Lo zucchero è un killer

Limitare a 50 grammi il suo consumo

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Keywords | zucchero, cuore, insufficienza,

Lo zucchero ha conseguenze amare sulla nostra salute. Anche in chi al momento si trova in perfetta forma. Lo dice uno studio pubblicato su Clinical Science da un team dell’Università del Surrey, nel Regno Unito.
Gli scienziati inglesi hanno esaminato due gruppi di uomini con molti o pochi grassi a livello del fegato. I due gruppi, formati rispettivamente da 11 e 14 persone, hanno seguito un’alimentazione a bassi o alti livelli di zucchero per un periodo di 12 settimane.
La prima dieta prevedeva l’assunzione di non più di 140 calorie provenienti dallo zucchero, mentre l’altro regime alimentare ne prevedeva 650. Gli uomini con un elevato livello di grasso epatico che avevano consumato molti zuccheri mostravano cambiamenti nel metabolismo dei grassi associati a un aumento del rischio cardiovascolare, di infarto e ictus.
I dati indicano che il rischio aumentava anche nel gruppo di uomini con un basso livello di grasso nel fegato.
Anche uno studio pubblicato su Cell Reports da un team dello University College di Londra e condotto sui moscerini della frutta conferma gli effetti negativi dello zuccero.
In media, questi insetti vivono circa 90 giorni. Due gruppi di moscerini hanno fatto parte della sperimentazione: al primo, per le prime 3 settimane di vita, i ricercatori hanno somministrato una dieta ricca di zuccheri per passare poi a un regime alimentare sano. Al secondo gruppo è stata invece somministrata una dieta equilibrata fin dall'inizio.
I risultati indicano che i moscerini del primo gruppo vivevano in media il 7 per cento di tempo in meno rispetto agli esemplari del secondo gruppo. Gli zuccheri hanno l'effetto di riprogrammare l'attività di geni importanti per l'aspettativa di vita, ad esempio il gene FOXO.
Secondo le raccomandazioni della Food and Drug Administration americana non si dovrebbe andare oltre un consumo di 50 grammi di zucchero al giorno, ovvero circa il 10 per cento delle calorie quotidiane previste per un adulto sano. Di recente, invece, l'Oms ha suggerito di scendere al 5 per cento.
Secondo gli esperti, per le donne il limite dovrebbe scendere di un terzo, mentre per i bambini sotto i 3 anni il limite consigliato è di 25 grammi al giorno. Il problema principale però è rappresentato dagli zuccheri aggiunti che non vediamo.
Frank Hu, uno dei medici che hanno prodotto le nuove raccomandazioni, spiega: «C'è molto zucchero aggiunto nascosto nei nostri cibi, e non solo in quelli dolci. Al momento le etichette riportano solo lo zucchero totale, ma la Fda vuole cambiarle per aiutare i consumatori».
A confermare la pericolosità dello zucchero è anche una ricerca dei Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta pubblicata su Jama Internal Medicine. Secondo i dati, chi assume un quarto delle calorie totali dallo zucchero ha un rischio tre volte maggiore di problemi cardiovascolari rispetto a chi ne assume il 10 per cento.
Un gruppo di ricercatori inglesi ha lanciato la campagna Action on Sugar con l'obiettivo di spingere le industrie alimentari a ridurre del 30 per cento la quantità di zucchero presente nei loro prodotti.
Secondo Simon Capewell, docente di Epidemiologia presso la University of Liverpool, «si deve agire in fretta, per cambiare l'atteggiamento di un'industria alimentare che pensa ai profitti e non alla salute».
Uno studio dell'Health Science Center presso l'Università del Texas di Houston ha evidenziato la pericolosità di una molecola contenuta nello zucchero che può condurre all'insufficienza cardiaca e di conseguenza, in alcuni casi, al decesso.
Lo studio ha segnalato il rischio legato al metabolita del glucosio G6P (Glucosio 6-fosfato), fonte di stress per l'apparato cardiovascolare e assumibile, oltre che attraverso lo zucchero, anche consumando troppo amido.
Il dott. Heinrich Taegtmeyer, docente di cardiologia presso l'ateneo texano e autore dello studio, sottolinea il rischio connesso con l'insorgenza dell'insufficienza cardiaca: «Il trattamento è difficile. I medici possono somministrare diuretici per controllare il sangue, beta-bloccanti e ACE-inibitori per abbassare lo stress sul cuore e permettere un pompaggio più efficiente. Ma soffriamo ancora di statistiche terribili e nessun nuovo trattamento negli ultimi 20 anni».
L'analisi, pubblicata sul Journal of the American Heart Association, è stata condotta su modello animale e su alcuni tessuti cardiaci prelevati da pazienti che avevano subito l'impianto di un pacemaker.
Il team diretto da Taegtmeyer ha scoperto che G6P era responsabile del danno cardiaco in tutti i casi: «Quando il muscolo cardiaco è già provato da pressione alta o altre malattie, e si assume troppo glucosio, si opera una sorta di colpo di grazia», ha spiegato il ricercatore.

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Arturo Bandini
10/10/2017



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