Carnevale, come festeggiarlo con i bambini

Travestimenti e dolci per una delle feste preferite dai più piccoli

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Keywords | carnevale, bambini, maschere,

Ormai Carnevale è giunto al culmine, alla vigilia del Martedì Grasso. Cosa devono fare i genitori per far divertire i propri bambini all’interno di regole ben precise?
Lo spiegano gli esperti di Psicologia clinica e di Educazione alimentare dell'Ospedale Bambino Gesù di Roma.
La parola Carnevale deriva dal latino "carnem levare", eliminare la carne fino a Carnalia, un'antica festa romana dedicata a Saturno. Poi passando nel Medioevo, per carna aval si indicava il banchetto che si teneva subito prima del periodo di astinenza e digiuno della Quaresima. Durante le settimane del Carnevale erano concesse azioni non permesse in altri periodi dell'anno. Il popolo si divertiva, nascosto dalla maschera, a deridere i governanti, e i nobili a corte, muniti di maschere, si dedicavano a balli e banchetti. Sui carri addobbati o dai balconi, per far festa si era soliti gettare i semi essiccati delle piante, o altri piccoli oggetti, sostituiti poi da coriandoli di carta per rendere meno pericoloso il gioco ai bambini. Nei giorni nostri, il Carnevale ha mantenuto le tante tradizioni del passato.
Oggi il Carnevale ha il suo culmine nei giorni compresi tra il giovedì e il martedì grasso, che precede il mercoledì delle Ceneri, con cui termina il Carnevale e inizia la Quaresima.
Gli psicologi precisano: il carnevale è un gioco che va vissuto come tale, dentro un preciso intervallo di tempo. È un'opportunità, per i più piccoli, di poter essere qualcun altro. Possono vestire i panni di un personaggio a loro caro. Un supereroe, una principessa, un animale. Possono essere un mestiere, giocare con i loro superpoteri, sentirsi belle come in una fiaba. Però, come ogni fiaba che si rispetti, che ci trasferisce in un mondo parallelo fatto di magie, di personaggi fantastici, di luoghi surreali e situazioni indimenticabili, si conclude con… "e vissero per sempre felici e contenti. Fine". È proprio sul concetto di fine e di limite che bisogna insistere con i più piccoli. È un gioco, che come tale si conclude per lasciare spazio alla vita vera, con il ritorno alla identità autentica di ciascuno.
Quando i bambini sono molto piccoli, generalmente sono le mamme a scegliere da cosa vestire il loro bimbo. La loro scelta ricade su maschere che riflettono il modo protettivo che hanno di vedere e percepire il bambino. Per questo la tendenza è quella di optare per qualche animale che ispira dolcezza, come un cucciolo indifeso, che è al tempo stesso simpatico e tenero.
Quando sono un po' più grandi - intorno ai 3 anni - è importante non scegliere più per loro, ma coinvolgerli nella scelta, perché in questa fascia di età hanno la capacità comunicare con chiarezza le loro esigenze. È importante assecondare le loro richieste, seguire le loro inclinazioni, lasciarli liberi di esprimersi. Il Carnevale diventerà quindi un momento di gioco, come gli altri, che sono tanto più utili e formativi quanto più prevedono il coinvolgimento e la partecipazione di mamma e papà, di nonni, fratellini e amici. Un consiglio per i genitori è quello di prepararsi insieme a questo momento, manifestare al bambino adesione, complicità. Per fargli capire che vogliamo non solo condividere un gioco, ma entrare nelle dinamiche che lui stesso sceglierà. I genitori potranno parlare con il bambino del personaggio di cui emulare abiti, volto, gestualità ed espressioni. E potranno comprarli o crearli insieme a lui. Lasciare libero il bambino di usare trucco, colori, vestiti, così che possa sentirsi rassicurato. Attraverso la maschera i bambini assumeranno un'identità diversa; ma ricordare sempre che si tratta di un cambiamento transitorio. In un contesto di finzione spazio-temporanea finita, il bambino può divertirsi e liberare la propria creatività e la sua fantasia. Ci sono bambini che non avvertono l'esigenza di "essere qualcun altro", e che non intendono mascherarsi. È molto importante non costringere il bambino a farlo per forza. Dobbiamo assecondare una sua necessità, non un nostro bisogno.
Dopo gli 8 anni il gioco condiviso con mamma e papà si trasforma in una dinamica di gruppo, dove lo scherzo assume un'importanza centrale. Fino all'età di 7-8 anni, l'emulazione attraverso la maschera diventa essa stessa il gioco. Crescendo invece non si mirerà tanto ad assumere identità differenti, quanto piuttosto a divertirsi con i propri amici, all'interno della classe, o della comitiva.
