(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) England” è raccomandata solo ai bulimici, ma non è da escludere che presto possa dimostrare i suoi benefici anche per chi soffre di anoressia o altre turbe del rapporto tra l'alimentazione e il proprio corpo.
Circa il 40% di coloro che soffrono di disturbi alimentari sono colpiti da bulimia, il 20% da anoressia, e il resto sono "disturbi atipici", che possono combinare entrambe le patologie. La nuova tecnica funziona utilizzando una serie di sessioni di consulenza che aiutano la persona interessata a realizzare i collegamenti tra le sue emozioni e i comportamenti, e fornisce suggerimenti concreti per modificare il suo comportamento.
Il prof. Christopher Fairburn, che ha condotto lo studio, ha sviluppato due versioni terapeutiche specifiche: la prima per le persone con disturbi alimentari, concentrandosi completamente nella cura sui disturbi dell'alimentazione, la seconda riguarda anche il deficit nell'autostima, ritenuto una delle cause dei disturbi. Entrambi i trattamenti si sono svolti con sessioni terapeutiche ambulatoriali di 50 minuti ciascuna, ripetute una volta alla settimana per 20 settimane.
A conclusione di questo periodo, i ricercatori hanno riscontrato che la maggior parte dei pazienti aveva risposto bene alla terapia, e che tale miglioramento e' stato mantenuto nel corso dell'anno successivo, cioe' il periodo durante il quale e' piu' probabile che si verifichino le ricadute. I due terzi dei pazienti, in particolare, ha fatto registrare una guarigione "completa e duratura", molti del restante terzo hanno riportato comunque sostanziali miglioramenti. E un secondo studio, che applica lo stesso metodo su pazienti anoressici, sembra stia dando analoghi, promettenti risultati. "Per la prima volta – dichiara entusiasta il prof. Faisburn - abbiamo un unico trattamento che puo' essere efficace nella maggior parte dei casi, senza la necessita' per i pazienti di essere ricoverati in ospedale. Una terapia che puo' migliorare la vita di milioni di persone". Il segreto? Parlare molto, far parlare il paziente, consentirgli di mettere a fuoco i veri problemi psicologici alla base del disturbo alimentare, ed affrontarli per quello che sono, evitando di mettere in mezzo il cibo. "La vita e' cambiata", dicono in coro i pazienti dello studio. Ed e' probabile che se la terapia prendera' piede cambiera' quella di molta altra gente.
Come spesso ci siamo sentiti dire, alle volte il dialogo e l'attenzione al malato sono la miglior cura.


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