(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) di asportare le lesioni tumorali mantenendo perfettamente sotto controllo tutta l’area in cui stiamo intervenendo, detta sellare, che si trova al centro del cranio, ricca di strutture delicate e vitali per l’organismo – spiega Claudio Bernucci, direttore della Neurochirurgia dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII -. Quindi possiamo operare il tumore in maggiore sicurezza, eseguire asportazioni più radicali e aggredire patologie intracraniche che richiederebbero altrimenti procedure più invasive”.
Questa novità è solo uno dei risultati a cui è giunto il lavoro di una nuova squadra dedicata al trattamento dei tumori dell’ipofisi, composta da endocrinologi, otorinolaringoiatri, neurochirurghi e neuroradiologi e chiamata “Pituitary Unit”. Il singolo caso viene affrontato e discusso collegialmente, per proporre al paziente il trattamento medico-chirurgico più idoneo.
“La scelta terapeutica non è solo guidata dal tipo di neoplasia, ma anche dalla sede del tumore, dall’età del paziente e dai possibili effetti deleteri del trattamento su un sistema nervoso in evoluzione – spiega Giovanni Danesi, direttore dell’Otorinolaringoiatria dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII -. A fare la differenza è l’approccio multidisciplinare, anche in sala operatoria. A Bergamo la Neurochirurgia e l’Otorinolaringoiatria hanno unito le specifiche competenze e conoscenze per collaborare in modo sempre più continuo e proficuo per i pazienti e ampliare progressivamente le indicazioni chirurgiche all’utilizzo dell’endoscopio”.
L’ipofisi, o ghiandola pituitaria, è una ghiandola endocrina primaria situata alla base del cranio. La sua funzione principale consiste nel secernere ormoni che regolano, con il controllo dell’ipotalamo, l’attività endocrina e metabolica di tutto l’organismo.
“L’ipofisi può essere interessata da adenomi ipofisari, che sono per la maggior parte benigni ma che possono secernere ormoni responsabili di gravi sindromi o comprimere i nervi ottici tanto da causare deficit visivi. Sono relativamente comuni: rappresentano circa il 10% di tutte le neoplasie intracraniche rimosse chirurgicamente e la terza forma di tumore più comune del sistema nervoso centrale – spiega Roberto Trevisan, direttore dell’Unità Malattie endocrine – diabetologia dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII -. Frequenti sono anche le cosiddette Cisti della tasca di Ratke, un residuo embrionale che può riempirsi di fluido causando disturbi visivi e ormonali. Più rari invece i craniofaringiomi, che interessano soprattutto i bambini dando disturbi della vista e squilibri ormonali”.
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15/09/2015 Arturo Bandini

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