(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) e le strutture nervose, e il materiale biodegradabile è stato assorbito dall'organismo.
Tutte le ragazze che hanno partecipato alla sperimentazione sono nate con una rara malattia genetica, la sindrome di Rokitansky, che causa uno scarso o assente sviluppo di utero e vagina. Durante il follow up, i ricercatori hanno potuto verificare il funzionamento perfetto dell'organo.
“È il primo studio a dimostrare che gli organi vaginali possono essere costruiti in laboratorio e utilizzati con successo negli esseri umani e rappresenta una nuova possibilità per le pazienti che necessitano di chirurgia ricostruttiva vaginale", spiegano gli studiosi sulle pagine di Lancet, che ha pubblicato la ricerca.
Un intervento simile, tuttavia, è stato portato a termine anche dai medici del Policlinico Umberto I di Roma, che hanno ricostruito la mucosa vaginale autologa tramite espansione in vitro di cellule staminali delle due pazienti. È stato effettuato un prelievo di tessuto dal vestibolo vaginale e dopo suddivisione enzimatica, e successiva coltivazione in vitro, reimpiantate attraverso vaginoplastica per ricoprire il canale neoformato. Il quasi completo attecchimento del tessuto si è dimostrato, ad un mese dall'intervento, risolutivo per le pazienti che hanno così ottenuto una mucosa e un canale vaginale nella norma.
“Ora le pazienti vivranno una vita normale” ha dichiarato la dr.ssa Cinzia Marchese, direttrice del progetto. “Quello che abbiamo fatto è una piccola biopsia di 0.5 cm nel luogo dove la vagina doveva stare, usato un enzima per prelevare le cellule staminali immature e poi lasciarle crescere in laboratorio”.
L'intervento è stato effettuato su due donne colpite da agenesia vaginale, sindrome di Mayer-Von Rokitansky-Kuster-Hauser (MRKHS), che colpisce dalla nascita una bambina ogni 4000-5000, non permette di avere figli ed è causa di un forte stress psicologico nella paziente e nei familiari che tendono a nascondere la diagnosi. La prima paziente di 28 anni ha avuto la ricostruzione che ora le permette una vita sessuale normale. Il secondo intervento è stato effettuato su una giovane di 17 anni, in cui sono state prelevate dall'area di formazione della vagina, delle cellule attraverso biopsia e utilizzate per lo sviluppo della mucosa.
La sindrome viene diagnosticata quando le ragazze sono ancora giovani, provano ad avere rapporti completi, e provano per la prima volta i dolori. Spesso sono costrette a vivere il resto della loro vita senza una normale attività sessuale: le ragazze colpite dalla sindrome sviluppano di solito utero, ovaie, organi sessuali esterni secondari normali, come normale risulta essere lo sviluppo del seno, ma non sviluppano la vagina, motivo per cui non possono avere rapporti e rimane loro negata la maternità.
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13/04/2014 Andrea Piccoli

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