(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) adipose e riattiva la circolazione sanguigna deficitaria che è la causa principale della cellulite.
Non è una terapia pericolosa e il tempo e la quantità delle sedute che occorrono è un fattore estremamente individuale. Sono, però, necessarie più sedute per raggiungere maggiori risultati.

L’altra novità è rappresentata dallo Smooth Shape, metodica appena approvata dalla FDA negli Stati Uniti. “Si tratta – afferma il Dott. Borriello – di una tecnologia che utilizza due differenti tipi di laser abbinati a un massaggio connettivale e a un’azione di aspirazione negativa-positiva sui tessuti per ottenere lo scioglimento degli accumuli adiposi”. Ogni seduta dura dai 20 ai 60 minuti, è indolore e ne servono due alla settimana per 4 settimane. Attualmente sia la carbossiterapia sia le tecnologie laser, rappresentano una valida alternativa ad interventi chirurgici invasivi, quali la liposuzione, che, anzi – spiega il Dottor Borriello – il più delle volte non serve in caso di cellulite, perché elimina solo gli strati di tessuto adiposo alterando la continuità del mesoderma con conseguente comparsa di avvallamenti che possono peggiorare il problema.
Altre tecniche provengono invece proprio dall'Italia. “Le rivoluzionarie metodiche made in Italy”, dice il professor Pierantonio Bacci, Direttore Centro Documentazione in Patologie Estetiche di Arezzo, Docente di Flebologia e Chirurgia Estetica Scuola di Chirurgia Università di Siena, e pioniere delle nuove tecniche, “si chiamano Biodermogenesi, che sfrutta il potere di radiofrequenze e lievi impulsi elettrici per riempire i solchi delle strie e la cui efficacia è stata confermata da circa 3500 pazienti trattati e da uno studio appena concluso effettato su biopsie, e Biotermolipasi - presentata per la prima volta in Italia - che si basa sull’associazione vincente di onde d’urto, rigenerazione cellulare ed elettrodrenaggio che agisce contemporaneamente sulla buccia d'arancia e sulle adiposità localizzate. “La rivoluzionaria strategia anticellulite” spiega il professor Bacci “si avvale di due sperimentate apparecchiature riunite nella stessa piattaforma che eroga onde d’urto ad alta tecnologia e campi magnetici. Le stesse onde d'urto, usate a frequenze più potenti e profonde, permettono di frantumare i calcoli renali. Attraverso un manipolo che viene fatto scorrere sulla superficie della pelle delle aree colpite, si raggiunge in modo selettivo l’ipoderma a una profondità di 2,5-3 centimetri per rompere solo le cellule adipose che compongono i noduli cellulitici senza danneggiare strutture vascolari e organi interni. Le cellule adipose colpite si sgonfiano, liberando lipidi e trigliceridi che vengono poi in parte trasformati biochimicamente in energia attiva nella rigenerazione cellulare, per essere poi eliminati fisiologicamente e velocemente dall’organismo, grazie al drenaggio effettuato in contemporanea. Biotermolipasi è indicata per varie forme di cellulite, da quella adiposa a quella fibrosa, agendo efficacemente con una ristrutturazione della pelle e una normalizzazione del microcircolo cutaneo. Tutte le metodiche riducenti determinano, se efficaci, una grossa quantità di scorie e tossine che permanendo nello spazio intercellulare possono causare un peggioramento dell’area trattata, ecco perché, per favorire la loro fisiologica eliminazione dall’organismo si effettuano nell’arco delle 48 ore successive al trattamento, tecniche drenanti. L'elettromassaggio prodotto da biotermogenesi favorisce e accelera l’eliminazione di scorie e tossine drenando e sgonfiando la zona trattata, generalmente soggetta nella maggioranza dei casi ad edema più o meno diffuso. Il trattamento richiede dai 30 ai 40 minuti”.
“Poche donne sono esenti da una qualche forma di cellulite” continua il professor Bacci “sempre più diffusa come dimostra un’osservazione statistica da noi svolta che ha rilevato in questi ultimi 2 anni un aumento nella richiesta di interventi di circa il 20%, aumento giustificato dall’incremento del sovrappeso e dell’obesità, ma anche del disagio ansioso legato alla patologia. Oggi sappiamo bene che le irregolarità cutanee a buccia d’arancia sono l’espressione di variazioni nella cute e nel sottocute sotto la spinta di varie situazioni che possono essere riunite in sei grandi gruppi: Lipoedema - aumento del tessuto adiposo sottocutaneo e di acqua libera: Lipolinfedema, aumento del tessuto adiposo sottocutaneo e di linfa; Cellulite fibrosa - fibrosclerosi delle fibre connettivali; Lipodistrofia - alterazione interstiziale e adiposa; Adiposità localizzata - aumento del tessuto adiposo localizzato; Falsa