Latte materno: cibo, medicina, prevenzione

Il punto degli esperti sulle potenzialità inesplorate del Golden Milk

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Keywords | latte, allattamento, seno,

Nove scienziati, 450 delegati da tutto il mondo, due giorni intensi e una domanda: non è arrivato il momento di porre il latte materno e l’allattamento al seno al centro dell’agenda politica in tema di salute?
Se ne è discusso al XII Simposio Internazionale sull’allattamento al seno e sulla lattazione di Medela, svoltosi a Firenze.
In sintesi, i contenuti dei nove interventi: dalle nuove speranze per i malati oncologici grazie ad HAMLET, il complesso molecolare nel latte materno in grado di uccidere 40 tipi di cellule tumorali, ai benefici del latte materno su malattie, deficit di attenzione, disturbi del sonno e sviluppo intellettivo; dal ruolo fondamentale delle banche del latte donato all’importanza del supporto all’allattamento per le neomamme, spesso non sufficientemente informate ed accompagnate in questa delicata fase della vita del proprio bambino.

BAMBINI ALLATTATI AL SENO IMMUNI DALL’ENTEROCOLITE NECROTIZZANTE
«In Svezia, dove la quasi totalità dei bambini è allattata al seno, non si registrano praticamente casi di enterocolite necrotizzante (NEC), anche nei prematuri. Possiamo cercare di minimizzare le differenze, ma non riusciremo mai a eguagliare i benefici del latte materno», afferma il prof. Bo Lönnerdal, Direttore del Dipartimento di nutrizione pediatrica dell’Università della California, a Davis, i cui lavori determinanti sulle proteine del latte umano ne hanno evidenziato la bioattività.
La lattoferrina, per esempio, uccide lo streptococco, riducendo la diarrea nei neonati; la proteina α-lattoalbumina stimola il sistema immunitario, consentendo la creazione di un microbioma intestinale sano e favorendo l’assorbimento di micronutrienti vitali per i neonati. Le proteine delle membrane dei globuli di grasso (MFGM) funzionano come agente antinfettivo, migliorando concretamente lo sviluppo cognitivo all’importante traguardo dei dodici mesi. Molto più presente nel latte umano che in quello vaccino, l’osteopontina supporta il sistema immunitario e protegge lo sviluppo cerebrale. I bioattivi combinati delle proteine del latte materno migliorano i risultati intellettivi a lungo termine, riducendo obesità, diabete e malattie cardiovascolari e garantendo benefici duraturi ai neonati allattati al seno.

HAMLET, IL COMPLESSO ANTI-CANCRO SCOPERTO NEL LATTE MATERNO
«All’inizio volevamo comprende le proprietà antibatteriche del latte, poi casualmente abbiamo notato che le cellule tumorali venivano indotte all’apoptosi. Oggi siamo vicini a una terapia antitumorale di nuova generazione derivata completamente dal latte umano». La prof.ssa Catharina Svanborg, Docente di Immunologia clinica all’Università di Lund, in Svezia, ha dedicato oltre vent’anni a isolare e sviluppare HAMLET (α-lattoalbumina umana resa letale per le cellule tumorali), un complesso proteico-lipidico contenuto nel latte materno che si è dimostrato in grado di uccidere in vitro oltre quaranta tipologie di cancro, riducendo le dimensioni dei glioblastomi (tumori cerebrali invasivi) e del tumore alla vescica e al colon nei ratti e dimostrando di proteggerli dallo sviluppo di quello al colon. Negli esseri umani, ha consentito una rapida diminuzione del cancro alla vescica e di alcuni tumori virali della pelle. La fase successiva comprenderà trial clinici (tumore alla vescica e alla cervice), produzione su larga scala, test tossicologici e l’approvazione da parte degli enti regolatori. Una nuova speranza per i pazienti oncologici: HAMLET è infatti in grado di uccidere unicamente le cellule cancerose, senza i dannosi effetti collaterali delle terapie oggi a disposizione.

