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Fibrillazione atriale più probabile con ivabradina

Il farmaco riduce i battiti cardiaci ma aumenta il rischio del disturbo

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L'ivabradina viene utilizzata per il trattamento dell'angina pectoris e la riduzione dei battiti cardiaci. Una ricerca inglese pubblicata su Heart segnala però il rischio di fibrillazione atriale (AF), più concreto rispetto a quello normale che è pari a 1 caso su 10mila.
Il dott. Ruairidh I. R. Martin, che lavora presso l’Istituto di Genetica Medica della Newcastle University e del Dipartimento di Cardiologia del Freeman Hospital di Newcastle, spiega: «l’ivabradina è stata approvata dall’EMA nel 2005 per il trattamento dell’angina pectoris stabile in pazienti con normale ritmo sinusale intolleranti alla terapia con beta-bloccanti. Nel 2010 l’indicazione è stata estesa ai pazienti con sintomi anginosi non controllati con frequenza in eccesso di 60 bpm nonostante la terapia beta-bloccante. Un’ulteriore indicazione si è avuta nel 2012, per il trattamento dello scompenso cardiaco cronico ...  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | fibrillazione, ivabradina, battito,

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