Come sconfiggere la cellulite

Una guida per vincere l'inestetismo più odiato

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Keywords | cellulite, grasso, dieta,

La cellulite è una vera maledizione che colpisce milioni di donne e le induce a imprese disperate pur di ottenere qualche piccola rivincita contro quella che appare come una condanna ineluttabile.
Innanzitutto qualche consiglio: abituarsi ad una dieta che privilegi la frutta, verdure, cereali e legumi per apportare quella dose di vitamine e fibre in grado di ostacolare la ritenzione di liquidi e favorire l'eliminazione delle scorie; bere due litri di acqua al giorno in modo da eliminare i liquidi in eccesso; fare movimento, dedicandosi allo sport o semplicemente camminando di più; non indossare abiti troppo stretti né scarpe dai tacchi troppo alti; se seduti assumere una posizione eretta per mantenere il tono degli addominali e ricordarsi di cambiare spesso posizione. Cercare comunque di stare seduti il meno possibile.
Ma come si combatte la cellulite?
Prima di tutto a tavola. Mangiando molta frutta (albicocche, cachi, agrumi) e molte verdure (spinaci, carote, calvolfiori, peperoni) ricchi di vitamine A e C. Queste vitamine contrastano efficacemente la comparsa della cellulite: la prima perché mantiene l'elasticità del tessuto connettivo, la seconda perché nutre i tessuti. Utilissime anche le vitamine B, contenute in riso e cereali integrali. Infine, acqua a volontà! Escludere formaggi grassi, salse, cioccolato, fritti, salumi e insaccati (eccetto prosciutto magro e bresaola). Con moderazione: uova, riso e pasta integrali, gelati di frutta, tè, caffè. In secondo luogo, facendo esercizio fisico. Se non si ha la possibilità di muoversi, allora simulare i movimenti di una camminata stando sul posto. Posare bene la pianta del piede a terra; muovere le braccia con ampiezza. Durata di almeno 5 minuti. Sdraiarsi su un fianco, poggiando a terra la mano libera. La gamba a terra è flessa, l'altra tesa in alto, con il piede a martello. Espirando, sollevare la gamba in alto; inspirando abbassarla a terra. Ripetere 15 volte per parte. In ginocchio, con gli avambracci a terra, il capo è flesso in avanti. Espirando, sollevare indietro una gamba, con il ginocchio piegato a 90°. Inspirando, tornare con il ginocchio a terra. Durata: 15 volte per ogni gamba.
Distendersi a terra sul dorso, con le gambe flesse in alto e le mani dietro le cosce: non si deve avvertire tensione alla schiena (eventualmente, flettere maggiormente le gambe). Espirando, eseguire 10 rotazioni dei piedi in un senso, poi nell'altro. Ripetere per 5 volte.
Passiamo ora in rassegna le altre alternative che sono di aiuto per abbattere definitivamente questa difficoltà che crea fastidio e danno alle donne. Sviluppiamo una pista di indagine relativa ai trattamenti fisici, farmacologici e chirurgici.
Trattamenti fisici. Il massaggio svolge un ruolo importantissimo nel trattamento, oltre che nella prevenzione, della cellulite. È un completamento necessario a qualunque terapia medico estetica rivolta alla riduzione di questo fenomeno. Va attuato con frequenza bi o trisettimanale e si prefigge più di uno scopo, dovendo essere eseguito con diverse modalità. Fra le numerose possibilità il "linfodrenaggio" manuale serve a ridurre l'edema tissutale ed a stimolare la circolazione venosa e linfatica; l'impasto e la frizione invece, eseguiti senza violenza, evitando di causare ematomi che oltre ad essere antiestetici possono fare da substrato per la formazione di nuove aree di fibrosi, permettono di ridurre la componente fibrosa della zona cellulitica e attivare il microcircolo arterioso, promuovendo lo scambio di ossigeno e aumentando il livello metabolico locale. Altre tecniche poi consentono di ottenere un vero e proprio rimodellamento della figura, molto graduale e indolore, privo dei rischi connessi con metodiche più invasive.
Né va tralasciato il massaggio "connettivale" reflessogeno che consente di trattare l'organismo, migliorandone la dinamica circolatoria. Durante il massaggio inoltre si possono utilizzare prodotti contenenti sostanze vasoattive o attivatrici del metabolismo dell'adipocita, che aggiungono la loro azione terapeutica a quella già importante che esso esprime.

