Cos'è la protonterapia o adroterapia

Innovativa tecnica radioterapica entra a far parte del Ssn

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Keywords | laser, adroterapia, tumori, raggio, Pavia,

Adroterapia e protonterapia entrano a far parte dei Lea, i nuovi Livelli essenziali di assistenza. In tal modo, tutti i cittadini italiani potranno avere accesso diretto all’adroterapia all’interno del Sistema Sanitario Nazionale.
Il presidente della Fondazione CNAO, Erminio Borloni, ha commentato: «L’inserimento dell’adroterapia nei nuovi Lea è un risultato importante perché mette a disposizione di tutti i cittadini una terapia avanzata sui cui l’Italia è all’avanguardia mondiale. Stimiamo che nel nostro Paese ci siano almeno 4500 pazienti oncologici ogni anno che necessitano dell’adroterapia come migliore risposta terapeutica alla loro malattia».
Il decreto sui nuovi LEA prevede trattamenti di adroterapia (protoni e ioni carbonio) per dieci patologie tumorali: cordomi e condrosarcomi della base del cranio e del rachide, tumori del tronco encefalico e del midollo spinale, sarcomi del distretto cervico-cefalico, paraspinali, retroperitoneali e pelvici, sarcomi delle estremità resistenti alla radioterapia tradizionale (osteosarcoma, condrosarcoma), meningiomi intracranici in sedi critiche (stretta adiacenza alle vie ottiche e al tronco encefalico), tumori orbitari e periorbitari (ad esempio seni paranasali), incluso il melanoma oculare, carcinoma adenoideo-cistico delle ghiandole salivari, tumori solidi pediatrici, tumori in pazienti affetti da sindromi genetiche e malattie del collageno associate ad un’aumentata radiosensibilità, recidive che richiedono il ritrattamento in un’area già precedentemente sottoposta a radioterapia.
Due anni fa il caso di Ashya King ha sollevato entusiasmo nei confronti della protonterapia, una nuova tecnica di radioterapia che si caratterizza per la sua minore tossicità rispetto alla procedura tradizionale.
Il bambino era balzato suo malgrado agli onori della cronaca perché nei mesi scorsi i genitori lo avevano sottratto alle cure dell'Nhs, il servizio sanitario britannico. Ashya aveva subito la rimozione chirurgica di un tumore cerebrale e avrebbe dovuto affrontare una radioterapia di supporto, ma le sue condizioni erano troppo delicate. L'alternativa era costituita appunto dalla protonterapia, ma le strutture sanitarie inglesi non sono attrezzate in questo senso. I genitori di Ashya avevano allora deciso di portare via il bambino contro il parere dei medici, subendo perfino un arresto.
Alla fine sono però riusciti a portare il bambino in Repubblica Ceca, dove un'équipe di oncologi lo ha sottoposto alla particolare terapia. Ora il bambino sembra guarito, a detta del padre che lo ha riferito alla stampa britannica.
Ma in cosa consiste la protonterapia? Innanzitutto, va precisato che il trattamento è basato sull'utilizzo di macchinari estremamente sofisticati, simili a quelli in uso presso il CERN di Ginevra. La terapia prevede l'esposizione a un fascio di protoni che rilasciano energia sui tessuti neoplastici con una precisione assoluta. Il vantaggio è chiaro, ovvero effetti collaterali ridottissimi rispetto alla radioterapia.
Il dott. Maurizio Amichetti, direttore dell'Unità Operativa di Protonterapia dell'Azienda Sanitaria della Provincia Autonoma di Trento, spiega alla Stampa: «Il fascio di protoni risparmia il più possibile le zone circostanti alla lesione tumorale, viene diretto con una tale precisione da permettere - a parità di dose erogata - minore tossicità o, a parità di tossicità attesa, una radiazione a dosi più elvate, garantendo un maggior controllo della malattia».
In teoria qualsiasi paziente trattabile con la radioterapia è anche eleggibile al trattamento con la protonterapia. In pratica, però, visti gli altissimi costi del trattamento e la mancanza di protocolli condivisi, i medici tendono ad utilizzare il fascio di protoni solo per i tumori infantili e per neoplasie localizzate vicino a tessuti critici.
«Poter irradiare meno i tessuti malati è molto importante nel caso dei bambini, dove gli effetti collaterali possono essere molto severi per la giovane età del paziente, il cui organismo è più vulnerabile perché ancora in via di sviluppo, e il trattamento avere delle conseguenze di lungo periodo sul suo sviluppo fisico e cognitivo», spiega il dottor Amichetti.
In Italia sono soltanto tre i centri che erogano questo servizio: il centro di Trento, l'INFN di Catania – ma solo per i tumori oculari – e il Centro nazionale di adroterapia oncologica (Cnao) di Pavia.
In quest'ultimo centro, in realtà, si usa una tecnica diversa, basata sull'utilizzo di piccole percentuali di protoni e di alte percentuali di ioni carbonio. La differenza è che si riduce la selettività del trattamento, ma se ne innalza l'efficacia.
La critica più frequente a questo tipo di tecnica – oltre al costo esorbitante – è la presunta mancanza di evidenze scientifiche e cliniche che ne sostengano la maggiore efficacia rispetto alla radioterapia classica.
«Naturalmente, per stimarne il reale beneficio, bisognerà seguire l'evolvere della situazione dei primi pazienti trattati. Tuttavia, per quanto diverse, le metodiche utilizzano gli stessi principi, a cambiare è la dosimetria, cioè la distibuzione della dose erogata. Ne consegue che, in via di principio, sono almeno di pari efficacia. Le evidenze in favore della protonterapia si stanno comunque accumulando in fretta», spiega Amichetti.
L'Istituto italiano di fisica nucleare ha messo a punto il sincrotone che produce gli adroni per il centro di Pavia; si tratta di un acceleratore di particelle che genera ioni di carbonio e protoni. Queste particelle vengono fatte girare all'interno del sincrotone a una velocità di circa 30 mila chilometri al secondo e accelerate fino a raggiungere il livello desiderato dal medico. Una volta raggiunta la velocità adeguata, il fascio viene trasferito alla sala di trattamento, dove un magnete di 150 tonnellate lo curverà e lo indirizzerà sul paziente. Di norma, un trattamento dura due o tre minuti e si compone di una decina di sedute.
Il direttore scientifico della Fondazione Cnao (Centro nazionale di adroterapia oncologica), prof. Roberto Orecchia, sottolinea però che il trattamento non è da considerarsi sostitutivo della radioterapia convenzionale, ma come una possibilità terapeutica in più da utilizzare in particolare per i tumori più ostici come quelli del sistema nervoso centrale o i melanomi dell'occhio.
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Andrea Piccoli
20/03/2017



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