Cellulite - cedimento cutaneo con fibrosi. La cellulite inizia quasi sempre nella pubertà, le altre fasi pericolose per il suo sviluppo sono la gravidanza, i periodi di stress psicofisico ed uno stile di vita caratterizzato da errori ed eccessi alimentari o deficit della depurazione intestinale, cioè la disbiosi intestinale. In particolare il suo inizio è quasi sempre concomitante e conseguente all’uso di ormoni estroprogestinici associato a eccessi di zuccheri. La cellulite non è soltanto un’alterazione degenerativa del sottocutaneo per stasi venulolinfatica o per fibrosi connettivale, ma la risultante di una serie di alterazioni biochimiche e metaboliche che iniziano a livello della matrice interstiziale e delle strutture connettivali e coinvolgono tutti i settori. Esistono quindi circa 29 situazioni differenti che possono causare la buccia d’arancia, risulta quindi estremamente importante effettuare una precisa diagnosi, clinica e strumentale per individuare una terapia mirata ed efficace. Biodermogenesi, sperimentata con successo per oltre 3 anni, sfrutta radiofrequenze e lievi impulsi elettrici erogati da un rullo che fatto scorrere sulle aree interessate stimola il tessuto cutaneo negli strati più profondi del derma migliorandone l'attività vascolare, l'ossigenazione, incrementando la mitosi cellulare e stimolando i fibroblasti a produrre nuovo collagene ed elastina in modo da riempire i solchi delle strie con una rigenerazione tissutale del tessuto smagliato. Osservazioni cliniche e studi svolti dal nostro Board scientifico del Centro di Documentazione in Patologie Estetiche di Arezzo e da altri centri di riferimento italiani hanno dimostrato l’efficacia della nuova metodica evidenziando l’assenza di complicazioni”.Smagliature Biodermogenesi “Il trattamento”, spiega l’esperto “si svolge in cinque fasi, la prima effettua un gommage meccanico di superficie, la seconda genera una ginnastica vasale sul microcircolo cutaneo e nutre la pelle con particolari principi attivi che favoriscono la rigenerazione del tessuto cutaneo, la terza richiama moderatamente sangue in superficie per aumentarne l’ossigenazione e contemporaneamente favorisce un aumento della mitosi cellulare al tessuto sottostante la smagliatura, la quarta attiva un drenaggio sul microcircolo linfatico per riassorbire le scorie prodotte con la mitosi indotta dalla rivascolarizzazione; quest’ultima fase ripristina inoltre il normale ph cutaneo ed il film idrolipidico epidermico, la quinta si basa infine sull’abbronzatura con l’esposizione al sole o a lampade UVA per stimolare la ricolorazione e la rigenerazione connettivale. Per ottimizzare il trattamento si usano sostanze a base di derivati di jojoba e mais, che contengono acidi grassi importanti per la protezione e idratazione della pelle. Biodermogenesi richiede in base allo stato della smagliatura dalle 15 alle 20 sedute. I processi di riproduzione cellulare e di riattivazione del microcircolo necessitano di circa 28- 40 giorni per cui stimolazioni ripetute favoriscono un risultato stabile e duraturo nel tempo. Le smagliature riguardano un po’ tutte le donne, dalle adolescenti alle più mature e sono l’inestetismo più difficile da trattare. Compaiono inizialmente come piccole striature color rosa intervallate da tratti di pelle sana per poi virare con il tempo in vere e proprie cicatrici biancastre madreperlacee lunghe alcuni centimetri e larghe sino a 8 - 10 millimetri, che si diramano su fianchi, glutei, cosce,addome, braccia e seno dove permangono ostinate e resistenti. Le cause sono fattori ormonali e metabolici tra cui le alterazioni o l’eccesso dei livelli degli estrogeni, inclusi quelli assunti con l’alimentazione o con la pillola estro progestinica, l’eccesso di zuccheri, gli stati psicologici ansioso-depressivi in trattamento farmacologico, la sedentarietà, le alterazioni dell’intestino, una certa predisposizione, brusche variazioni di peso, cioè aumenti e dimagramenti eccessivi. L’insorgenza delle smagliature si concentra principalmente tra l’adolescenza e la terza e quarta decade di vita manifestandosi in entrambi i sessi con una netta prevalenza per quello femminile. Nelle donne all’epoca del menarca le strie compaiono fra i 12 e i 16 anni e su fianchi, cosce e seni. In gravidanza per le modificazioni ormonali e biochimiche le strie colpiscono l’addome per l’accrescimento del feto e il seno nella fase di allattamento Nell’uomo - sempre più diffuse con circa 8 milioni di italiani smagliati .compaiono principalmente su fianchi e braccia e sono causate da fattori ormonali e metabolici e sempre più spesso da eccessi di palestra o assunzione di anabolizzanti”.

