Vaccino per la malaria, possibile svolta

Funziona l'ultimo preparato sperimentato da ricercatori tedeschi

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Keywords | malaria, vaccino, plasmodium,

La malaria continua inesorabilmente a mietere vittime nei paesi in cui la malattia è endemica. Un nuovo vaccino sperimentato con successo su 67 persone potrebbe rappresentare una svolta nelle cure per questa infezione.
A idearlo sono stati i ricercatori dell'Università di Tübingen, in Germania, in collaborazione con l'azienda biotecnologica Sanaria. Il vaccino è stato sperimentato nell'ambito di una ricerca pubblicata su Nature.
Il vaccino si chiama PfSPZ-CVac ed è basato su un concetto inedito. Il prodotto non contiene il parassita malarico in forma attenuata o morta, ma un cocktail dato dal parassita vivo e dalla clorochina, un antimalarico utilizzato da anni.
Il parassita, una volta iniettato, va nel fegato, dove rimane in incubazione, ma ciò scatena la risposta del sistema immunitario. Una volta riprodotto, il parassita comincia a viaggiare nel sangue, ma a quel punto trova la clorochina che ne blocca immediatamente la diffusione, prima che il soggetto possa sviluppare la malattia vera e propria.
Con i dosaggi massimi di vaccino, somministrato in tre sedute, i ricercatori hanno registrato un'efficacia del 100 per cento. Ora gli scienziati organizzeranno una sperimentazione per verificare l'efficacia del prodotto a lungo termine.
Intanto, un altro gruppo di ricercatori sta studiando il sistema immunitario dei bambini per mettere a punto un altro tipo di vaccino.
Ad annunciarlo sono alcuni scienziati della Brown University School of Medicine, che hanno pubblicato su Science i risultati di uno studio su un anticorpo potenzialmente capace di eliminare il parassita.
Jake Kurtis, coordinatore della ricerca, e il suo team sono partiti dall’esame dei campioni di sangue di 1000 bambini della Tanzania. Nel 6 per cento dei casi, i bambini erano immuni alla malattia, che in quelle zone è endemica. Rispetto agli altri bambini, il sangue di questo piccolo sottogruppo possedeva anticorpi specifici che contrastavano in maniera vincente l’infezione.
Questi anticorpi sono in grado di intrappolare il plasmodio - ovvero il parassita responsabile della malattia - nel sangue prima che riesca ad aggredire gli organi del corpo. I ricercatori hanno quindi utilizzato gli anticorpi su un gruppo di topolini. La vaccinazione ha immediatamente raddoppiato le possibilità di sopravvivenza degli animali, che mostravano una concentrazione del parassita 4 volte inferiore rispetto a quella dei topi non trattati. Ora i ricercatori proseguiranno gli esperimenti sulle scimmie prima e sugli esseri umani in seguito, per scoprire se effettivamente la scoperta possa avere un’applicazione pratica.
Intanto un gruppo di ricerca dell’Università del Maryland ha messo a punto un altro tipo di vaccino, anch’esso descritto sulle pagine di Science. Scoperto dagli scienziati statunitensi del Vaccine Research Center dei National Institutes of Health, ha dato ottimi risultati. È stato sperimentato su 57 volontari sani. A 40 di questi sono stati somministrati diversi dosaggi del vaccino sperimentale, mentre gli altri 17 non hanno eseguito nessun tipo di profilassi.
Quasi tutti quelli che non avevano ricevuto il vaccino, e anche quelli che ne avevano ricevuto solo basse dosi, hanno contratto la patologia. Tra i 15 partecipanti alla sperimentazione che invece avevano ricevuto il vaccino alle dosi più alte, solo tre hanno contratto la malattia.
Si era già osservato che essere punti da zanzare trattate con radiazioni rendeva gradualmente immuni dalla malattia. Il problema era che la quantità di morsi necessari era troppo alta, almeno 1.000. Per questo motivo i ricercatori hanno deciso di utilizzare i parassiti trasmessi dalle zanzare. «Il prossimo passo sarà cercare di capire quanto a lungo nel tempo duri la protezione», spiega Robert Seder, del Vaccine Research Center dei NIH.
Unico neo è che debba essere iniettato in vena e non sottocute. Positivo rispetto ai vaccini oggi più comunemente in uso è che induce una risposta ampia contro diversi target sul parassita.
«L'impatto globale della malaria è enorme e inaccettabile - spiega Anthony S. Fauci, direttore del Niaid - scienziati e operatori sanitari hanno fatto passi avanti significativi nel caratterizzare, trattare e prevenire la malattia, ma arrivare a un vaccino rimane la meta da raggiungere. Siamo incoraggiati da questo importante passo avanti». Lo specialista invita tuttavia alla prudenza, perché bisogna ancora capire quanto dura l'effetto-scudo e valutare se il vaccino è efficace contro tutte le varianti di Plasmodium falciparum.
La malaria è una malattia causata da parassiti che si trasmettono alle persone attraverso la puntura di zanzare infette. Attualmente sono 20 i vaccini in sperimentazione clinica. La malaria è la seconda malattia infettiva al mondo per morbilità e mortalità, dopo la tubercolosi, con 500 milioni di nuovi casi clinici all'anno e 1 milione di morti all'anno, per lo più in Africa e interessa anche le zone tropicali dell’America del Sud e dell’Asia. In Italia, come nei paesi occidentali, si verificano sporadici casi dovuti allo spostamento di individui già malati che hanno contratto la malattia nelle zone altamente a rischio.
La profilassi esiste ed è efficace, ma il 40% della popolazione mondiale vive in zone in cui la malaria è endemica e spesso i farmaci e ancora prima la diagnosi non sono disponibili.
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Andrea Sperelli
17/02/2017



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