(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) dell'artista e connesso attraverso un'antenna a un chip elettronico piazzato nel cranio all'altezza della nuca. Lo strumento riesce a individuare i colori e a trasformarli in onde sonore che vengono trasmesse all'orecchio interno attraverso la conduzione ossea.
A ogni sfumatura di colore corrisponde una precisa frequenza sonora. L'intero cerchio cromatico ricalca quindi lo spettro delle frequenze sonore.



L'occhio cibernetico va addirittura oltre, nel senso che Harbisson è in grado di “vedere” anche ciò che è inaccessibile ai comuni mortali, ovvero i raggi ultravioletti e gli infrarossi.
È lo stesso Harbisson a spiegarne il funzionamento: “grazie allo sviluppo progressivo dell'eyeborg al momento posso ascoltare 360 diverse sfumature di colore. Percepisco anche la saturazione attraverso variazioni del volume. Per me l'arancio suona come un fa diesis, il giallo è un sol e l'azzurro un si. Oggi se qualcuno mi dice “blu”, io ho immediatamente la sensazione del blu nella mia testa, mentre prima non sentivo nulla. Non riuscivo a comprendere ciò che non vedevo, mi sentivo marginalizzato. A scuola passavo il tempo a cercare di memorizzare i colori. Andavo malissimo in geografia perché non riuscivo a distinguere un fiume da una strada”.
L'eyeborg consente ad Harbisson di comprendere i colori, ma non il processo inverso: “rimango comunque incapace di vedere i colori. Ascoltando un brano alla radio non ci sarà un'associazione diretta con il rosso o il blu, ad esempio”.
La strada per arrivare a queste conquiste è stata comunque ricca di ostacoli, come spiega l'artista: “le prime cinque settimane sono state durissime. All'inizio il corpo rifiutava quest'afflusso costante di suoni. Ero sfinito, soffrivo di emicranie e avevo continuamente le orecchie tappate. Al cervello sono serviti cinque mesi per adattarsi del tutto alla novità. Mi sono reso contro di essere diventato un cyborg la prima notte in cui ho sognato dei suoni associandoli a dei colori”.
Nelle prossime settimane Neil Harbisson si sottoporrà a un intervento per integrare meglio una parte del dispositivo: “lo faccio innanzitutto per liberarmi dalla forte pressione esercitata attualmente dal chip elettronico sul cranio. L'operazione sarà anche l'occasione per arricchire l'eyeborg di un microfono che mi consentirà di regolare il volume delle onde sonore avvertite e di una connessione internet wi-fi osteo-integrata. In questo modo potrò ascoltare una partita di calcio o ricevere chiamate senza l'intermediazione della radio e del telefono. Se un'amica mi invia il video di un tramonto con il suo smartphone, potrò ascoltare direttamente il suono del paesaggio che è davanti ai suoi occhi in quel momento. Il vantaggio è che la trasmissione del suono attraverso la conduzione ossea non blocca le orecchie, quindi niente mi impedirà di ascoltare il tramonto mentre allo stesso tempo sto parlando con qualcuno”.
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20/03/2014 Andrea Piccoli


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