(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) qui la maggiore intelligenza, ma serviranno altri studi per confermare questa ipotesi».
Secondo Gallup, inoltre, lo sbadiglio servirebbe a migliorare la vigilanza, il tono muscolare e la frequenza cardiaca attraverso il raffreddamento del nostro organo principe.
I ricercatori dell'Università di Vienna, che hanno collaborato allo studio, e quelli americani hanno realizzato due tipi di test, il primo dei quali prevedeva la misurazione della frequenza dello sbadiglio durante l'estate e l'inverno. Il secondo test, condotto in Arizona, ovvero in un ambiente con un clima caldo e secco, si basava sull'osservazione del principio di imitazione, verificando l'effetto che l'immagine di persone che sbadigliavano produceva nel campione di volontari.
I risultati dicono che mentre nel primo test, realizzato a Vienna, le persone sbadigliavano più in estate che in inverno, nel secondo, in Arizona, succedeva il contrario. Ciò dimostra che non erano le stagioni o la quantità di luce a influenzare la voglia di sbadigliare.
I volontari mostravano una maggiore tendenza allo sbadiglio quando la temperatura si aggirava attorno ai 20 gradi, mentre era ridotta quando andava oltre i 37 oppure scendeva sotto lo zero. Da ciò, il dott. Jorg Massen dell'Università di Vienna deduce che la funzione svolta dallo sbadiglio è inutile quando l'aria è più fredda della temperatura corporea.
Il dott. Gallup spiega: «i nostri cervelli sono come i computer. Operano in modo più efficiente quando sono in un ambiente fresco. La nostra ricerca indica che si sbadiglia in risposta all’aumento della temperatura del cervello o di quella corporea».
Altre ricerche si sono concentrate sugli aspetti empatici del fenomeno. Una di queste è uno studio americano dell'Università del Connecticut pubblicato sulla rivista Child Development, che ha analizzato un campione di 120 bambini da 1 a 6 anni e un secondo gruppo di bimbi autistici dai 6 ai 15 anni, scoprendo che il carattere contagioso dello sbadiglio ha meno presa sui soggetti autistici, con un rapporto di proporzionalità inversa fra la gravità dell'autismo e la tendenza all'imitazione degli altri. Nel caso dell'autismo, c'è infatti difficoltà ad immedesimarsi negli altri e a stabilire un rapporto empatico.
I ricercatori americani affermano: “dato che lo sbadiglio contagioso può essere segno di empatia, questo studio suggerisce che l'empatia, e la capacità di imitare gli altri che è alla base di essa, si sviluppa lentamente dopo i primi anni di vita e che ai bambini autistici mancano quei sottili stimoli che ci legano emotivamente agli altri”.
Nelle persone non affette da autismo, invece, questo meccanismo si attiva alla perfezione, come dimostra un secondo studio, anch'esso statunitense, della Drexel University di Philadelphia in Pennsylvania pubblicato su Cognitive Brain Research. Lo psicologo che ha firmato lo studio, Steven Platek, ha indagato il fenomeno sbadiglio reclutando un gruppo di persone e facendo loro guardare una serie di video che trasmettevano persone nell'atto di sbadigliare o più semplicemente durante conversazioni sul tema sbadiglio. Nel giro di poco tempo dal 40 al 60% degli spettatori non resistono e cominciano a sbadigliare a loro volta. Secondo il ricercatore coloro che sono immuni al contagio e non sbadigliano come gli altri sono proprio individui con scarsa capacità di mettersi nei panni altrui, individui che mancano della caratteristica umana di mostrare empatia per il prossimo. Ronald Baenninger, esperto ed autore di ricerche sugli sbadigli alla Temple University di Philadelphia, commentando la notizia sostiene che i risultati della ricerca trovano una spiegazione dal punto di vista evolutivo. Infatti, dice, lo sbadiglio contagioso può aver aiutato i nostri antenati a coordinare i periodi di attività e di riposo: ''è importante che tutti i membri di un gruppo – sostiene lo studioso – siano pronti a fare la stessa cosa in maniera contemporanea''. Anche con questa ricerca però, sottolineano i due esperti, le cause del fenomeno sbadiglio non sono ancora del tutto chiarite. Per quanti ritenessero lo sbadiglio sia l'effetto di carenza di ossigeno e, quindi, necessità di inspirare più profondamente, è arrivata la smentita da studi che hanno mostrato una differenza non significativa tra la frequenza di sbadigli in stanze povere o ricche di ossigeno. Baenninger conclude che è più verosimile pensare allo sbadiglio come ad un atto involontario volto a mantenere sveglio il cervello, non a caso sbadigliamo quando lottiamo contro il sonno di sera quando dobbiamo continuare a svolgere un'attività, o al mattino quando dobbiamo vincere il sonno ed attivarci.
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06/10/2016 Andrea Piccoli


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