La "pressoterapia" ha un ruolo ausiliario rispetto al massaggio e trova la sua indicazione principale in quei quadri di edema degli arti in cui sia presente una prevalente componente linfatica. Consiste nell'applicare, mediante appositi manicotti o gambali pneumatici, una pressione intermittente e sequenziale sulla zona da trattare. In tal modo, oltre ad una immediata azione di drenaggio, si ottiene un progressivo aumento dell'efficacia del circolo linfovenoso per l'apertura di numerose anastomosi (collegamenti). In genere per ottenere un risultato occorrono tempi abbastanza lunghi, dell'ordine di qualche mese, con una frequenza di sedute bisettimanali, ma i risultati sono prolungati e richiedono solo saltuari cicli di riattivazione.
La "idroterapia" si basa sull'uso di acqua con o senza aggiunta di sostanze attive, sfruttata con metodiche di idromassaggio e di sfruttamento delle sue componenti termiche, il caldo ed il freddo. Ciò allo scopo di attivare soprattutto il microcircolo e i metabolismi locali. L'"ozonoterapia" sfrutta alcune proprietà di questo gas, in pratica un derivato dell'ossigeno puro, che svolge un'azione lipolitica (scioglimento dei grassi), antinfiammatoria o ossigenante. La sua somministrazione avviene in genere per via sottocutanea o con autoemoterapia, ossia dopo aver arricchito con la miscela ozono-ossigeno del sangue estratto dallo stesso paziente e quindi reinfuso; raramente si utilizza la via parenterale. Va ricordato che l'ozono è irritante per le vie respiratorie.

La "laserterapia" ha avuto una grande popolarità negli anni passati per il trattamento della cellulite, ma il suo ruolo rimane quello di un completamento ad altre terapie, dato che la sua azione nei confronti di questo inestetismo si esprime principalmente con un aumento della efficienza della microcircolazione sanguigna e linfatica. Allo scopo si utilizzano laser a bassa potenza per trasmettere energia ai tessuti da trattare, con una frequenza in genere bisettimanale.
Gli "ultrasuoni", fra i mezzi fisici, svolgono un ruolo assai valido nella terapia di questo disturbo, anche se non risulta essere perfettamente chiaro il meccanismo di azione. Il risultato è comunque un indiscutibile miglioramento della sofferenza circolatoria, con notevole riduzione della fibrosi, per cui pare che l'indicazione principe per questa terapia sia proprio data da quelle zone di cellulite più dure e resistenti ad altro tipo di trattamento.
Una recente innovazione nel trattamento della cellulite con ultrasuoni è data dalla "idrolipoclasia" ultrasonica in cui si sfrutta la proprietà dell'energia trasmessa con ultrasuoni di aumentare la quantità di moto delle particelle d'acqua. Questa (in soluzione fisiologica sterile) viene introdotta in piccole quantità con tecnica mesoterapica nell'ambito della zona da trattare. Il risultato consiste in un più rapido riassorbimento dell'adiposità e dell'edema, specie con l'ausilio di un valido massaggio drenante e modellante dopo ogni trattamento.

Altra recente introduzione nel mondo della terapia degli accumuli adiposi è la "elettrolipolisi". Si tratta di una metodica che sfrutta la polarizzazione dei tessuti ottenuta col passaggio di corrente elettrica, a bassissima tensione, fra due o più aghi infissi parallelamente alla cute nella sede da trattare. L'azione più evidente è una immediata perdita di liquidi interstiziali, per cui dopo ogni seduta si assiste a diuresi profusa, seguita da riduzione di volume degli adipociti. Trova quindi indicazione principe nel trattamento delle adiposità localizzate con importante componente edematosa, verso cui svolge un'azione rapida ed efficace, specie se integrata con massaggio e mesoterapia.
Altre applicazioni delle proprietà dell'elettricità sono da anni utilizzate in fisioterapia, ma sono anche estremamente utili in medicina estetica: la "magnetoterapia" consiste nell'indurre intorno all'area da trattare un campo magnetico, che favorisce l'eliminazione dei liquidi in eccesso contenuti nell'interstizio e nelle cellule ematose; la "elettrostimolazione" sfrutta la possibilità di indurre con opportune stimolazioni elettriche la contrazione dei gruppi muscolari, migliorandone la forza ed il tono e contribuendo al rassodamento dei tessuti, anche se non può sostituire completamente l'esercizio fisico per i numerosi benefici meccanismi di stimolazione cardiaca, respiratoria e circolatoria che quest'ultimo comporta.
Trattamenti farmacologici. Si tratta di tecniche che sfruttano le proprietà di alcune sostanze di agire sulla lipodistrofia e sulle patologie più comunemente associate. Tra i prodotti che nel tempo si sono rivelati di maggior utilità possiamo mettere in evidenza alcuni gruppi, suddivisi per tipo di azione: stimolatori del metabolismo locale, lipolitici, antiedema, antinfiammatori, diuretici, vasoprotettori, vasoattivi, anestetici (utilizzati per rendere meno dolorose le somministrazioni). Si tratta di sostanze presenti in natura, di ormoni, di prodotti di sintesi, di sali minerali, prodotti omeopatici e di cosmetici che vengono utilizzati singolarmente o in cocktail e somministrati, oltre che in creme per massaggio, con due metodiche principali: la "ionoforesi" sfrutta la caratteristica fisica delle molecole di ionizzarsi, presentando una carica elettrica, per cui se inserite in un campo elettrico tenderanno a diffondersi e migrare in direzione del polo di segno opposto. Il campo viene creato fra coppie di piastre poste a contatto con la cute del paziente sulla zona da trattare ed imbevute di una soluzione contenente i principi attivi la cui azione si ritiene più adatta. Si tratta di un campo a bassissima tensione applicato per tempi discretamente lunghi per favorire il passaggio delle sostanze attraverso la barriera cutanea, tanto più difficoltoso quanto maggiore è il loro peso molecolare.
La scelta delle sostanze attive va individualizzata sulla base delle caratteristiche dell'accumulo adiposo presente e sulle cause che hanno portato al suo verificarsi, spesso anche procedendo per tentativi sino a trovare la combinazione di maggiore efficacia dell'individuo.

