(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) delle paure delle donne rispetto alle conseguenze delle terapie ormonali».
Ma siamo certi che le paure delle pazienti e delle coppie coincidano con quelli che gli esperti della medicina della riproduzione considerano i rischi clinici di queste tecniche? Per comprenderlo è proprio alle pazienti che il centro si è rivolto e lo ha fatto attraverso la condivisione di un sondaggio on line dal quale è emerso che la paura principale delle donne raggiunte in rete è rappresentata dalle conseguenze della stimolazione ormonale sulla propria salute, seguita dalla paura del fallimento e dall’ansia provocata da tale paura.
«Dati di realtà estremamente fedeli a quelli prodotti dalla rete in Italia sono emersi da uno studio recentemente condotto in Svezia e discusso in occasione dell’evento», ha sottolineato il dott. Marco Mannelli, ginecologo del centro Demetra. «Paura del pick up, rischi delle tecniche, conseguenze della stimolazione e sullo sfondo, sempre e comunque, la paura di fallire, quest’ultima, secondo invece l’esperienza di Luisa Musto, fondatrice dell’associazione “Strada per un sogno”, la paura in assoluto più avvertita».
«Dai dati di realtà emerge lo scollamento tra le paure delle pazienti e i rischi che noi esperti della medicina della riproduzione incontriamo nella pratica clinica e che miriamo a prevenire», ha commentato la dott.ssa Elisabetta Chelo del Centro Demetra. «A titolo esemplificativo, se per le donne una gravidanza gemellare rappresenta un coronamento assoluto del proprio desiderio di maternità, tutti gli esperti concordano invece sul fatto che si tratti ancora di un rischio importante da prevenire e di cui le pazienti devono essere consapevoli».
Le complicanze di una gravidanza gemellare (in Italia costituiscono il 20% di tutte le gravidanze ottenute) sono molto maggiori di una gravidanza singola, in termini di parto pretermine, mortalità perinatale, diabete gestazionale e ipertensione, condizioni entrambe del tutto sottovalutate dalla donne intervistate se non addirittura ignorate.
«Rischi clinici da conoscere e da prevenire quindi, ma anche informazioni preziose da condividere con le pazienti», ha aggiunto la Chelo. «Molte donne, per esempio, ritengono che trasferire più embrioni aumenti le probabilità di una gravidanza, mentre i dati di realtà ci dicono che ad aumentare sono solo le probabilità di una gravidanza gemellare o trigemine e con loro le complicanze correlate. Di contro, l’elevata qualità della tecnica di crioconservazione degli embrioni non trasferiti, è in grado di tutelare la paziente rispetto ai rischi insiti in un trasferimento multiplo, rimandando, in caso di insuccesso, a un nuovo tentativo con i medesimi margini di successo del primo», ha concluso l’esperta.
E che dire della paura delle conseguenze della stimolazione ormonale sulla salute delle pazienti, da molte in rete definita “un bombardamento ormonale”? A tentare di sfatare questa frequente paura è la dott.ssa Livi: «Se un rischio esiste è solo quello dell’iperstimolazione ovarica, ma che oggi è fortemente ridotto. Per indurre l’ovulazione si possono infatti utilizzare protocolli di trattamento che non provocano, se non in rarissimi casi, fenomeni di tal tipo. Non c'è invece alcun dato di letteratura sull’aumento del rischio di tumore in donne che hanno assunto i farmaci per la stimolazione ovarica. I dosaggi utilizzati – ha aggiunto e concluso l’esperta - sono definiti in base a precise linee-guida che tengono conto delle caratteristiche individuali e dell’età della donna. Ovviamente le donne giovani avranno necessità di dosaggi più bassi delle over 40 ma oggi siamo in grado di valutare la riserva ovarica di ciascuna donna con il dosaggio dell’ormone anti-mulleriano (AMH), prima di iniziare una PMA per poter meglio valutare i trattamenti e le probabilità di riuscita».
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21/11/2016 Arturo Bandini


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