(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) sul British Journal of Cancer -, un buon programma di screening può ridurre fortemente l’incidenza del melanoma. I risultati hanno mostrato che, nella regione in cui il progetto SCREEN era attivo, all’aumento dell’incidenza del melanoma è seguita una significativa diminuzione di incidenza al termine della stessa. Tale fenomeno era particolarmente evidente nel sesso femminile (gruppo che ha maggiormente aderito alla campagna di screening). Questo studio enfatizza l’importanza dell’attuazione di programmi mirati alla prevenzione ed allo screening, dimostrando che essi hanno un reale impatto nell’incidenza dei tumori della pelle e del melanoma.
Proprio sulla prevenzione si è incentrato l’intervento di Ketty Peris, Direttore della Clinica Dermatologica Universitaria de L’Aquila: “la prevenzione del melanoma inizia anche con un’adeguata esposizione solare. Da un recente studio, che abbiamo condotto in collaborazione con le Università di Graz e l’Arcispedale di Reggio Emilia, emerge, infatti, che circa il 5% di tutti i soggetti con nevi che si espongono al sole applica la crema solare protettiva solo sui nevi piuttosto che sull’intera superficie corporea. Si tratta di un’abitudine profondamente sbagliata poiché solo una minoranza dei melanomi deriva dalla trasformazione maligna di un nevo pre-esistente; la maggior parte di questi tumori insorge invece sulla cute sana. Per una corretta prevenzione – ha concluso la Prof.ssa Peris - è fondamentale, quindi, che l’applicazione delle creme protettive con alto filtro solare avvenga su tutta la superficie cutanea” .
Un altro fronte importante riguarda l’uso indiscriminato dei lettini solari. Citati alcuni studi che pongono in evidenza il nesso fra la tendenza all’abbronzatura artificiale e l’aumento del rischio di insorgenza del melanoma e di altri tumori della pelle.
Il melanoma è un tumore maligno, quello più aggressivo tra tutti i tumori della pelle in termini di mortalità, e colpisce principalmente la popolazione caucasica tra i 40 e i 60 anni: secondo il rapporto AIRTUM 2009 (Registro Italiano Tumori), in Italia ogni anno si registrano circa 14 nuovi casi di melanoma ogni 100.000 uomini, oltre 13 casi ogni 100.000 donne. Il melanoma è in aumento tra i giovani ed è al quarto posto dopo mammella, tiroide e linfoma di Hodgkin. I giovani italiani che convivono con un tumore sono quasi 200.000, di cui 15.391 con melanoma. “Per il melanoma il tasso di sopravvivenza a 5 anni è pari all’81% - ha commentato la Prof. ssa Caterina Catricalà, Direttore del Dipartimento di Dermatologia Oncologia dell’IFO Istituti Fisioterapici Ospitalieri di Roma - ed è fortemente influenzato dallo stadio di avanzamento della patologia. Per questa ragione è fondamentale la diagnosi precoce che prevede, per le persone a rischio, uno screening dal dermatologo munito di dermatoscopio almeno una volta l’anno, un auto-controllo periodico ogni 2-3 mesi di tutta la superficie cutanea e la visita dal dermatologo quando si osserva nel nevo un cambiamento di colore, forma, dimensione oppure quando ne compare uno nuovo”.
Per fortuna ci sono anche buone notizie. La gravidanza non sembra costituire infatti un ulteriore fattore di rischio e di velocizzazione della progressione della malattia, ma al contrario pare incidere in maniera positiva sul decorso. A dimostrarlo è uno studio finlandese condotto su un totale di 334 donne, il 74% delle quali nel corso della propria vita aveva avuto almeno una gravidanza, mentre il 17% erano nullipare. Dai risultati è emerso che la progressione della malattia avveniva nel 14% delle donne con precedente gravidanza e nel 26% delle nullipare, mentre la probabilità di sopravvivenza è risultata essere del 94% nelle donne con pregressa gravidanza e dell’83% nelle nullipare.
Il consiglio è quindi quello di non inseguire ad ogni costo l’abbronzatura, e se proprio si è desiderosi di mostrare una pelle “dorata”, adottare tutte le precauzioni del caso. Una possibile alternativa all’esposizione solare e all’uso dei lettini solari è costituita dalle creme autoabbronzanti, metodo di gran lunga più sicuro. Le creme autoabbronzanti, infatti, producono un’abbronzatura simile a quella naturale attraverso una reazione chimica che avviene nella cute. In persone che hanno questa particolare esigenza è possibile ottenere l’effetto cosmetico desiderato dopo l’applicazione di creme autoabbronzanti, senza dover ricorrere a veri e propri bagni solari. L’applicazione di creme autoabbronzanti deve essere effettuata ogni 1-2 settimane allo scopo di mantenere l’abbronzatura man mano che gli strati superficiali della cute vengono rinnovati. È tuttavia da ricordare che le creme autoabbronzanti non sono protettive nei confronti delle radiazioni UV e i consumatori dovrebbero essere opportunamente avvertiti.
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26/04/2012 Andrea Piccoli


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