Carbossiterapia: una terapia efficace dalle molteplici applicazioni
La carbossiterapia è utilizzata in medicina estetica per vari scopi terapeutici. La metodica utilizza l’anidride carbonica medicale iniettata per via sottocutanea. Il trattamento deve essere eseguito da un medico e il gas deve essere somministrato da un’apparecchiatura certificata, come la nuova apparecchiatura CDT Evolution, dall’ergonomico design italiano (approvata dal Ministero della Salute e certificata CE 0051) che permette di somministrare il gas in forma sterile e di rendere il trattamento indolore.
La carbossiterapia trova diverse applicazione in vari campi medici: nella dermatologia, flebologia, cura delle ferite difficili, cellulite e come terapia antiaging per viso, collo e decolleté.

Per il trattamento delle ulcere degli arti inferiori
La formazione di una ferita difficile è causata da molteplici fattori, sia locali che generali e richiede un trattamento interdisciplinare, la carbossiterapiasi si è rivelato un valido alleato. Con il termine di ferite difficili si definiscono lesioni che presentano problematiche di trattamento ad alta complessità legate alla patologia, alla localizzazione, alle condizioni generali e a pregressi trattamenti sbagliati. Tale patologia interessa il 15-20% della popolazione e comprende lesioni di origine post-traumatica, lesioni vascolari, diabetiche, da ustione, da prolungato allettamento (le cosiddette piaghe da decubito) e lesioni causate dall’impiego di apparecchi gessati. Rilevante in tutti questi casi è il ruolo del chirurgo plastico, spesso chiamato a gestire la lesione ed eseguire la chiusura della lesione al fine di ridurre i tempi di guarigione e gli esiti invalidanti. Studi condotti dall’Unità Operativa di Chirurgia Plastica dell’Università di Siena, hanno dimostrato che si sono ottenuti notevoli vantaggi nel trattamento delle ferite difficili, grazie all’impiego della terapia V.A.C (vacuum assisted closure) e della carbossiterapia. «La terapia Vac è un sistema che promuove la guarigione della ferita mediante l’applicazione di una pressione subatmosferica controllata sul sito della ferita, crea un ambiente protetto e umido, ottimale per la guarigione della ferita e in grado di ridurre il rischio di complicanze alla cute perilesionale. In ambiente occlusivo la migrazione epiteliale è molto più rapida. », dice il professore Cesare Brandi, responsabile scientifico degli studi sulla carbossiterapia e chirurgo plastico presso l’Università di Siena «Il gas iniettato localmente con un ago sottilissimo svolge una duplice azione: da un lato vasodilata facendo scorrere nuovamente il sangue nei capillari che si erano lentamente chiusi, dall’altra aumenta il drenaggio veno-linfatico migliorando la vascolarizzazione. Il sangue scorre così più velocemente, i tessuti ricevono più ossigeno, in quanto vi è una maggiore