono state messe a punto per contenere i sanguinamenti negli interventi di chirurgia ortopedica e limitare così la necessità di ricorrere a trasfusioni di sangue. «Strategie anestesiologiche, farmacologiche, e chirurgiche» – dichiara Filippo Randelli, U.O. Ortopedia II, Policlinico San Donato IRCCS, San Donato Milanese (MI) – «come un’attenta emostasi, e l’utilizzo di medical devices particolari, tra cui la colla di fibrina».
Utilizzata direttamente in sede operatoria, la colla di fibrina è un emostatico sigillante che permette di controllare il sanguinamento, limitando così il rischio di ematomi e, conseguentemente, di infiammazioni e tumefazioni. Spruzzato come uno spray alla fine dell’intervento su tutto il “campo” chirurgico esposto, la colla di fibrina forma un film adesivo che favorisce la coagulazione.
Grazie al ridotto sanguinamento, anche la necessità di trasfusioni è notevolmente ridotta. Negli interventi di protesi d’anca vengono di solito predisposte due trasfusioni da 300 cc ciascuna: secondo i risultati di uno studio condotto dal professor Santori, presso l’Ospedale San Pietro di Roma su un gruppo di 220 pazienti, solo il 23% dei 110 pazienti trattati con colla di fibrina ha avuto bisogno della trasfusione, contro il 58% di quelli non trattati. Inoltre, tra quelli trattati con colla di fibrina, solo nello 0,9% dei casi c‘è stato bisogno della seconda trasfusione; diversamente, in quelli trasfusi sono stati necessari due o più flaconi di sangue in oltre il 10% dei casi.
«Quando utilizziamo la colla di fibrina» – osserva Santori – «è sufficiente programmare un solo flacone di sangue invece che due, con un netto miglioramento dello stato di benessere del paziente e la riduzione del rischio di complicazioni».
Risultati confermati anche da uno studio condotto presso la Chirurgia Ortopedica del Policlinico San Donato, dove fino a quattro anni fa la percentuale di pazienti trasfusi con sangue omologo era circa del 30-40%, percentuale oggi quasi azzerata.
Lo studio ha dimostrato che nel gruppo di pazienti in cui vengono utilizzate tutte le metodiche per limitare il sanguinamento (eccetto la colla di fibrina), la percentuale di pazienti trasfusi si è ridotta dal 40% al 17%; ma nei pazienti trattati anche con farmaci a base di colla di fibrina questa percentuale è scesa fino al 3%, cioè solo in tre pazienti su cento si è fatto ricorso alla trasfusione omologa.
«L’impiego dei farmaci a base di colla di fibrina consente un notevole risparmio in termini di sacche di sangue utilizzate», commenta Randelli.
Riduzione delle emorragie, minori rischi per i pazienti e riduzione dei costi sanitari non sono gli unici vantaggi della colla di fibrina, che può inoltre rappresentare un farmaco salvavita nel caso di pazienti che per motivi etici e religiosi non intendono sottoporsi a interventi chirurgici che comportano trasfusioni di sangue.
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24/10/2017 Andrea Piccoli

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