LA RICETTA DEL LATTE MATERNO, UNICA E ORIGINALE: OGNI SPECIE ANIMALE HA LA SUA
«L’allattamento al seno si è modificato ed è evoluto in oltre trecento anni. Il latte umano è grasso proveniente dalle riserve della madre, che ricava i minerali dalle ossa, trasformando letteralmente parti del suo corpo in nutrimento per il bambino. I mammiferi sono gli unici in grado di farlo, così come sono gli unici a presentare la capacità di suzione. Fra loro, ogni specie, ogni società e ogni madre si è adattata in modo specifico all’ambiente circostante e così anche il latte». La prof.ssa Katie Hinde (Centro per l’evoluzione e la medicina dell’Università Statale dell’Arizona, Direttore del Laboratorio di Lattazione Comparativa del Centro nazionale della California di ricerca sui primati) si dedica da anni alla ricerca sull’evoluzione di mammiferi ed uomo e sulla specificità del latte delle diverse specie. Le foche allattano solo quattro giorni, gli orangotanghi nove anni e i primi ominidi per un periodo analogo a quello delle madri moderne, come dimostrano indagini odontoiatriche su reperti preistorici. Gli ormoni e i bioattivi del latte materno indicano al cervello del neonato come definire le priorità per il suo sviluppo. Le foche ricevono grasso, gli orangotanghi restano accanto alla madre, gli umani richiedono il latte più complesso in assoluto per alimentare un cervello altrettanto complesso che compete, gioca, inventa e progetta piani per il futuro. Nulla di sorprendente per una scienziata il cui intervento in una TED Talk, “What We Don’t Know About Mother’s Milk», cosa non sappiamo sul latte materno, ha conquistato 427.000 visualizzazioni in una sola settimana.

LA MORTE IMPROVVISA DEI LATTANTI SI PUO’ PREVENIRE, ECCO IL PROTOCOLLO
«Nulla è più importante del contatto pelle a pelle, del latte materno e dell’allattamento al seno per il bambino e la madre nelle prime ore, giorni e mesi di vita: ma se ciò provoca una tragedia, non c’è niente di peggio». Il dott. Riccardo Davanzo (Reparto di neonatologia, Trieste, e Presidente del Tavolo Tecnico sull’Allattamento al seno del Ministero della Salute) ha sottolineato il collegamento fra le rare ma tragiche morti di prematuri e neonati perfettamente sani e pratiche apparentemente innocue, come condividere il letto e persino l’allattamento al seno e il contatto pelle a pelle in posizioni specifiche nelle prime ore, giorni o mesi di vita.
SIDS (Sindrome da morte improvvisa del lattante) e SUPC (Sudden Infant Collapse) sono spesso tragedie prevenibili: il dott. Davanzo ha messo a punto un protocollo ospedaliero e delle linee guida da seguire dopo il ritorno a casa per aiutare medici, infermieri e genitori a vigilare sulle condizioni del bambino durante le prime ore e giorni di vita nel contatto pelle a pelle e nell’allattamento, adottando pratiche sicure per sonno e nutrizione nei delicati primi tre mesi.

IL LATTE MATERNO È LA MEDICINA MIGLIORE PER I NEONATI PREMATURI
«Il latte materno è la migliore medicina per i neonati prematuri. Ecco cosa dico in ospedale a tutte le madri preoccupate. Dentro di loro hanno il potere di aiutare i loro bambini. D’altra parte, se la madre non è in grado di produrre latte, sono convinto che suo figlio non debba essere privato dei suoi benefici unici. La soluzione più adatta è quindi ricorrere a una donatrice. Ora possiamo far sì che questo latte sia ancora migliore, attraverso una pastorizzazione che lo renda sicuro dal punto di vista dell’igiene, senza distruggerne i nutrienti e le numerose proprietà bioattive». Il prof. Guido, primo Presidente della European Milk Bank Association e Presidente dell’Associazione Italiana Banche del Latte, Medaglia d’oro della Città di Milano per la sua attività scientifica e sociale, sta sviluppando un macchinario per la pastorizzazione rapida e a temperatura elevata che permetterà di mantenere inalterate proteine essenziali, oligosaccaridi, ormoni e altre proprietà bioattive del latte umano, per nutrire ancora meglio i bambini che devono fare affidamento sul latte di una donatrice, in particolare nei primi giorni, i più delicati.

