(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) retinici mancanti nei pazienti con degenerazione maculare legata all'età (AMD) di tipo atrofico allo stadio terminale di malattia, restituendo in parte la funzionalità visiva persa e, con essa, un maggiore grado di indipendenza e autonomia".
La maculopatia determina una degenerazione della parte centrale della retina che rende impossibile alcune attività quotidiane semplici come leggere o guidare.
A lavorare allo stesso obiettivo è anche un team dell’Irccs San Raffaele di Milano, che ha impiantato un microchip sottoretinico in grado di stimolare la retina a vedere di nuovo.
La paziente su cui è intervenuto il team diretto da Marco Codenotti è stata già dimessa dall’ospedale.
Il microchip, denominato Alpha AMS, è prodotto dalla compagnia tedesca Retina Implant. Il dispositivo, destinato a persone che hanno perso la vista durante l’età adulta a causa di gravi malattie genetiche della retina, come la retinite pigmentosa, può ripristinare la percezione della luce e delle sagome di alcuni oggetti e/o persone circostanti.
Il microchip basa il proprio funzionamento sulla sostituzione dei fotorecettori della retina, ovvero le cellule specializzate - coni e bastoncelli - preposte alla traduzione della luce in segnali bioelettrici che arrivano al cervello attraverso il nervo ottico.
I fotorecettori ormai non più funzionanti vengono sostituiti da un fotodiodo, un microscopico apparato elettronico in grado di trasformare la luce in uno stimolo elettrico. Il microchip misura circa tre millimetri e contiene 1600 sensori. Il dispositivo viene inserito al di sotto della retina, in corrispondenza della macula, in modo da stimolare il circuito nervoso che naturalmente collega l’occhio al cervello: in questo modo si sostituisce all’attività delle cellule non più in grado di fare il loro lavoro.
Sono pochissimi i pazienti che possono beneficiare al momento dell’impianto del microchip. La paziente italiana è affetta sin da giovane da retinite pigmentosa, malattia genetica dell’occhio che provoca la graduale riduzione della vista.
“A seguito dell’intervento ci aspettiamo una stimolazione retinica che gradualmente potrà portare la paziente a reimparare a vedere”, afferma Marco Codenotti, che aggiunge: “L’intervento è stato il più complicato che abbia mai eseguito. Ogni passo è fondamentale e delicato e la riuscita dell’intervento può essere compromessa da un momento all’altro. L’aver visto il microchip posizionato correttamente è stato per me una grandissima emozione, un sogno realizzato”.
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12/09/2019 Andrea Sperelli

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