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ARTICOLI TROVATI : 454

Risultati da 181 a 190 DI 454

15/11/2013 12:23:54 Disturbi cognitivi ridotti grazie a un'assunzione migliore

Demenza correlata a diabete, meglio singola dose di insulina
Il rapporto intercorrente fra demenza, Alzheimer e diabete di tipo 2 è noto da tempo. Chi è malato ha maggiori possibilità di sviluppare il morbo di Alzheimer in età giovane e più probabilità che insorga la demenza vascolare rispetto alle persone che non hanno il diabete.
Uno studio pubblicato su Diabetes Care da parte degli scienziati del Beth Israel Deaconess Medical Center ha sperimentato l'utilizzo di una singola dose di insulina intranasale allo scopo di ridurre al minimo gli eventuali ... (Continua)

15/11/2013 Idrogeno solforato e melanocortine ne rallentano la progressione

Due nuove sostanze per l'Alzheimer
Dai ricercatori italiani arrivano nuove speranze per la lotta all'Alzheimer. Un team di scienziati dell'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia ha infatti studiato l'efficacia di due nuove sostanze, l'idrogeno solforato e le melanocortine, per rallentare la progressione del morbo di Alzheimer, patologia a tutt'oggi priva di una reale cura.
Il gruppo, coordinato da Salvatore Guarini, ha pubblicato gli esiti dei propri esperimenti su due riviste di settore, Neurobiology of Learning ... (Continua)

13/11/2013 Un livello elevato della sostanza raddoppia il rischio della patologia

Tungsteno associato all'insorgenza dell'ictus
Ad alti livelli di tungsteno nell'organismo corrisponde un rischio più elevato di insorgenza dell'ictus. A rivelare il nesso è un team di ricercatori della University of Exeter, che hanno pubblicato su Plos One i risultati di uno studio sull'argomento.
Secondo i dati ricavati da un ampio studio prospettico americano, un livello alto di tungsteno nell'organismo ha l'effetto di raddoppiare il rischio di ictus. I ricercatori hanno utilizzato le informazioni provenienti dal National Health and ... (Continua)

12/11/2013 10:47:39 Controllare i processi infiammatori per prevenire le malattie cardiovascolari

L'efficacia di estratti vegetali per le patologie del cuore
Lo stile di vita e la dieta sono fattori ambientali che possono determinare nell’organismo situazioni di infiammazione cronica e possono concorrere nell’eziogenesi di numerose patologie degenerative, quali l’aumento della pressione del sangue, l’arteriosclerosi, le malattie cardiocircolatorie, l’obesità, il diabete, l’Alzheimer e il Parkinson, specialmente in soggetti con rischio genetico per tali patologie.
Uno dei punti centrali per prevenire e per contrastare la progressione delle ... (Continua)

08/11/2013 10:27:45 La pimavanserina sembra efficace sul disturbo legato al Parkinson

Un farmaco per la psicosi da Parkinson
Spesso i pazienti affetti da morbo di Parkinson soffrono anche di psicosi, in particolare allucinazioni e delirio. Per contrastare questo effetto secondario della malattia potrebbe essere utilizzato un nuovo farmaco, la pimavanserina.
A dirlo è uno studio pubblicato su The Lancet da un team del Wolfson Centre for Age-Related Diseases presso il King’s College di Londra. La pimavanserina è un medicinale non dopaminergico e potrebbe rivelarsi un trattamento sicuro ed efficace per questo tipo di ... (Continua)

05/11/2013 16:34:11 Terapia utile forse anche per Alzheimer e Parkinson

Un laser per il morbo della mucca pazza
Da un gruppo di ricercatori europei arriva una novità importante per la cura di patologie cerebrali complicate come il morbo di Creutzfeldt-Jakob, più noto come morbo della mucca pazza, l'Alzheimer e il Parkinson.
Scienziati della Chalmers University of Technology in Svezia e dalla Polish Wroclaw University of Technology in Polonia hanno messo a punto una nuova tecnica laser che potrebbe rappresentare una valida opzione terapeutica per queste patologie neurodegenerative per le quali al ... (Continua)

28/10/2013 Ma gli steroli vegetali possono prevenire la malattia

L'indurimento delle arterie predice l'Alzheimer
Le arterie indurite potrebbero essere il campanello d'allarme per l'insorgenza della malattia di Alzheimer negli anziani senza sintomi di demenza. Ad affermarlo è una ricerca dell'Università di Pittsburgh pubblicata su Neurology.
Secondo gli esiti dello studio, l'indurimento delle arterie aumenterebbe le probabilità di avere placche di beta-amiloide nei vasi arteriosi cerebrali, il tipico segno che preannuncia l'arrivo dell'Alzheimer.
Il coordinatore della ricerca Timothy Hughes, che ... (Continua)

24/10/2013 15:34:36 La ricerca farmacologica in ambito neuro-psichiatrico

Potenziare con i farmaci l'autoriparazione del cervello
La relazione tra neurogenesi e malattie neuropsichiatriche costituisce un nuovo ed affascinante campo di indagine neurobiologica, in cui la cellula staminale neurale adulta costituisce un potenziale bersaglio, sia per interventi terapeutici di nuova concezione, sia per l’interpretazione dell’attività di farmaci da tempo utilizzati in ambito clinico.
Nel corso dei lavori della 36° Edizione del Congresso Nazionale della Società Italiana di Farmacologia, in programma a Torino dal 23 al 26 ... (Continua)

23/10/2013 Dormire poco può avere effetti molto negativi

I disturbi del sonno associati all'Alzheimer
In genere, dormire poco non è affatto una buona idea. Nello specifico, lo è ancora meno se si paventa l'insorgenza del morbo di Alzheimer. Uno studio condotto dai ricercatori della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health ha infatti associato la presenza di disturbi del sonno all'aumento delle probabilità di Alzheimer.
L'analisi, pubblicata su Jama Neurology, dimostra che sia il sonno di breve durata sia una scarsa qualità complessiva del riposo notturno sono tratti associabili a una ... (Continua)

18/10/2013 17:01:12 L'integrazione dei vari biomarcatori rende possibile la diagnosi precoce

I segni dell'Alzheimer visibili con anni di anticipo
Diagnosticare in maniera precoce l'Alzheimer è possibile, e lo è già con gli strumenti attuali. Una ricerca della Washington University School of Medicine di St. Louis ha infatti dimostrato che l'utilizzo integrato dei vari biomarcatori conosciuti rende possibile la diagnosi della patologia con anni di anticipo rispetto all'insorgenza dei primi sintomi.
Lo studio, pubblicato su Neurology dalla prof.ssa Catherine Roe e dai suoi colleghi, si è basato sullo studio dei campioni di liquido ... (Continua)

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