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Le informazioni disponibili su questa associazione, ed in particolare sull’eventuale influenza dei trattamenti antidiabetici, sono piuttosto limitate.
Al fine di determinare il rischio di pancreatite acuta in pazienti adulti affetti da diabete di tipo 2, è stato effettuato in Inghilterra uno studio di coorte basato sulla popolazione con analisi caso-controllo di tipo nested, utilizzando l’Health Improvement Network Database (THIN).
Il THIN è un database longitudinale costituito da dati diagnostici e di prescrizione registrati dai medici di medicina generale del Regno Unito nella loro pratica clinica quotidiana.
Nello studio di coorte, condotto tra il gennaio 1996 ed il 31 dicembre 2006, la popolazione di origine includeva tutti gli individui di età compresa tra 20 e 79 anni, arruolati dal proprio medico nel THIN da almeno due anni, che avevano ricevuto la prima prescrizione farmacologica almeno un anno prima di essere reclutati nello studio ed un contatto sanitario nei due anni precedenti.
Sono stati esclusi i soggetti con storia pregressa di cancro (eccetto cancro cutaneo non melanotico) o patologia pancreatica. Per incompletezza dei dati, sono stati censurati i pazienti di età ≥70 anni con follow-up superiore ad un anno e numero di visite inferiore a 2 nel periodo di osservazione.
Sono state individuate due coorti all’interno della popolazione originaria: una coorte costituita da pazienti affetti da diabete di tipo 2 ed una formata da individui non affetti da diabete, selezionati dalla popolazione generale. I soggetti sono stati seguiti per un periodo di follow-up che si concludeva al momento della comparsa di uno dei seguenti endpoint: diagnosi registrata di pancreatite acuta, cancro, compimento di 80 anni di età, morte, termine del periodo di studio.
Su una coorte di 85.525 pazienti diabetici e 200.000 individui non affetti da diabete selezionati dalla popolazione generale, sono stati confermati 419 casi incidenti di pancreatite acuta, di cui 243 nella popolazione generale e 176 nella coorte dei pazienti diabetici. I tassi di incidenza crudi corrispondevano, rispettivamente, a 30,1 e 54,0 per 100.000 anni-persona. Il valore aggiustato del rapporto dei tassi di incidenza nei pazienti diabetici era di 1,77 (IC 95%: 1,46-2,15), corrispondente ad un aumento del rischio di insorgenza del primo episodio di pancreatite acuta di circa il 79% rispetto alla popolazione generale.
Nella coorte complessiva è stata individuata un’associazione tra età e comparsa di pancreatite. Rispetto ai pazienti di età inferiore ai 40 anni, il rischio aumentava nei soggetti appartenenti alle fasce d’età 40-59, 60-69, ≥70 anni, rispettivamente del 17%, 20% e 50% (Ptrend 0,02). Andando a valutare un eventuale effetto di interazione, è stato identificato un trend significativo di ridotta associazione tra diabete e pancreatite acuta con l’aumentare dell’età (P=0,019). I risultati non si modificavano sulla base del sesso dei pazienti.
Nell’analisi caso-controllo nested, dopo aggiustamento per fattori multipli (comorbidità, esposizione a farmaci, variabili demografiche e riguardanti lo stile di vita), l’entità dell’associazione nei pazienti diabetici si riduceva (OR aggiustato 1,37; 0,99-1,89). Tra i farmaci antidiabetici, gli utilizzatori correnti di insulina presentavano un rischio ridotto di pancreatite acuta (OR aggiustato 0,35; 0,20-0,61) rispetto ai non utilizzatori. Inoltre, l’utilizzo pregresso di sulfaniluree era associato ad aumento significativo di pancreatite (OR aggiustato 2,58; 1,34-4,96) rispetto al non uso.
Analizzando l’impatto della durata del trattamento antidiabetico (breve = <1 anno; media = 1-3 anni; lunga = >3 anni), una riduzione del rischio di pancreatite acuta è stato osservato per l’insulina utilizzata a breve, medio e lungo termine e per la metformina a lungo termine; un aumento è stato invece rilevato tra gli utilizzatori a lungo termine di sulfaniluree, e nessuna variazione statisticamente significativa tra gli utilizzatori di altri farmaci antidiabetici. Infine, è stato riscontrato un incremento dell’incidenza di pancreatite acuta in associazione a fumo, consumo di alcool ≥30 unità settimanali, anamnesi positiva per patologie gastrointestinali, uso corrente di paracetamolo e di ACE-inibitori.
Il principale limite dell’analisi consiste nel fatto che, nonostante i dati siano stati aggiustati per svariati potenziali fattori di rischio di pancreatite acuta, è possibile che non siano stati presi in debita considerazione ulteriori fattori di confondimento.
I risultati di questo studio confermano che il diabete di tipo 2 potrebbe essere associato ad un lieve incremento del rischio di pancreatite acuta. Tale rischio è risultato più elevato nei pazienti più giovani. L’uso di insulina e l’impiego a lungo termine di metformina nel diabete di tipo 2 sembrano ridurre l’incidenza di pancreatite acuta, mentre quello a lungo termine delle sulfaniluree potrebbe incrementarla. Sono necessarie ulteriori ricerche per confermare queste associazioni.
Fonte: Società Italiana di Farmacologia (SIF)
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15/11/2010 Dott.ssa Paola Cutroneo

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