(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) è aumentato da 3 mg a 300 mg per un periodo di 20-40 settimane a seconda del sottogruppo coinvolto. Infine, è stata somministrata una dose di mantenimento di 300 mg al giorno per almeno 24 settimane.
L'esito primario di efficacia dello studio, ovvero la percentuale di partecipanti di età compresa tra 4 e 17 anni in grado di tollerare una dose di 600 mg o più di proteina di arachidi con al massimo sintomi lievi al termine del periodo di mantenimento, è stato soddisfatto con una differenza di trattamento di almeno il 15% tra il farmaco in studio e il placebo.
I pazienti trattati con la polvere di arachidi hanno mostrato un numero maggiore di reazioni allergiche rispetto ai pazienti che hanno ricevuto placebo. Sono stati registrati eventi avversi, nella maggior parte dei casi di lieve entità, nel 53% dei soggetti del gruppo che ha assunto la polvere contro il 31,8% di quelli del gruppo placebo.
Anche una ricerca apparsa sul New England Journal of Medicine e presentata nel corso dell’ultimo convegno dell’American College of Allergy, Asthma and Immunology (ACAAI) si basa sullo stesso principio.
Stephen Tilles, coautore dello studio, commenta: «Siamo entusiasti del potenziale aiuto che questo risultato potrà dare ai bambini e agli adolescenti con allergia alle arachidi, che potranno proteggersi dal mangiare accidentalmente un cibo contenente tale alimento», afferma lo studioso.
Gli scienziati americani hanno analizzato pazienti di età compresa fra 4 e 55 anni con un’allergia alle arachidi. In un terzo dei casi, i partecipanti hanno ricevuto un placebo, mentre gli altri due terzi hanno assunto polvere di proteine di arachidi in quantità crescente fino a raggiungere la dose di mantenimento, stabilita in una nocciolina al giorno. L’80% dei soggetti ha raggiunto questo target.
«Quando abbiamo iniziato lo studio, la nostra speranza era che trattando i pazienti con l'equivalente di una nocciolina al giorno, molti sarebbero arrivati a tollerare fino a due noccioline. Ebbene, ben due terzi delle persone nello studio sono stati in grado di tollerare l'equivalente di due noccioline al giorno dopo 9-12 mesi di trattamento e metà dei pazienti ha tollerato addirittura l'equivalente di quattro noccioline», dicono gli autori. Gli effetti avversi sono stati inferiori al previsto, tanto che soltanto il 6% dei pazienti ha interrotto la sperimentazione per problemi gastrointestinali.
«Le reazioni ai challenge orali alla fine dello studio sono state molto più miti rispetto a quelle osservate prima del trattamento e in media i partecipanti sono stati in grado di tollerare una dose 100 volte più alta di arachidi alla fine dello studio rispetto all'inizio, con sintomi addirittura più lievi di quelli mostrati alla dose più bassa all'inizio dello studio», dice Tilles.
Lo scopo della sperimentazione non è tuttavia consentire alle persone di mangiare liberamente le arachidi, ma di immunizzarle in caso di ingestione accidentale.
Partendo dallo stesso principio, un altro team di ricerca ha invece sviluppato un cerotto. È l'idea di un team di ricercatori della Icahn School of Medicine presso il Mount Sinai di New York che ha pubblicato sul Journal of Allergy and Clinical Immunology i dettagli della sperimentazione.
Hugh Sampson, coautore dell'articolo, spiega: «Il trattamento, chiamato EPIT da immunoterapia epicutanea, è risultato sicuro e ben tollerato nell'arco di un follow-up annuale».
Anthony Fauci, direttore del NIAID - National Institute of Allergy and Infectious Diseases (Niaid) - commenta: «Per evitare potenziali reazioni allergiche pericolose per la vita, le persone con allergia alle arachidi devono essere sempre attente a ciò che mangiano e agli ambienti in cui entrano, cosa che a lungo andare può essere stressante».
Il cerotto riesce a indurre una tolleranza immunitaria per le arachidi sufficiente a proteggere da un'ingestione o dall'esposizione accidentale. L'efficacia del ritrovato è stata sperimentata su 74 volontari allergici alle arachidi con età compresa fra 4 e 25 anni. Ad alcuni di loro è stato somministrato un cerotto a base di placebo, ad altri quello a base di proteine di arachidi.
Trascorso un anno di terapia, i ricercatori hanno verificato che il 47 per cento dei pazienti trattati con il cerotto erano in grado di consumare una quantità di proteine di arachidi 10 volte superiore all'inizio dello studio rispetto al 12 per cento dei soggetti trattati con placebo.
«I maggiori benefici del trattamento sono stati osservati nei bambini tra 4 e 11 anni», riprende Sampson, che conclude: «Questi risultati aprono la strada a ulteriori studi sull'immunoterapia epicutanea come un nuovo approccio per il trattamento dell'allergia alle arachidi».
Altre due ricerche si sono occupate dell'argomento, entrambe pubblicate sul New England Journal of Medicine.
Nella prima, diretta dall'allergologo George Du Toit del Guy's & St Thomas' Hospitals di Londra, due gruppi di bambini affetti da eczema grave o allergia all'uovo sono stati randomizzati a consumare o meno arachidi prima degli 11 mesi di età. I ricercatori hanno così scoperto che a 5 anni i bambini che avevano mangiato le noccioline mostravano un rischio ridotto di allergia all'alimento.
«Durante il follow-up abbiamo chiesto a circa 550 bambini ad alto rischio di allergie nei quali erano state introdotte le arachidi nel primo anno di vita di evitarne l'assunzione per ulteriori 12 mesi», scrivono gli autori. «Anche se non sappiamo quanto tempo ci vuole per sviluppare tolleranza, dovremmo incoraggiare il consumo di arachidi nei bambini ad alto rischio per almeno 4 anni a partire dagli 11 mesi di età», conclude Du Toit.
Il secondo studio è firmato da Michael Perkin della St. George's University di Londra. In questo caso, il campione era composto da 1.300 neonati allattati al seno, randomizzati all'introduzione di cibi allergenici a 3 e a 6 mesi di età. Gli scienziati hanno scoperto che la prevalenza di allergie alimentari era più bassa nei bambini che avevano ricevuto precocemente gli alimenti allergenici rispetto agli altri.
Commentando la ricerca, il dott. Gary Wong della Chinese University di Hong Kong spiega: «È necessario rispondere a molte domande prima che l'introduzione precoce degli alimenti allergenici diventi una strategia efficace a livello di popolazione. Nel frattempo, sembra che il consumo precoce piuttosto che ritardato di alimenti a rischio sia efficace nella prevenzione primaria delle allergie alimentari».

Fonte: Journal of Allergy and Clinical Immunology/New England Journal of Medicine

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19/07/2021 Andrea Sperelli


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