IL RUOLO FONDAMENTALE DEI PADRI NELLA FASE DI ALLATTAMENTO
«Per le prime due settimane dopo il parto le madri dovrebbero mangiare, dormire e allattare, lasciando letteralmente ogni altra incombenza ai padri, che hanno un ruolo fondamentale nell’aiutarle a iniziare e portare avanti l’allattamento». La prof.ssa Diane Spatz (Università della Pennsylvania, Direttore del Programma di Lattazione del Children’s Hospital di Philadelphia, vincitrice del Lifetime Achievement Award della National Association of Neonatal Nurses, USA) ha conquistato il pubblico con il suo appassionato appello per un nuovo approccio alla comunicazione del valore del latte umano alle madri, fornendo loro tutto l’aiuto possibile per sostenerle nel viaggio dell’allattamento. Il suo modello in dieci fasi per trasformare ospedali, case e società in paradisi dell’allattamento ha cambiato la vita di molti neonati e delle loro madri nei Paesi più diversi, dagli Stati Uniti alla Tailandia, passando per l’India. «L’allattamento è sempre naturale? No, potrebbe costare fatica. Dirlo alle madri le può aiutare. Le ricerche dimostrano che se le donne e le loro famiglie comprendono quanto sia essenziale, sono può preparati ad affrontarne le sfide». Dalla presenza dei padri e di altre figure di riferimento alla formazione infermieristica, sessioni di gruppo, visite a domicilio e assemblee regionali, queste sono le ragioni per cui il modello in dieci fasi della prof.ssa Spatz fornisce delle misure concrete per aiutare nell’allattamento anche le madri con bambini in terapia intensiva.

IL POTERE DEL LATTE MATERNO: FORTIFICA IL CUORE, AUMENTA IL Q.I, POTENZIA I MUSCOLI
«Bambini con un cuore più forte, un cervello più intelligente, più muscoli, un maggiore controllo del comportamento e più belli: il potere dell’allattamento». La prof.ssa Donna Geddes (Università dell’Australia Occidentale, la ricercatrice che ha rivelato attraverso gli ultrasuoni la vera anatomia interna del seno in allattamento dopo centosessanta anni di un falso modello) ha saputo riassumere perfettamente il concetto in questa breve affermazione. L’allattamento al seno non solo migliora lo sviluppo cognitivo e aiuta la formazione della massa muscolare, ma permette la creazione di un sistema cardiovascolare sano che garantisce ai neonati una vita futura migliore. L’atto stesso dell’allattare rinforza la struttura ossea craniofacciale nei punti chiave sottoposti a maggiore pressione, aiutandola a formarsi correttamente ed evitando il tipico “viso schiacciato” e i denti rovinati da malocclusione. I bambini allattati al seno, di conseguenza, hanno un aspetto migliore e, ancora più importante, possono evitare problemi come l’ADHD (Disturbo da deficit dell’attenzione/iperattività) e altri disturbi neurologici che possono essere legati a una malformazione. I recenti studi della professoressa si sono concentrati sui neonati prematuri, con una struttura craniofacciale meno resistente e suscettibile a malformazione in assenza di allattamento al seno. Nuove ricerche che smentiscono la convinzione comune secondo la quale la bocca di questi bambini sarebbe troppo debole per succhiare un quantitativo sufficiente di latte della madre. Pare, invece, che il più delle volte semplicemente non si lasci il neonato abbastanza tempo attaccato al seno materno. Al momento la dottoressa sta mettendo a punto degli interventi fondamentali con dei para-capezzoli per aiutare i piccoli prematuri ad attaccarsi più facilmente, per nutrirsi al seno prima e più a lungo.

