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ARTICOLI TROVATI : 454

Risultati da 191 a 200 DI 454

15/10/2013 Ma l'argomento è ancora molto dibattuto

Cellulari, nuovo studio li assolve
Telefonini, tablet e tutti gli altri strumenti senza fili che utilizziamo fanno male oppure no? Questione estremamente complessa che non trova ancora conclusioni dirimenti. Uno studio dell'Agenzia nazionale sanitaria francese (Anses) sembra rassicurare tutti gli utilizzatori.
Un gruppo di 16 esperti ha analizzato per due anni centinaia di studi scientifici realizzati sull'argomento, arrivando a evidenziare la differenza che sussiste fra gli effetti biologici, ovvero “cambiamenti di ordine ... (Continua)

08/10/2013 Sentire poco aumenta fino a 5 volte il rischio di demenza

Il misterioso legame fra ipoacusia e demenza
Udito e cervello, sordità e demenza. Il pericolo di decadimento cognitivo è direttamente proporzionale al livello di ipoacusia: può aumentare fino a 5 volte nei casi più gravi di sordità e per ogni peggioramento dell’udito di 10 decibel si registra una crescita del rischio di demenza di circa 3 volte.
Tra ipoacusia e demenza intercorre un legame misterioso e reciproco. Si stima, infatti, che in 1 caso su 3 la demenza - che oggi colpisce 36 milioni di persone nel mondo - possa essere causata ... (Continua)

02/10/2013 11:02:53 La carenza del minerale rappresenta un fattore di rischio
Alzheimer e Parkinson, deficit di zinco fra gli imputati
Un deficit di zinco potrebbe favorire l'insorgenza di malattie gravi come il Parkinson e l'Alzheimer. A dirlo è una ricerca condotta dall'Università del Wisconsin e pubblicata sul Journal of Biological Chemistry.
La carenza di zinco influirebbe sulla forma e sulla stabilità proteica, condizioni essenziali per il trasporto corretto delle molecole sulle cellule, per promuoverne l'intelaiatura e per riconoscere gli agenti patogeni suscettibili di attacco da parte del sistema immunitario. Un ... (Continua)
25/09/2013 09:53:34 Acqua ricca di silicio previene il declino cognitivo nei soggetti con Alzheimer

L’acqua minerale può ridurre il declino cognitivo
Uno studio condotto dal professor Christopher Exley e alcuni ricercatori della Keele University ha dimostrato come bere un litro di acqua minerale al giorno può aiutare a ridurre il declino cognitivo nei pazienti affetti da Alzheimer.
In particolare gli studiosi hanno osservato che un’acqua minerale ricca di silicio facilita l’organismo a espellere livelli considerevoli di alluminio, che nel nostro corpo diventa una neurotossina dannosa. È quanto riporta il water magazine In a Bottle, in ... (Continua)

24/09/2013 Studio indaga sulla reale efficacia della supplementazione

Gli antiossidanti non servono a ridurre la mortalità
Un gruppo di ricercatori ha realizzato per la Cochrane Library una revisione sistematica di 78 studi clinici sugli effetti degli antiossidanti nella prevenzione della mortalità per ogni causa. Il tema è dibattuto a vario titolo da molti anni, ma ancora non si è giunti a conclusioni univoche riguardo il reale effetto di tali sostanze sul nostro organismo.
Il gruppo di lavoro formato da Goran Bjelakovic, Dimitrinka Nikolova e Christian Gluud del Copenhagen University Hospital ha setacciato fra ... (Continua)

22/09/2013 Il gene “Homer Simpson” potrebbe aumentare l'intelligenza umana

L'intelligenza a portata di gene
La ricerca genetica esercita sempre un fascino particolare. L'idea che la disattivazione o l'attivazione di un singolo gene possa costituire la soluzione a un problema di salute è quantomeno rassicurante.

In questo caso, un team di ricercatori americani hanno effettuato una sperimentazione su cavie da laboratorio, scoprendo che a seguito della disattivazione di un gene chiamato RGS14, i topi sottoposti all'esperimento mostravano un livello di intelligenza assai superiore a prima. I ... (Continua)

20/09/2013 Tante le iniziative per sensibilizzare
Alzheimer, la Giornata Mondiale
Il morbo di Alzheimer è una patologia dai tratti insidiosi dal momento che si sviluppa spesso in maniera silenziosa, dando mostra di sé soltanto in uno stadio avanzato. Non vi sono al momento terapie atte a invertire lo sviluppo della malattia, ma si utilizzano dei farmaci mirati per controllare e ridurre i sintomi.
In occasione della Giornata mondiale alcuni esperti del King's College di Londra guidati da Martin Prince hanno stilato un rapporto che fa il punto sulla situazione della ... (Continua)
19/09/2013 15:21:52 Il coinvolgimento della stessa proteina in diverse malattie
L'X fragile spiega altre patologie neuronali
Un’unica proteina alla base di diverse forme di disabilità intellettiva, dalla sindrome su base genetica del cromosoma x fragile fino a malattie neurodegenerative e dello sviluppo. Lo afferma lo studio finanziato da Telethon e pubblicato su Neuron dal gruppo di ricerca guidato da Claudia Bagni dell’Università Tor Vergata di Roma/VIB-KU Leuven (Belgio).
La ricerca - giunta a risultati interessanti anche per ciò che riguarda il cancro al seno - dimostra come ... (Continua)
17/09/2013 13:30:13 Come il cibo che mangiamo veicola messaggi alle nostre cellule

Cos'è la nutrigenomica
Il cibo è in grado di inviare al nostro corpo messaggi di salute o malattia. Il mondo scientifico ha dimostrato con certezza non solo gli effetti nocivi dell’alimentazione moderna ma anche quelli preventivi e talvolta terapeutici dei cibi naturali.
Alcune sostanze contenute nei cibi sono capaci di interagire con i nostri geni fino a modulare le risposte cellulari: ecco cos'è la nutrigenomica.
Il cibo deve essere interpretato non più solo in termini energetico-calorici ma come strumento ... (Continua)

06/09/2013 12:33:09 Scoperto nuovo possibile bersaglio terapeutico

Una nuova proteina spiega l'Alzheimer
Un team di ricerca americano ha scoperto l'esistenza di una nuova proteina coinvolta nei meccanismi di innesco del morbo di Alzheimer. La ricerca, pubblicata su Neuron, è opera degli scienziati della Yale School of Medicine.
Stando alle risultanze, i ricercatori hanno scoperto che bloccare la proteina con un farmaco già esistente comporta il ripristino della memoria nei topi affetti da danni cerebrali associabili all'Alzheimer umano.
Uno degli autori dello studio, Stephen Strittmatter, ... (Continua)

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