Depressione, ketamina spray per curarla

Gli effetti positivi dello stupefacente

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Keywords | depressione, ketamina, glutammato,

Una sostanza stupefacente potrebbe rappresentare il punto di svolta nella ricerca farmacologica indirizzata al trattamento della depressione.
La ketamina, infatti, è una droga pesante ma è anche in grado di aiutare i pazienti depressi a quanto pare. È quanto sostiene ad esempio uno studio dei ricercatori della Janssen Research and Development e della Yale School of Medicine pubblicato sull’American Journal of Psychiatry.
L’analisi ha coinvolto 68 persone a rischio imminente di suicidio, tutte trattate con antidepressivi. A metà di loro è stata inoltre somministrata esketamina (parte della molecola di ketamina) spray, mentre all’altra metà soltanto un placebo.
I pazienti che hanno assunto esketamina hanno mostrato un miglioramento molto più evidente dei sintomi della depressione durante le prime 4 settimane di trattamento. Gli effetti si sono livellati dopo circa 25 giorni.
Secondo gli autori, quindi, il farmaco potrebbe essere utile nelle fasi iniziali del trattamento dal momento che la maggior parte degli antidepressivi comincia ad essere efficace dalle 4 alle 6 settimane successive alla prima assunzione.
La ketamina sembra avere esattamente l’effetto contrario, ovvero ha subito un’efficacia che con il passare delle settimane si riduce.
Anche uno studio di ricercatori dell'Oxford Health NHS Foundation Trust ha evidenziato l'efficacia della ketamina.
In circa il 30 per cento dei casi si sono registrati miglioramenti significativi e duraturi. Nel 15 per cento dei casi, inoltre, il trattamento ha prodotto un effetto benefico di alcuni mesi.
“La ketamina è un metodo promettente per combattere la depressione, funziona in modo diverso dagli altri antidepressivi esistenti. Abbiamo soprattutto voluto verificare che infusioni ripetute non fossero causa di problemi cognitivi", spiegano gli psichiatri dell'università oxfordiana.
Anche una ricerca dell’Icahn School of Medicine di New York ha sperimentato l’efficacia della sostanza su un gruppo di 72 pazienti affetti da depressione resistente ai normali trattamenti. Nella metà dei casi, i partecipanti hanno ricevuto una singola somministrazione del farmaco per via endovenosa, mentre l’altra metà ha costituito il gruppo di controllo con l’assunzione di placebo.
Dopo solo 24 ore il 63,8 per cento dei soggetti del primo gruppo ha mostrato miglioramenti dei sintomi contro il 28 per cento dei partecipanti del secondo gruppo. A distanza di sette giorni dal trattamento le percentuali erano rispettivamente del 45,7 e del 18,2.
“La ketamina continua a mostrare promettenti e significativi risultati nel trattamento della patologia e costituisce una terapia alternativa per quei pazienti con forme gravi e refrattarie forme di depressione", hanno spiegato gli autori sulla rivista Biological Psychiatry.
Un’altra ricerca ha sperimentato l'uso della sostanza per 3 volte alla settimana, verificando un'azione antidepressiva più prolungata che si protraeva per 18 giorni dall'ultima iniezione endovenosa.
Nel 30 per cento dei casi, tuttavia, la ketamina non sembra avere effetto. Ma i ricercatori sono interessati più all'aspetto di base della sperimentazione, ovvero il motivo per cui la ketamina esercita un potere antidepressivo. La ragione è che la sostanza riduce l'azione del glutammato, che nei pazienti affetti dalla malattia e da ansia risulta presente a livelli eccessivi.
Uno studio americano ha peraltro dimostrato un'efficacia ancora superiore di un nuovo composto proprio a base di ketamina per il trattamento della depressione.
I ricercatori, guidati dalla dott.ssa Anita E. Autry del Southwestern Medical Center dell'Università del Texas, hanno pubblicato i risultati del loro studio su Nature. La sperimentazione è stata effettuata finora su modello murino e ha dimostrato che una singola iniezione ha un'efficacia provata già dopo due ore, riducendo i sintomi per due settimane. Spiegano i ricercatori: “l'azione ritardata delle terapie attuali è uno svantaggio e sono necessari antidepressivi ad azione più rapida, soprattutto per i pazienti a rischio di suicidio''.
Il Dipartimento Politiche Antidroga, tuttavia, mette in guardia dai rischi connessi con l'uso indiscriminato della ketamina: “affinché non vi siano malintesi e confusioni è utile chiarire molto bene che la sperimentazione a basse dosi di ketamina in pazienti affetti da depressione maggiore rientra nella ricerca scientifica controllata per uso strettamente medico di tale sostanza. Va quindi precisato molto chiaramente che questo studio, del tutto preliminare, non può giustificare in alcun modo, ancorché auto-somministrato, l'uso di droga da strada a base di ketamina''.
''Varie sostanze stupefacenti – continua il comunicato del DPA – trovano un uso medico, ma va ricordato che le sostanze utilizzate per uso medico vengono prodotte con modalità estremamente controllate dalle aziende farmaceutiche e nonostante portino lo stesso nome di alcune droghe di uso comune, sono prodotti estremamente diversi (sia per la sicurezza che per l'efficacia) da quelle vendute in strada. Il DPA mette in guardia tutte le persone sofferenti di depressione a non utilizzare in alcun modo ketamina per tentare un'autocura assolutamente sconsigliata, non ammessa né opportuna per sintomi o condizioni quali la depressione''.
''Allo stesso tempo – conclude la nota del DPA –, va ricordato il forte potenziale neurotossico della ketamina che è in grado di produrre gravi danni al sistema nervoso centrale e forti alterazioni neuropsichiche che possono mettere seriamente a rischio la vita dei pazienti se utilizzata fuori da un severo ed esclusivo controllo medico''.
In ogni caso, l'eccesso di glutammato deriverebbe dallo stress. Una metanalisi sul neurotrasmettitore prodotta da Maurizio Popoli del Centro di Neurofarmacologia dell'Università di Milano e pubblicata su Nature Review Neuroscience segnala il ruolo fondamentale svolto dal cortisolo, ribattezzato proprio l'ormone dello stress, nell'attivare il glutammato e i suoi recettori.
È evidente quindi l'importanza dello stress nei meccanismi che portano all'insorgenza di disturbi dell'umore come la depressione. Di conseguenza, appaiono fondamentali anche quelle attività che possono in qualche modo tenere a bada lo stress e ridurre il cortisolo prodotto in eccesso, in primis lo sport e le attività fisiche in genere.
Per tutte le persone colpite dal problema, che si manifesta con punte del 25 per cento tra le donne e del 12 fra gli uomini, ci sono quindi nuove speranze per soluzioni che comportino, tra l'altro, terapie farmacologiche meno pesanti.
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Andrea Sperelli
16/04/2018



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