(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) I vecchi farmaci invece saltano a piè pari vari passaggi della trafila sperimentale perché già sono noti gli effetti collaterali associati ai prodotti. Inoltre questi medicinali sono spesso molto più economici perché la loro copertura brevettuale è già scaduta.
Uno degli esempi più famosi di Drug Repurposing riguarda la Talidomide, un farmaco tristemente noto per i gravissimi effetti collaterali sui neonati. Alle mamme veniva prescritto negli anni '50 e '60 come rimedio per prevenire la nausea gravidica. Ora invece è utilizzato con buoni risultati nella terapia del mieloma multiplo.
Spiega Bertolini: “IEO è già attivamente impegnato su vari fronti nella strategia di 'Repurposing' con studi preclinici e clinici incentrati su farmaci a bassissima tossicità come la Metformina, in studio per il carcinoma del seno, il Fluorouracile e gli inibitori della tirosin chinasi nelle malattie ematologiche".
"Questo non significa - ha proseguito - che il drug discovery è abbandonato, ma che una strategia complementare può contribuire a rispondere al bisogno pressante di farmaci anticancro in Italia come nel resto del mondo. La continua riduzione del costo del sequenziamento del genoma infatti sta rendendo possibile la nuova frontiera della 'Precision Medicine'. Le speranze dei pazienti ammalati di cancro non sono mai state così alte, ma i ricercatori e i medici devono far fronte a uno scenario inedito caratterizzato da costi alle stelle per lo sviluppo di nuovi farmaci e processi lunghi e articolati per gli studi clinici".
Marco Foiani e Saverio Minucci, ricercatori rispettivamente presso l'Istituto Firc di Oncologia molecolare e l'Istituto Europeo di Oncologia, hanno analizzato il comportamento di due sostanze da tempo note, l'acido valproico e la rapamicina. Il primo farmaco viene utilizzato da molti anni come antagonista delle forme epilettiche, mentre il secondo come immunosoppressore in caso di trapianto per scongiurare il pericolo di rigetto. Grazie all'analisi degli effetti prodotti dai due farmaci, i ricercatori italiani sperano di riuscire a capire i meccanismi che regolano i processi di riparazione del Dna e la trasformazione delle cellule sane in tumorali, oltre a quelli legati all'invecchiamento.
Foiani e Minucci hanno scoperto che entrambe le sostanze entrano in gioco in alcuni processi fondamentali per lo sviluppo del cancro, ovvero la riparazione del Dna danneggiato, l'acetilazione delle proteine – un processo di regolazione proteica – e l'autofagia, vale a dire il “suicidio” delle cellule non più recuperabili. Lo studio su questi farmaci ha messo in luce una connessione fra i tre fenomeni, che entrano in sinergia per prevenire la formazione delle cellule tumorali. Inoltre, lo studio dei vecchi farmaci e della loro azione potrebbe aiutare anche altri tipi di ricerche, come afferma Foiani: “collegando l'azione dell'acido valproico e della rapamicina con la risposta al danno al Dna, potremmo avere una chiave di lettura di alcuni risultati affascinanti, ottenuti da studiosi impegnati nella ricerca sulle malattie associate all'invecchiamento”.
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22/10/2015 Andrea Piccoli

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