(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) resezione della parte di articolazione sia del donatore che del ricevente. In pratica, il primo passo è individuare il paziente idoneo per il trapianto: prevalentemente dovrebbe essere una persona sotto i cinquant’anni, con articolazione della spalla danneggiata da un’artrosi primitiva o secondaria ad altre cause come può essere un trauma. Una volta individuato il paziente, si attende dalla Banca dell’osso e dei tessuti la possibilità di poter fare il prelievo dell’articolazione da un donatore cadavere. Quando il donatore sarà disponibile verranno prelevate ‘’fette’ di osso e di cartilagine dello spessore non superiore ad un centimetro. Una ‘’fetta’ da una parte dell’articolazione ed una seconda dall’altra. Si preleva anche la cartilagine che può rimanere, con questa tecnica del ‘ trapianto fresco’, vitale. Dal momento del prelievo dell’articolazione a quello del trapianto trascorrono dieci giorni durante i quali si svolgono gli accertamenti per essere sicuri che non ci siano inquinamenti batterici o virali nelle parti prelevate>>.
Al “Rizzoli” si guarda anche all'ingegneria tissutale. Si prelevano cellule dal paziente che, insieme a materiale sintetico bio-compatibile danno vita in laboratorio ad un’articolazione non meccanica come una protesi attuale ma biologica come un trapianto. Altre cellule contenenti fattori di crescita vengono invece prelevate dal sangue del paziente sotto forma di aggregati piastrinici. Queste cellule vengono inserite nelle matrici tissutali a forma di protesi articolari ed impiantate nel paziente. Con l’ingegneria tissutale si effettuano già interventi, al momento parziali, di articolazioni.
<< Stanno nascendo nuovi disegni protesici e protesi con caratteristiche bioattive - dice il professore Aldo Toni, Presidente con il professore Sandro Giannini del Congresso Siot Bologna 2007, alla Conferenza stampa del Congresso della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia in corso a Bologna. Toni è Direttore della 1° Divisione di Ortopedia e Traumatologia e Direttore del Laboratorio di Tecnologia Medica del “Rizzoli” - si tratta di rivestimenti dotati di antibiotici in grado di bloccare eventuali infezioni ma anche di protesi rivestite con materiali bioattivi capaci di legarsi all’osso come fa un cemento senza creare i problemi del cemento. Si sta lavorando, inoltre, alla messa a punto di protesi di dimensioni più piccole di quelle attuali e meno invasive per ridurre il coinvolgimento dell’osso al quale la protesi va attaccata. Questo è un elemento molto importante soprattutto per i giovani che hanno subito, o per una malattia - che può essere congenita o sopraggiunta nel tempo- o per un incidente, un danno ad un’articolazione. Si stanno perfezionando sempre di più le protesi, sia per quanto riguarda i materiali sia per il disegno perché il paziente ormai, non solo quello giovane, chiede dopo un intervento chirurgico di poter tornare ad una vita normale. Non basta più constatare dopo l’intervento che il dolore è scomparso. Si studiano le nuove protesi e si riflette su quelle attuali.>>



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