(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) era il dolore «continuo, soprattutto di notte che impediva di dormire». «Ero stato informato ed ero preparato da tempo - spiega - di questa possibilità, ma quando è arrivato il momento ho dovuto decidere nel giro di pochi giorni. Ho pensato a chi mi ha donato l'osso ed è stato un atto di generosità ma io parlo da ricevente ed un po' di timore l'avevo».
Prima di questo intervento la prassi consisteva nel trapiantare delle protesi costituite da ossa congelate, le quali però fungevano esclusivamente da supporto meccanico in quanto l'osso, non più vitale, diventa fragile ed esposto a fratture che non si possono rinsaldare mancando l'irrorazione sanguigna.
La protesi utilizzata nella nuova tecnica invece è costituita da uno strato sottile fra ossa e cartilagine prelevato da un donatore deceduto di 38 anni. Questo strato permette ai vasi sanguigni di ripristinare la vascolarizzazione perchè il materiale impiantato – racconta Giannini - «mantiene la vitalità delle cellule della cartilagine». Quindi la protesi si integra bene con le ossa del ricevente e costituisce alla fine un'articolazione del tutto simile a quella che il paziente possedeva in precedenza; per questo la protesi viene definita biologica.
Questa tecnica di protesizzazione biologica "è una scelta innovativa rispetto alle comuni protesi articolari artificiali - spiega una nota dell'Istituto Rizzoli - e può rappresentare un'alternativa chirurgica in grado di garantire una soddisfacente ripresa dell'attività quotidiana e sportiva anche nei pazienti giovani e attivi". Tuttavia non andrà a sostituire i normali interventi di innesto di protesi, ma viene indicata per quei soggetti ancora giovani affetti da gravi forme di artrosi, per i quali l'innesto di una protesi artificiale comporterebbe ulteriori interventi futuri per sostituire la protesi danneggiata dall'usura.
Il paziente su cui è stato eseguito l'intervento non avrà bisogno di terapia immunosoppressiva e dovrà portare un bendaggio per 30 giorni, dopodiché nel giro di due o tre mesi dovrebbe recuperare la completa funzionalità della spalla.


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