(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) di alcuni farmaci antinfiammatori già in commercio nel rallentarne la progressione.
Il mieloma multiplo è un tumore molto aggressivo che colpisce le plasmacellule, le cellule del sistema immunitario responsabili della produzione di anticorpi: nei pazienti con mieloma multiplo queste si accumulano all’interno del midollo osseo, impedendo la sua normale attività di rigenerazione del tessuto sanguigno e indebolendo le ossa, con sintomi gravi. La malattia vera e propria è preceduta però da una fase indolente e asintomatica, in cui alcune plasmacellule hanno già acquisito caratteristiche tumorali e producono una proteina particolare, che può essere rilevata nel sangue e nelle urine dei pazienti, pur in assenza di altre manifestazioni patologiche.
Per capire cosa guida l’emergere del mieloma multiplo dalla fase asintomatica e come prevederlo, i ricercatori hanno studiato il modello animale della malattia, e in particolare il ruolo che può giocare la flora batterica intestinale. Gli scienziati hanno scoperto che una particolare specie di batteri presente anche negli esseri umani – la Prevotella heparinolytica – favorisce la moltiplicazione di alcuni linfociti infiammatori coinvolti nella progressione del tumore.
Secondo i risultati dello studio, questi linfociti, attivati nell’intestino, migrano nel midollo osseo, dove alimentano la proliferazione delle plasmacellule tumorali e favoriscono il passaggio della malattia dalla fase asintomatica a quella conclamata attraverso il rilascio di una molecola infiammatoria chiamata IL-17.
«Visto il ruolo chiave che svolge nella progressione della malattia e i dati da noi ottenuti in un piccolo numero di pazienti, la IL-17 potrebbe diventare uno strumento predittivo: misurare la quantità di questa molecola nel midollo di pazienti asintomatici potrebbe costituire il primo marcatore di rischio, in grado di indicarci i pazienti in cui il mieloma multiplo è in procinto di manifestarsi», spiega Arianna Brevi, prima autrice della ricerca insieme ad Arianna Calcinotto.
Per mettere alla prova la loro ipotesi, i ricercatori hanno fatto due test: hanno bloccato IL-17 e altre molecole infiammatorie coinvolte nella progressione del tumore nel midollo, usando farmaci antinfiammatori già in commercio, e hanno modificato a monte la flora batterica dei topi, tramite antibiotici e il trapianto di specie batteriche ad azione antinfiammatoria.
In entrambi i casi sono riusciti a rallentare il passaggio della malattia dalla fase asintomatica a quella conclamata.
«Pur trattandosi di risultati sperimentali, da confermare ulteriormente in ambito clinico, offrono nuove speranze: non solo di poter presto riconoscere i pazienti a maggiore rischio di sviluppare il mieloma multiplo, ma anche di poter agire in anticipo, riuscendo a contenere la malattia o almeno a rallentarne la manifestazione più aggressiva», conclude Matteo Bellone.
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07/12/2018 Andrea Sperelli

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