(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) più recenti e interessanti relativi a questa pianta diffusamente utilizzata.
L’efficacia e la sicurezza dell’iperico sulla modulazione dell’umore sono state confermate da numerosissimi trial clinici. Citiamo per tutti la recente revisione Cochrane (la più autorevole banca dati di revisioni sistematiche della letteratura medica scientifica) che, sulla base delle evidenze rintracciabili in letteratura, sostiene che l’iperico è più efficace del placebo nei pazienti con depressione e ha effetti simili a quelli degli antidepressivi di sintesi pur avendo minori effetti collaterali.
Le conclusioni sulla sicurezza d’uso di questa pianta non si basano solo sui pur numerosi studi clinici ma anche su studi di sorveglianza post-marketing e sui dati dei sistemi di farmacovigilanza che riguardano molti milioni di giornate di assunzione di prodotti contenenti iperico. Secondo un recente studio sembrerebbe anche che l’iperico, assunto quotidianamente, possa essere più efficace del placebo nell’alleviare i più comuni sintomi fisici e comportamentali associati alla sindrome premestruale.
Altre ricerche, come quella firmata da Adriana Albini, Responsabile Ricerca Oncologica dell’IRCCS MultiMedica, hanno scoperto che l’iperforina, principio attivo presente nell’olio estratto dalla pianta, ha proprietà anti-angiogeniche, ovvero combatte le cellule che formano i vasi sanguigni dei tumori. Lo studio è stato pubblicato sullo European Journal of Cancer.
L’estratto della pianta contiene oli essenziali, derivati fenolici e un pigmento rosso, color sangue, chiamato ipericina. Per il suo contenuto di flavonoidi, l’olio possiede un’attività immunomodulante e antinfiammatoria, dovuta in particolare al principio attivo “iperforina”.
“Abbiamo scoperto – spiega Adriana Albini – che l’iperforina, inibendo le cellule endoteliali stimolate dai tumori, combatte la neovascolarizzazione. Il meccanismo passa attraverso l’inibizione della molecola NFkB, un interruttore principale dei circuiti di infiammazione e angiogenesi infiammatoria. Blocca inoltre la migrazione dell’endotelio in risposta a citochine infiammatorie”.
“Questo risultato – prosegue Albini – potrebbe suggerire l’uso dell’iperico nella prevenzione del cancro. Il concetto di ‘prendere i tumori per fame’ dell’anti-angiogenesi è alla base delle strategie attualmente utilizzate in combinazioni terapeutiche contro quasi tutti i tumori”.
Quasi in parallelo al team di Albini, i ricercatori tedeschi Rothley e Sleeman hanno rivelato che l’iperforina e l’omologo aristoforina agiscono anche sull’endotelio linfatico. I due studi, usciti in contemporanea, a conferma l’uno dell’altro, evidenziano il grande potenziale di impiego di iperico e iperforina come principi attivi di origine naturale in anti-angiogenesi.
Ulteriori studi di sicurezza sono comunque necessari, soprattutto in vista di combinazioni dell'iperico con farmaci e terapie antitumorali. Si consiglia categoricamente di non trattare patologie gravissime, come i tumori, soltanto con preparati naturali o erboristici, ma di affidarsi a un oncologo serio che sappia consigliare le terapie più opportune.
Le proprietà benefiche dell'iperico, tuttavia, non si esauriscono qui.
L'ipericina può severamente perturbare i processi di polimerizzazione dei peptidi beta-amiloidi responsabili dell'insorgere del morbo di Alzheimer. Lo rivela uno studio dei ricercatori dell’Istituto di Biofisica del Cnr di Pisa (IBF-Cnr), pubblicato sulla rivista internazionale FEBS Letters: i ricercatori Antonella Sgarbossa e Francesco Lenci hanno eseguito lo studio in vitro utilizzando tecniche di spettroscopia ottica a stato stazionario (scattering, fluorescenza, dicroismo circolare). È stato dimostrato che l’ipericina, tramite interazioni intermolecolari di tipo aromatiche/idrofobiche, può associarsi ai precursori delle fibrille mature, inibendo la loro formazione.

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24/11/2010 Andrea Sperelli

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