NEONATI PREMATURI PIÙ FORTI CON IL LATTE MATERNO
«Le proprietà mediche e nutritive del latte materno possono cambiare la vita dei neonati prematuri anche più di quella dei bambini nati a termine. Dobbiamo stabilire una volta per tutte le misurazioni e le procedure più corrette per garantire ai prematuri tutti i vantaggi del latte umano». Il prof. Luigi Corvaglia (Pediatra all’Università di Bologna; Unità di terapia intensiva neonatale, Ospedale Sant’Orsola Malpighi, Bologna; Banca del Latte Bologna) ha rilevato come, basandosi sull’alimentazione con latte in polvere, le misurazioni convenzionali della crescita in neonatologia mostrino nei prematuri un drastico incremento (principalmente paffutezza), mentre i neonati allattati al seno hanno uno sviluppo più graduale. I valori relativi a una crescita sana e le valutazioni cognitive a due e cinque anni, tuttavia, dimostrano chiaramente che i prematuri allattati al seno sono più sviluppati dei piccoli alimentati con latte in polvere. L’allattamento al seno, inoltre, riduce di molto l’insorgenza di malattie mortali per i prematuri come l’enterocolite necrotizzante. Condividendo alcune storie commoventi dei molti bambini salvati dalla Banca del Latte a Bologna e in tutta Italia, il dott. Corvaglia ha presentato nuovi valori di crescita e regimi alimentari per garantire ai neonati il latte di una donatrice nel caso la madre non possa fornirlo.

PREMATURI, UN PROTOCOLLO PER AIUTARE I NEO-GENITORI A NON TEMERE IL RITORNO A CASA
«Non ci concentriamo sul risultato per il neonato, ma per la famiglia in generale, perché la salute e la felicità del bambino a lungo termine dipenderà da quelle dei suoi genitori. È molto grave quando i genitori hanno paura di portare a casa il loro piccolo dopo una lunga degenza in ospedale, con questo protocollo li aiutiamo». La prof.ssa Karel O’Brien (Pediatra, Sinai Health System, Toronto, Canada) ha collaborato con il prof. Shoo Lee allo sviluppo del Family Integrated Care Model (FICARE), modello famigliare che ha presentato al Simposio. I neonati estremamente prematuri richiedono una degenza in ospedale di circa settanta giorni. L’ambiente della terapia intensiva neonatale, tuttavia, rende difficile anche solo considerare la presenza dei genitori in corsia. Questi ultimi a mala pena possono vedere o tenere in braccio i loro piccoli nati prematuri e sviluppano quindi con loro un legame meno forte, sono più ansiosi e meno preparati a portarli a casa dopo il periodo in ospedale. Un ambiente domestico stressante è negativo tanto per il bambino come per la famiglia.
Il Family Integrated Care Model porta le madri e i padri all’interno del reparto di terapia intensiva neonatale non come visitatori, ma per prendersi cura dei loro bambini a tempo pieno. Oltre all’allattamento, entrambi i genitori sono formati dagli infermieri per utilizzare apparecchiature e strumentazioni mediche essenziali (eccetto terapie e procedure intravenose), ricevono supporto da altri genitori, partecipano a sessioni di gruppo con degli esperti, compilano alcune parti delle cartelle mediche, prendono parte alle decisioni quotidiane e si prendono cura dei loro bambini. Il modello FICARE ha registrato risultati molto incoraggianti per i bambini, aumentando il tasso di allattamento al seno e riducendo stress e ansia da parte dei genitori, dalla permanenza in ospedale al periodo successivo alla dimissione.

Domanda al medico specialista gratis

Arturo Bandini
19/04/2017



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