disponibilità di ossigeno a livello delle zone trattate, le tossine vengono smaltite e la ferita tende a cicatrizzarsi. In quanto si contrasta una delle maggiori problematiche presenti a livello di tali ustioni: l’ipossia». Questi effetti sono scientificamente confermati da studi Universitari presentati a numerosi congressi, tra cui l’ultimo della Sicpre (Società Italiana di chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica). Inoltre vi sono diversi studi pubblicati su prestigiose riviste scientifiche sulle medicazione avanzate delle ferite difficili. L’equipe dell’Università di Siena ha pubblicato un articolo Surgical treatmente of wounds of the lower leg and foot with loss of substance, di Cesare Brandi, Luca Grimaldi, Jacopo Dei, Francesco Malatesta, Giuseppe Nisi, Alessandro Silvestri, Anna Brafa, Carlo D’Aniello. Chirurgia Italiana, vol.56 n.3 2004 pag 425-428 .

Per il trattamento della cellulite
La cellulite, o più correttamente Pefs (la Pannicolopatia edematofibrosclerotica) è associata a stasi veno-linfatica, ma è il risultato di alterazioni biochimiche e metaboliche. «L’organismo è caratterizzato da funzioni vitali basali che avvengono nelle cellule e nella matrice interstiziale dei tessuti, le cui alterazioni sono l’inizio di tutte le malattie croniche e degenerative, fra cui la cellulite», spiegano i dottori Antonio Pinto e Andrea Cordoavana, chirurghi presso l’Unità Operativa di Chirurgia Vascolare dell’Ospedale Fatebenefratelli di Milano. «Sottocute sono presenti le cellule grasse, gli adipociti, che pur non variando possono aumentare di volume sotto l’influenza di stimoli ormonali, alimentari e tossici. Contemporaneamente viene liberata nei tessuti acqua che, oltre a produrre una trasudazione di sostanze tossiche, fa rigonfiare ulteriormente le cellule che imbrigliano le cellule grasse e i vasi capillari provocando un ristagno di sostanze tossiche, una congestione del tessuto e il classico effetto della pelle a “buccia d’arancia” o a “ materasso”. La carbossiterapia è in grado di ridurre le adiposità localizzate, togliendo il senso di pesantezza alle gambe e diminuendo i gonfiori. Iniettata localmente con un ago sottilissimo (come quello usato per le iniezioni di collagene) svolge una duplice azione: da un lato vasodilata facendo scorrere nuovamente il sangue nei capillari che si erano lentamente chiusi, dall’altra aumenta il drenaggio veno-linfatico ed inizia la rottura delle cellule adipose rimaneggiando il grasso in eccesso. Il sangue scorre così più velocemente, i tessuti ricevono più ossigeno, le tossine vengono smaltite e il gonfiore si riduce».
E’ possibile trattare anche la cellulite in stadio avanzato (III e IV grado). Questi effetti sono scientificamente confermati dagli studi Universitari su referti istologici di tessuto grasso e della pelle pre e post liposuzione.
Costo seduta: 100 euro

