(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) che riducono la capacità fecondante di una donna, tra cui alterazioni tubariche, malattie infiammatorie pelviche, fibromi uterini ed endometriosi”.
Per quanto riguarda la fertilità dell’uomo il Prof. Lenzi sottolinea che “sebbene siano note molte delle patologie e dei fattori di rischio che possono indurre alterazioni del liquido seminale, la maggior parte degli uomini non consulta l’andrologo fino al momento dell’effettiva ricerca di un figlio”. Secondo lo studioso la prevenzione è fondamentale: “i problemi che possono portare ad alterazioni della fertilità possono insorgere nell’infanzia o nell’adolescenza e dunque effettuare diagnosi tempestive e cure efficaci permette di evitare l’insorgenza di patologie”.
Ma quali sono le principali cause dell’infertilità di coppia?
“Nell’uomo esistono patologie di rilevanza medica che comprendono le condizioni in grado di alterare la struttura e la funzione del testicolo, tra cui criptorchidismo, varicocele, parotite a insorgenza post-puberale e malattie sessualmente trasmesse. I tumori del testicolo, più frequenti nei giovani tra i 25 e i 35 anni, possono indurre infertilità momentanea o permanente in base al trattamento utilizzato (orchiectomia, chemioterapia o radioterapia). Per tale motivo è importante crioconservare gli spermatozoi prima di iniziare terapie genotossiche. Esistono anche condizioni genetiche che provocano infertilità, come la Sindrome di Klinefelter, le microdelezioni del braccio lungo del cromosoma Y e la fibrosi cistica, che vanno indagate con esami specifici. Nella donna – evidenzia Lenzi - le condizioni più frequenti comprendono l’anovulazione, tipica nelle donne affette da sindrome dell’ovaio policistico, l’endometriosi, le patologie ipofisarie e le malattie infiammatorie pelviche”.
Cosa si deve fare quando la coppia inizia a capire di avere problemi di fertilità?
“Gli esperti di andrologia della SIE seguono protocolli ben validati scientificamente. Lo studio di una coppia con problemi di fertilità inizia con la raccolta di dati anamnestici, clinici e sessuologici; si procede poi con la visita andrologica e parallelamente il ginecologo seguirà la partner femminile, infine, verranno richiesti gli esami diagnostici specifici. Per l’uomo il primo test da effettuare è l’esame del liquido seminale (secondo le linee guida del Manuale del WHO) per valutare le caratteristiche degli spermatozoi, seguito dall’ecocolor Doppler testicolare e dalla valutazione ormonale dell’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi. Può essere utile eseguire anche uno studio della prostata e delle ghiandole accessorie, ed eventuali analisi microbiologiche per la ricerca di infezioni. Per la donna è importante valutare la presenza dell’ovulazione, tramite monitoraggio follicolare ed esami ormonali in fase precoce e tardiva del ciclo mestruale. In presenza di segni di iperandrogenismo devono essere richiesti gli ormoni androgeni, ovarici e surrenalici, ed è importante valutare anche la funzione tiroidea e i livelli di prolattina. Se si sospettano problemi nel passaggio dei gameti attraverso il tratto genitale femminile è utile eseguire un’isterosalpingografia ed escludere infezioni vaginali”.
E quali i migliori trattamenti da intraprendere?
Per il professor Lenzi, a seconda dei risultati ottenuti, “esistono diversi trattamenti che possono essere intrapresi: farmaci che inducano ovulazione o spermatogenesi, terapia medica o chirurgica per miomi, difetti tubarici, varicocele o disordini testicolari di tipo ostruttivo. La scelta del trattamento da adottare è spesso correlata alla sua efficacia, al costo, alla facilità di somministrazione e ai suoi effetti collaterali. In alcuni casi è necessario ricorrere alla procreazione medicalmente assistita. La necessità di questo tipo di trattamento, in ogni caso, non deve precludere la ricerca della causa di infertilità e/o del trattamento medico o chirurgico appropriato per il miglioramento del potenziale di fertilità”.
Le risulta che sia in aumento anche l'infertilità secondaria?
“Anche nel caso dell’infertilità secondaria - osserva lo studioso - un ruolo non trascurabile è legato all’età, specie della donna, infatti, sempre più spesso si allunga il tempo tra una gravidanza e la successiva, più per problemi economici che non medici”.
In che percentuale oggi possiamo parlare di infertilità di coppia rispetto a quella maschile o quella femminile?
“In linea di massima – spiega - si attribuisce un 30 per cento di casi ad un fattore maschile, un 30 per cento ad un fattore femminile, un 30 per cento all’infertilità di coppia, restano poi alcune forme del tutto inspiegate pari ad un 10 per cento”.
Spesso, nonostante tutte le indagini diagnostiche eseguite, non si identifica la causa di infertilità. Quanto può essere dunque importante l'aspetto psicologico nella diagnosi e la cura?
Secondo l’endocrinologo “molta parte della infertilità inspiegata è dovuta a cattiva anamnesi o incapacità diagnostica o a una tardiva diagnosi. Per quanto riguarda i meccanismi psicosomatici coinvolti nelle funzioni delle gonadi sono ancora poco conosciuti, peraltro, ci sono osservazioni nell’uomo e nell’animale che supportano l'ipotesi che gli stress emozionali possano influenzare negativamente l'ovulazione e la spermatogenesi. Un caso paradigmatico è la cosiddetta "amenorrea da stress" causata da uno squilibrio a livello dell’asse ipotalamo-ipofisario causato dall’iperproduzione di adrenalina e di cortisolo, tipiche sostanze prodotte negli stress acuti e cronici. Un ruolo non trascurabile nell’infertilità di coppia è svolto dalle disfunzioni psicosessuali, come la disfunzione erettile ed il vaginismo. Comunque non dobbiamo mascherarci dietro alla diagnosi di stress, la coppia infertile deve prima essere valutata con attenzione da specialisti qualificati”.
Quanto aiuterebbero controlli andrologici di routine? E cosa si può fare per sensibilizzare di più i ragazzi su questi temi?
“Se si facesse seria prevenzione – risponde Andrea Lenzi - in una generazione potremmo ridurre di oltre il 50 per cento l’infertilità maschile”. E ricorda che con le Società Scientifiche, sotto l’egida del Ministero della Salute, sono state fatto iniziative, come la Campagna di prevenzione Amico Andrologo (www.amicoandrologo.it ) e la campagna Androlife per sensibilizzare i ragazzi verso una maggiore salute del loro apparato sessuale e riproduttivo (www.androlife.it).
In che misura la procreazione assistita può risolvere i problemi dell'infertilità di coppia?
“Le tecniche di procreazione assistita hanno rappresentato uno dei più grandi successi della medicina degli ultimi decenni, consentendo di ottenere una gravidanza a coppie che fino a pochi anni fa sarebbero state considerate irreversibilmente sterili. Purtroppo però, in alcuni casi, queste tecniche hanno portato alcune coppie ed alcuni medici a trascurare l’aspetto diagnostico e il tentativo di ottenere una fertilità naturale e sono state applicate prima di aver cercato di capire e di trattare le cause che avevano portato all’infertilità”.
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04/05/2012 Andrea Sperelli

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