La "mesoterapia" si può dire sia in assoluto uno dei più antichi, ma anche più efficaci, metodi per il trattamento della cellulite. Mediante aghi di lunghezza variabile, in genere 4 o 6 mm, si introduce, per il tramite di numerose punture, un cocktail farmacologico all'interno dell'area patologica, ottimizzando così sia il dosaggio che la distribuzione dei farmaci. All'azione farmacologica diretta se ne aggiunge un'altra riflessa, mediata proprio dal meccanismo della multipuntura, che già di per sé induce una notevole stimolazione microcircolatoria, come si realizza dalla comparsa di iperemia (arrossamento cutaneo) anche dopo punture eseguite senza farmaci. Senza una fase mesoterapica è difficile che un trattamento anticellulite sia completo e in effetti, già solo con l'adozione di mesoterapia e massaggio, unitamente alle sempre indispensabili norme di vita, si ottengono dei risultati eccellenti.

Trattamenti chirurgici. Si tratta di un capitolo complesso e tuttora in evoluzione, dato che va incluso nel tema ben più ampio del "body sculpturing", ovvero del tentativo di scolpire una immagine corporea come noi vorremmo che fosse, utilizzando tutte le tecniche a disposizione, incluse quelle di pertinenza della chirurgia plastica, rimodellando volto, seni, addome, arti, sino ad ottenere un ipotetico ideale di bellezza, bene effimero e a volte forse sopravvalutato.
Qui ci limitiamo ad esaminare la tecnica più utile per il trattamento degli accumuli adiposi e della cellulite, evitando temi quali la chirurgia dell'obesità e la chirurgia plastica cosmetica.
Un cenno però va fatto al trattamento chirurgico delle varici e dell'insufficienza venosa, dato che spesso si tratta di quadri associati e causati della lipodistrofia. Va tenuto presente che, prima di procedere al trattamento definitivo e chirurgico di aree adipose, occorre curare la malattia varicosa, anche se solo agli stadi iniziali, altrimenti permarrebbero quelle alterazioni della dinamica circolatoria venosa che, avendo causato il primitivo instaurarsi del fenomeno, non tarderebbero a favorirne il ripetersi.
La "liposuzione" è la tecnica più conosciuta, diffusa ed efficace per il trattamento delle adiposità localizzate, purché utilizzata con una indicazione esatta, e non come un comodo sostituto del controllo alimentare, dell'esercizio fisico e delle metodiche meno cruente, dato che altrimenti i suoi risultati sarebbero scarsi e poco durevoli. Consiste nell'aspirazione, attraverso apposite cannule introdotte tramite minime incisioni, delle zone adipose che permangono ad onta di altre terapie. L'intervento, perché si tratta di un vero intervento chirurgico, richiede una mano esperta ed un ottimo senso delle proporzioni per ottenere un passaggio naturale dalle zone trattate a quelle non sottoposte a suzione. Dopo l'intervento occorre indossare per un certo tempo delle guaine contenitive che aiutano durante la fase di cicatrizzazione a modellare la zona nel senso voluto e riducono le complicanze quali edema ed ematomi. I rischi della liposuzione sono modesti, se la tecnica anestesiologica e quella chirurgica sono corrette, tanto che per aree piccole si può anche utilizzare l'anestesia locale; però sono presenti, soprattutto se essa viene affrontata con superficialità da professionisti che non abbiano maturato una sufficiente esperienza sotto la guida di colleghi con maggiore pratica.
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Andrea Sperelli
11/10/2018



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