Per trattare le smagliature
Le smagliature sono un inestetismo cutaneo che colpisce cosce, glutei, addome e seno. Le strie possono comparire a qualsiasi età, ma prediligono la pubertà e la gravidanza (ne sono affette il 50% delle donne). Fino ad oggi per la cura delle smagliature la medicina non ha avuto armi di reale efficacia, ma la carbossiterapia integrata a un pool di antiossidanti si è dimostrata un valido aiuto. Come agisce? «Nelle strie cutanee giovani di color rosso violaceo può essere sufficiente iniettare solo l’anidride carbonica», spiega Nadia Tamburlin, medico estetico ed esperta in omotossicologia a Milano. « Viene insufflata nella stria creando un enfisema superficiale che viene riassorbito in pochi attimi. In pratica si crea una sorta di “tunnellizzazione” per colpire la stria in modo mirato. L’anidride carbonica (C02), grazie al potente effetto vasodilatatore ripristina il corretto flusso di sangue nelle aree asfittiche. In questo modo ai tessuti arriva una maggiore quantità di ossigeno, le tossine vengono smaltite e la smagliatura diventa sempre meno visibile.
Se la smagliatura ha meno di un anno viene iniettato un pool ad alta diluizione a base di acido ialuronico, perché stimola i fibroblasti, e coenzimi che agiscono sulla respirazione cellulare ed echinacea purpurea ad azione anti-jaluronidase. Per le strie che hanno meno di un anno la carbossiterapia viene integrata a una biostimolazione, denominata “Otical system”. Se invece la stria è di vecchia data, di colore bianco-perlaceo prima viene eseguito un peeling profondo, oppure una microdermoabrasione o un courettage con la radiofrequenza per esfoliare la parte superficiale, rendere la smagliatura meno profonda e levigare la cute. Poi si alternano delle sedute di carbossiterapia a trattamenti di biorivitalizzazione a base di P.D.R.N. (polidesossiribonucleotide) combinato ad un pool antiossidante con acido ialuronico, vitamine A E C, vitamina B e K, Q10 e oligominerali. Quante sedute? Dipende dalla zona da trattare, se l’area è estesa tipo la pancia occorrono almeno dieci sedute, se invece l’area è più piccola, come il decolleté, circa sei sedute. Il trattamento è sempre personalizzato secondo la reazione della paziente. La smagliatura non viene cancellata del tutto, ma si ha un notevole miglioramento estetico e soprattutto risultati che si consolidano nel tempo.
Costo seduta carbossiterapia 100 euro a seduta
Costo biostimolazione da 150 a 200 euro

Antiaging per il viso
La carbossiterapia è indicata per ridisegnare l’ovale del volto, per eliminare le borse e le zampe di gallina, le rughe glabellari e nasogeniene, per ridare turgore al collo e al decolleté. Il gas viene insufflato in modo indolore per alcuni secondi. Viene così creato un enfisema superficiale che viene riassorbito in pochi attimi, con il risultato dello spianamento della ruga. In pratica si lavora direttamente sulla ruga, creando una sorta di “tunnellizzazione” per colpire la grinza in modo mirato. Per trattare tutto il volto occorre circa mezz’ora e si agisce iniettando il gas nella varie zone: l’area periocolulare, la glabella, la zona nasogeniena, la perilabiale, il collo e décolleté. Il risultato è immediato, il volto appare subito più giovane e liscio. Per un volto nuovo sono sufficienti 4-6 trattamenti da alternare a un cocktail di amminoacidi, precursori del collagene
Costo carbossiterapia: 100 euro
Costo amminoacidi: 150 euro

Carbossiterapia, una metodica sicura ed efficace
La carbossiterapia nasce in Francia negli anni ’30 presso la stazione termale di Royat (Clermont-Ferrand) dove veniva utilizzata per patologie a carico del sistema vascolare. «Impiegata in Italia per la prima volta nel 1994, conta adesso oltre 650 centri medici di carbossiterapia che coprono l’intero territorio nazionale», precisa Roberto Parmigiani, Presidente della Società Italiana di Carbossiterapia. «Qui operano specialisti preparati e coordinati dalla Società Italiana di Carbossiterapia, che organizza anche corsi per formare i medici sull’applicazione della terapia».

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20/10/2013

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