(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) corretta. Lo scorso anno, Watson ha vinto contro due concorrenti umani.
Ora la più grande compagnia di assicurazione medica statunitense, la WellPoint, ha annunciato di aver trovato un accordo con IBM per l'utilizzo della macchina in ambito medico. La prima applicazione concreta di Watson sarà quella di garantire ai medici un aggiornamento in tempo reale della letteratura medica a disposizione grazie ai suoi potentissimi processori che garantiscono la valutazione di 200 milioni di pagine in soli 3 secondi, secondo i dati resi noti da Lori Beer, vicepresidente esecutivo dei servizi di business aziendale per WellPoint.
Secondo le previsioni, il medico potrà visitare il paziente avvalendosi della collaborazione di Watson, che potrà fornire anche un parere sulla base dei dati ricevuti. In caso di disaccordo tra medico e macchina, un secondo medico della WellPoint riesaminerà il caso per mettere in campo la cura più adeguata.
In una dimostrazione recente, Watson ha ricevuto le informazioni che riguardavano un paziente immaginario colpito da diversi sintomi, fra i quali problemi agli occhi e vista offuscata, denunciando peraltro casi di artrite in famiglia. Alla fine, Watson è giunto alla diagnosi corretta di malattia di Lyme, formulata con un margine di successo del 73 per cento. Un risultato che ha positivamente colpito uno dei medici che hanno assistito all'esperimento, il dott. Herbert Chase, che ha dichiarato: “la malattia di Lyme può coinvolgere gli occhi, ma non così frequentemente”.
Al di là delle potenzialità indubbiamente interessanti, il supercomputer della IBM e in particolare la sua applicazione in campo medico suscitano tuttavia dei dubbi di carattere etico. Alcuni hanno infatti alluso alla possibilità che tali strumenti in mano alle compagnie di assicurazione medica possano trasformarsi nel pretesto per negare le cure più costose ai propri clienti/pazienti.
Ma ormai il futuro è alle porte e la scienza medica ha bisogno quantomai di innovazione. Per questo, Watson ha già cominciato ad essere impiegato dai medici di quattro grandi strutture americane: la facoltà di medicina della Columbia University di New York, quella dell'Università del Maryland, il centro oncologico Memorial Sloan-Kettering di New York e la Cleveland Clinic, in Ohio.
Il dott. Chase spiega l'utilizzo concreto dell'apparecchio: “il medico immette sintomi, risultati delle analisi e storia clinica. Se digito un elenco di sintomi come respiro corto, febbre e dolore, il computer mi presenta una lista di possibili malattie, in testa alla quale c'è 'polmonite'”. Ma dall'elenco delle diagnosi, Watson potrebbe presto passare al suggerimento delle terapie più adatte.
In tal senso, va interpretata la collaborazione con il Memorial Sloan-Kettering, enorme struttura che gestisce circa 25 mila ricoveri annui.
Secondo Chase, la macchina rappresenta una sorta di rivoluzione copernicana: “Watson, a differenza degli approcci precedenti, non si limita ad applicare regole prefissate. Le regole sono scritte dai medici e non fanno passi avanti rispetto all'intelligenza umana. Il computer dell'Ibm invece, grazie alla sua capacità di capire il cosiddetto 'linguaggio naturale', riesce a interpretare la letteratura che è stata immessa nella sua memoria”.
Se da una parte, l'innesto dell'intelligenza artificiale rappresenta un passo nel futuro e un'innovazione senza precedenti, dall'altra potrebbe essere interpretata anche come una sconfitta per la classe medica, che delega a una macchina almeno una parte delle proprie responsabilità.
Secondo il dott. Chase, tuttavia, il passo è obbligato: “la letteratura scientifica cresce di giorno in giorno in maniera esponenziale. I medici non hanno abbastanza tempo per aggiornarsi e documentarsi”.
E a rincarare la dose ci pensa lo spot creato da IBM per lanciare l'iniziativa, che spinge sul tasto dell'ipocondria e dei limiti umani: “l'uomo può essere colpito da 12 mila diverse malattie e il corpus della conoscenza medica raddoppia ogni cinque anni”.
E allora speriamo che Watson sia davvero così efficiente e preparato, tanto che possa sostituire al concetto di “intelligenza” quello di “saggezza artificiale”.
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02/01/2013 Andrea Piccoli


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