(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) studio su oltre 86.000 donne, intervistate ogni 2 anni a partire dal 1980 (per un totale di 24 anni), e quasi 42.000 uomini, intervistati ogni 4 anni a partire dal 1986 (per un totale di 18 anni), ha messo in rilievo che esiste una associazione inversa fra consumo di caffè e rischio di decesso per malattia cardiovascolare. Tale associazione sembra non dipendere dalla caffeina, ma da altre sostanze presenti non solo nel caffè ma anche nel caffè decaffeinato. Inoltre il consumo di caffè non è risultato associato al rischio di decesso per tumore.
“I dati sono molto rassicuranti – commenta il Prof. Carlo La Vecchia, docente presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’università di Milano e Capo del Laboratorio di Epidemiologia Generale dell’Istituto Ricerche Farmacologiche Mario Negri - perché confermano che il consumo di caffè non è associato a rischio di cancro. Essi inoltre suggeriscono un effetto favorevole sulla mortalità cardiovascolare. Se non dovuta a differenze di base tra bevitori e non di caffè, tale protezione può essere spiegata con un ruolo favorevole del caffè sull’infiammazione e sul diabete, due noti fattori di rischio per la patologia cardiovascolare”.
Lo studio ha preso in esame i parametri confondenti come età, abitudine al fumo e altri noti o potenziali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari e i tumori associati anche al consumo di caffè.
“Infatti – sottolinea la Dr.ssa Alessandra Tavani, Capo del Laboratorio di Epidemiologia delle Malattie Croniche dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche "Mario Negri" - uno dei motivi per cui il caffè è stato associato, in passato, ad aumenti di rischio di malattia cardiovascolare e di tumore, è che i forti bevitori di caffè sono spesso anche dei fumatori e hanno quindi un rischio aumentato di queste malattie a causa del fumo”. E prosegue: “Quando si tiene conto di questo nell’analizzare uno studio, come nel caso presente, e si elimina la componente del rischio dovuta al fumo, il caffè non solo non risulta far male, ma può addirittura ridurre il rischio di alcune malattie. Del resto il caffè contiene molte sostanze che possono produrre effetti benefici sulla salute”.
Pur con i limiti di ogni studio osservazionale, Esther Lopez-Garcia e colleghi concludono che i dati sul caffè sono piuttosto incoraggianti e che permettono di escludere un aumento di mortalità associato al consumo della bevanda, mentre suggeriscono che occorrono altri studi per confermare la protezione evidenziata sulla malattia cardiovascolare.
“E’ certo – aggiunge il Prof. Amleto D’Amicis, epidemiologo e Direttore dell’Unità di Documentazione e Informazione Nutrizionale dell'INRAN (Istituto Nazionale per la Ricerca sugli Alimenti e la Nutrizione) e Membro del Gruppo di Studio sul Caffè della Fo.S.A.N. (Fondazione per lo Studio degli Alimenti e della Nutrizione). – che lo studio in questione rappresenta un’importante tappa nelle ricerche sul caffè e sui suoi effetti sulla salute”. E conclude: “ I risultati confermano decisamente che un consumo moderato di caffé non danneggia la salute, anzi il caffè risulta persino utile a dosi anche elevate. Lo studio non consente di verificare se i consumatori sporadici di caffé, dove il rischio di morte per alcune malattie sembra aumentare, lo facciano per scelta o perché consigliati da un medico per le loro condizioni di salute. Una cosa è certa, il consumo moderato di 3-4 tazzine al giorno, pari a circa 300 mg di caffeina totale, non dà fastidio a nessuno e risulta addirittura benefico associandosi ad un ridotto tasso di mortalità per numerose patologie”.


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