Il divertimento sarà ridere, scherzare far spaventare i propri amici in un momento da condividere con loro.
Il Carnevale è il periodo degli eccessi e buona parte di questi riguardano da sempre il cibo. I nutrizionisti suggeriscono: i dolci caratteristici del Carnevale si uniscono ai momenti di gioia e di festa tipici di questo periodo e quindi sicuramente non possiamo vietarli. Questo sta a significare che devono rimanere limitati a questo particolare periodo e che non vengano mangiati tutti i giorni durante il periodo dedicato al Carnevale.
Ogni regione ha le sue ricette tipiche le cui origini sono molto antiche, legate nella preparazione da regole ben precise: i dolci sono a base di pasta fritta. Nella preparazione risulta importante l'olio utilizzato, la qualità, la cottura, la provenienza, il tipo di spremitura, soprattutto è di fondamentale importanza la temperatura di frittura. Infatti, nelle fritture una delle accortezze da valutare è il punto di fumo. Il punto di fumo è la temperatura oltre la quale l'olio rilascia sostanze volatili tossiche quali acroleina, acrilammide potenzialmente cancerogene. L'acrilammide è una sostanza chimica che si forma spontaneamente negli alimenti amidacei durante i processi di cottura – sia a livello casalingo che industriale - ad alta temperatura (intendendo a temperature superiori a 120 °C). Dal momento che l'acrilammide e la glicidammide, suo metabolita, sono genotossiche e cancerogene, qualsiasi livello di esposizione presenta potenzialità in grado di danneggiare il DNA e far insorgere il cancro, per tale motivo l'Autorità Europea Per La Sicurezza Alimentare (EFSA) non ha ritenuto utile stabilire una dose giornaliera tollerabile negli alimenti. La regola migliore sarebbe di mangiare solo il fritto fatto in casa, in modo da poter davvero controllare l'olio utilizzato oppure affidarsi a produttori conosciuti e seri. La logica di questa usanza è legata ai festeggiamenti del passato, ai quali erano presenti moltissime persone e si dovevano preparare dolci veloci e a basso costo. I più classici sono le frappe, gli struffoli, le castagnole, le bombe – in ogni paese vengono chiamati in modo diverso a seconda delle località - e sono preparati con un impasto di farina, acqua, uova, burro e zucchero, tirati in sfoglia sottile e fritti, oppure in forma tondeggiante ripieni di creme. Anche in questo caso, il momento è tanto più istruttivo quanto più si coinvolge il bambino nella preparazione dei dolci. La cucina diventa in questo modo, per il bambino, luogo di scoperta, per imparare cose nuove e dare il via alla fantasia nel creare dolcetti dalle forme più varie (buffe maschere, animaletti, clown…), che poi compiaciuto assaggerà con tutta la famiglia.
La realizzazione delle ricette consente ai bambini di confrontarsi con regole, misure, tempi e ricostruire sequenze logico-temporali delle esperienze effettuate. Essendo dolci piuttosto pesanti, spesso le mamme li proibiscono ai bambini in sovrappeso. Le società scientifiche evidenziano da tempo che nessun cibo deve essere demonizzato, ma abilmente inserito all'interno di sane abitudini dietetico-comportamentali. Il genitore dovrà scegliere, per le preparazioni dei dolci fatti in casa, materie prime sane e di qualità. I giorni di martedì e giovedì grasso, se il bambino parteciperà alle feste, sarà opportuno guidarlo a non esagerare nelle porzioni dei dolci assunti e delle bevande zuccherate. Per compensare qualche dolcino di troppo non è un comportamento utile saltare il pasto, imporre digiuni o regimi alimentari restrittivi, ai bambini come agli adulti. Un'attenzione sarà posta ai pasti consumati prima e dopo il momento conviviale. Utile l'adozione di un menù unico familiare, sano e leggero, condiviso da tutti i componenti della famiglia, a base degli alimenti della nostra dieta mediterranea, patrimonio dell'Unesco. In questo modo la famiglia, come in tutti gli ambiti della vita dei piccoli, diventa un modello educativo attraverso la condivisione e l'esempio.
No quindi proibizionismi e divieti, ma un percorso in cui il bambino possa diventare protagonista della sua crescita. Il Carnevale, in questo modo, da festa "a tempo" che inizia e finisce sarà per il bambino anche occasione di conoscenze e acquisizioni permanenti, opportunità di nuove conoscenze, piacevoli apprendimenti e validi comportamenti.
Domanda al medico specialista gratis

Andrea Sperelli
12/02/2018



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