(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) proteine tossiche molto probabilmente vengono diffuse nel cervello da particelle nel sangue portatrici di grasso, le lipoproteine. Questo percorso dal sangue al cervello è significativo, perché se si potranno controllare i livelli di lipoproteine amiloidi nel sangue e prevenire la loro dispersione, si apre la strada a nuovi potenziali trattamenti per prevenire il morbo di Alzheimer e la perdita di memoria".
Nonostante la necessità di nuove conferme, l’accumulo di proteine tossiche può essere già prevenuto adottando una dieta equilibrata o con l’assunzione di farmaci specifici che puntino alle lipoproteine, riducendo così il rischio della malattia o rallentandone la progressione.
Anche un’altra ricerca si è concentrata sul rapporto esistente fra grassi e Alzheimer.
La malattia di Alzheimer è in parte causata da una ridotta eliminazione dei peptidi prodotti dalla degradazione della proteina β-amiloide (Αβ) con conseguente accumulo nel cervello. «Questo composto può essere legato a lipidi o a proteine di trasporto dei lipidi, come l'apolipoproteina E (ApoE), oppure essere libero in soluzione, quindi non lipidato» spiega Angela Hanson, geriatra del Dipartimento di medicina dell’Università dello Stato di Washington a Seattle e prima autrice dello studio pubblicato su JAMA Neurology. I livelli non lipidati di Αβ sono più elevati nel plasma di adulti con Ad, ma poco si sa sulla loro concentrazione nel liquido cerebrospinale (Csf). «Tuttavia comprendere l’ambiente lipidico liquorale in cui si trova Αβ e capire come modularlo è di estremo interesse, in quanto l’amiloide non lipidata forma più spesso oligomeri neurotossici» riprende la geriatra, che assieme ai colleghi ha studiato 20 adulti anziani con funzioni cognitive normali e 27 coetanei con lieve decadimento cognitivo. I pazienti sono stati suddivisi in modo casuali in due gruppi: il primo ha assunto una dieta ad alto contenuto di grassi saturi con elevato indice glicemico, mentre il secondo una dieta a basso contenuto di grassi saturi con ridotto indice glicemico. I risultati dello studio indicano non solo che i livelli basali di Αβ non lipidata sono più elevati nel gruppo con decadimento cognitivo, ma anche che la dieta con pochi grassi saturi tende a diminuire l’amiloide non lipidata, mentre quella ad alto contenuto di grassi saturi tende ad aumentarla. «Questi risultati suggeriscono che la lipidazione dell’amiloide potrebbe giocare un ruolo nei processi patologici dell’Alzheimer, e che la lipidazione sembra influenzata dalla dieta» conclude Hanson, sottolineando che i dati del loro piccolo studio pilota dovranno essere replicati in casistiche più ampie prima di trarre conclusioni definitive. In un editoriale di commento Deborah Blacker, geriatra della Harvard Medical School di Boston, scrive: «Questo studio ci insegna che l'intervento dietetico potrebbe cambiare la chimica dell’amiloide cerebrale in modo significativo. La dieta povera di grassi è quindi efficace nei pazienti che vogliono evitare la demenza? Forse no, ma questi dati aggiungono un altro tassello alla dimostrazione che prendersi cura del cuore è probabilmente un bene anche per il cervello».

JAMA Neurol. 2013;():1-9.


16/09/2021 Andrea Piccoli


Puoi fare una domanda agli specialisti del forum e iscriverti alla newsletter, riceverai ogni 15 giorni le notizie più importanti.

Keywords |

Sondaggi Nei preliminari sessuali non bisogna tralasciare...
Che cosa? Vota | Risultati

Tutti i SONDAGGI di ItaliaSalute.it

Italia Salute sempre con te

Abbonati ai Feed Rss Aggiungi a IGoogle Aggiornamenti 
              sulla salute, sulla medicina, promozioni La Pubblicità su Italia Salute

Le informazioni di medicina e salute non sostituiscono l'intervento del medico curante