(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) terapeutici aumentandone l’efficacia. Considera tutti gli aspetti di una esperienza stressante o traumatica, sia quelli cognitivi ed emotivi che quelli comportamentali e neurofisiologici. Questa metodologia utilizza i movimenti oculari o altre forme di stimolazione alternata destro/sinistra, per ristabilire l’equilibrio eccitatorio/inibitorio, provocando così una migliore comunicazione tra gli emisferi cerebrali. Si basa su un processo neurofisiologico naturale, legato all’elaborazione accelerata dell’informazione.
L’EMDR vede la patologia come informazione immagazzinata in modo non funzionale e si basa sull’ipotesi che c’è una componente fisiologica in ogni disturbo o disagio psicologico. Quando avviene un evento ”traumatico” viene disturbato l’equilibrio eccitatorio/inibitorio necessario per l’elaborazione dell’informazione. Si può affermare che questo provochi il ”congelamento” dell’informazione nella sua forma ansiogena originale, nello stesso modo in cui è stato vissuto. Questa informazione ”congelata” e racchiusa nelle reti neurali non può essere elaborata e quindi continua a provocare patologie come il disturbo da stress post traumatico (PTSD) e altri disturbi psicologici.
I movimenti oculari saccadici e ritmici usati con l’immagine traumatica, con le convinzioni negative ad essa legate e con il disagio emotivo facilitano la rielaborazione dell’informazione fino alla risoluzione dei condizionamenti emotivi. Nella risoluzione adattiva l’esperienza è usata in modo costruttivo dalla persona ed è integrata in uno schema cognitivo ed emotivo positivo.
Nel caso in questione, i ricercatori del CNR e dell'Università di Roma Tor Vergata hanno mostrato ai genitori le foto delle macerie della scuola crollata, fotografando attraverso l'elettroencefalogramma le aree che si attivavano durante la visualizzazione delle immagini in due momenti diversi, prima e dopo la terapia con l'EMDR.
Prima della terapia la zona del cervello interessata dal trauma era quella frontale, legata a emozioni negative, mentre dopo il trattamento le aree attive erano quelle legate alle funzioni cognitive, che consentono al paziente di “elaborare” l'evento.
Una delle mamme, Nunziatina Porrazzo, racconta: “dopo la morte di mio figlio non riuscivo più a guidare, a ricordarmi quello che dovevo fare o quello che avevo appena fatto. Passavano gli anni, ma non riuscivo a tornare alla mia vita di sempre, sentivo dei dolori all’improvviso in varie parti del corpo e invece già dopo le prime sedute di EMDR mi sono sentita meglio, il ricordo c’è, ma ora lo vivo con serenità”.
Il presidente dell'associazione EMDR Italia, Isabel Fernandez, spiega: “dopo un trauma, come un lutto, una violenza, una catastrofe naturale, la memoria dell’evento resta ‘congelata’ nelle reti del cervello in modo non funzionale, l’informazione non può essere elaborata e continua a provocare patologie come il disturbo post traumatico da stress e altri disturbi psicologici. I movimenti oculari dell’EMDR sono simili a quelli del sonno REM e quindi del tutto naturali, riattivano la capacità di ‘autoguarigione’ del cervello che trova le risorse per metabolizzare l’evento traumatico. Dopo la terapia i pazienti ricordano il fatto ma sentono che fa ormai parte del passato”.
In una percentuale molto alta di casi – l'84 per cento – lo stress passa dopo 3 sedute. Dalle ricerche emerge una percentuale di successo pari al 90% nelle vittime di trauma singolo.
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08/05/2014 Andrea Piccoli

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