(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) nel circolo sanguigno dei topi, il team è stato in grado di sfruttare il potere trasportatore di queste particelle e di fargli traghettare i farmaci nel cervello, dove questi spegnevano il gene coinvolto nella malattia di Alzheimer. Questo ha portato a diminuire del 60% la produzione di una proteina difettosa correlata con lo sviluppo della malattia.
I ricercatori stanno ancora cercando di determinare quanto questa proteina influisca con la progressione dell'Alzheimer. Comunque credono che questo sia un passo veramente importante, e che, come si legge nelle pagine di Nature Biotechnology, potrebbe un giorno rappresentare un nuovo metodo di somministrazione dei farmaci in pazienti affetti non solo da Alzheimer, ma anche da Parkinson, malattie dei motoneuroni e da distrofie muscolari.
Il ricercatore capo dello studio, il dottor Matthew Wood, del dipartimento di fisiologia, anatomia e genetica, descrive i risultati ottenuti come “assolutamente eccitanti”. Ha rivelato che è la prima volta che una medicina biologica si dimostra così efficace nel superare la barriera emato-encefalica. La dottoressa Susan Sorensen, capo ricercatrice presso l'Azheimer's Society, vede con entusiasmo questo studio e ha osservato: “se questo metodo si rivelerà sicuro nell'uomo, in futuro potremmo rendere molte terapie per l'Alzheimer molto più efficaci”.


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21/03/2011 Silvia Maglioni

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