(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) per prevenire l’infezione virale.
Lo studio sulla lattoferrina, che ha visto la collaborazione dell’Università di Roma Tor Vergata, della Università La Sapienza di Roma e della Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), è stato condotto durante le fasi cruciali della pandemia, quando ancora non era stato appurato il meccanismo d’azione del virus nello scatenamento incontenibile della tempesta infiammatoria.
“Alle evidenze scientifiche che hanno trovato spazio in vari articoli sul possibile impiego della lattoferrina nei soggetti positivi al SARS-CoV-2, si aggiungono quindi i risultati appena pubblicati”, esordisce il professore Alessandro Miani, Presidente SIMA.
La lattoferrina è una glicoproteina presente in tutti i fluidi corporei e nelle mucose, rilasciata dai nostri globuli bianchi (neutrofili) come componente fondamentale della cosiddetta immunità innata. Inibisce direttamente l’infezione virale legandosi ai siti dei recettori virali e alle cellule dell’ospite impedendo che il virus le infetti. Si lega anche all’ormai famigerata proteina Spike del coronavirus. Inoltre, aumenta la risposta immunitaria sistemica all’invasione virale e ha funzioni antinfiammatorie indirette potendo legare anche il ferro libero che invece favorisce la replicazione del virus.
“L’idea di utilizzare la lattoferrina nei pazienti Covid-19 paucisintomatici e asintomatici è nata in relazione alle evidenze scientifiche già pubblicate nel 2021 sull’effetto protettivo della lattoferrina verso SARS-CoV-2 e sulle proprietà antivirali globali della molecola studiate e confermate, sia in vitro che in vivo, nell’ultimo decennio”, precisa la professoressa Elena Campione dell’Università di Roma Tor Vergata. “Le prove di evidenza in vitro sull’effetto neutralizzante della lattoferrina sul SARS-CoV-2, già suggerite da vari gruppi di ricercatori sia in Italia che all’estero, hanno segnato una svolta decisiva, e sono state già confermate da simulazioni computazionali di docking e dinamica molecolare”.
“Nel nostro trial clinico sono stati studiati soggetti Covid-19 positivi asintomatici e paucisintomatci, trattati con 1 grammo al giorno di una formulazione liposomiale di lattoferrina per via orale e in formulazione spray intranasale, rispetto ad altri due gruppi di soggetti, di cui uno trattato con la terapia standard e l’altro gruppo di asintomatici in buone condizioni a domicilio senza trattamento”, continua la professoressa Campione. “Gli effetti del trattamento con lattoferrina sui sintomi Covid-19 sono stati osservati già dai primi giorni, con graduale scomparsa dell’alterazione o perdita del gusto (rispettivamente disgeusia e ageusia) e perdita dell’olfatto (anosmia). Anche i sintomi intestinali sono migliorati insieme ai dolori muscolari. Non sono stati rilevati eventi avversi dal trattamento. Inoltre, nei soggetti trattati con lattoferrina si è osservato un periodo pari a 14 giorni per ottenere la negativizzazione del tampone molecolare, rispetto ai 27 giorni dei soggetti trattati con terapia standard e 32 del gruppo non trattato. Infine, dagli esami ematochimici dei soggetti trattati con supplementazione di lattoferrina è emerso un decremento dei valori di ferritina, di interleuchina 6 e del dimero del fibrinogeno. Questi studi possono proseguire grazie all’intervento della Fondazione Terzo Pilastro Internazionale e in particolare del professore Emmanuele Francesco Maria Emanuele, che ha sostenuto in modo costante le nostre ricerche”.
“Questi risultati, seppure preliminari, rafforzano il razionale nell’impiego della lattoferrina, sia in prevenzione, che nel trattamento dei soggetti paucisintomatici Covid positivi, affetti da comorbidità, ancorché vaccinati, per controllare gli effetti del virus sia nel breve che nel lungo periodo, ancora non del tutto chiariti. A tale riguardo, sono in corso ulteriori studi sul meccanismo d’azione della lattoferrina, nell’impedire la replicazione virale e l’invasione della cellula ospite e sul processo biochimico che sottende la funzione antivirale”, conclude Miani.
Qualche mese fa, alla pubblicazione dei primi dati, molti si mostrarono scettici.
Tre epidemiologi della Asl Roma 1 – Laura Amato, Marina Davoli e Simona Vecchi – hanno avanzato dubbi sulla solidità dello studio in questione. Oltre alla dimensione molto ridotta del campione – 32 soggetti – i tre sottolineano l’assenza nello studio di un confronto con un gruppo di controllo che abbia assunto placebo. I tre, inoltre, si dichiarano sorpresi dal fatto che non ci sia un paragone con il decorso dell’infezione di “altrettanti pazienti ai quali fosse stato erogato lo standard of care sul quale la comunità scientifica avesse raggiunto un consenso nell’aprile 2020”.
Ancora più deciso l’intervento di Enrico Bucci, Ph.D. in Biochimica e Biologia molecolare e professore aggiunto alla Temple University. Scrive il prof. Bucci sul suo profilo Facebook: “Oltre a non contenere alcun dato sperimentale originale (aspirerebbe ad essere una sorta di review qualitativa) [la pubblicazione] è di livello così basso da contenere una serie di marchiani errori. Vi faccio qualche esempio: la tabella 1, che dovrebbe elencare gli studi clinici che hanno dimostrato una QUALUNQUE (!) attività della lattoferrina, contiene anche studi che non c'entrano assolutamente nulla - come uno studio sull'irrigazione nasale con soluzione salina o xilitolo dei veterani della Guerra del Golfo. Oltretutto, quello studio non è stato condotto su 40 pazienti, almeno a giudicare dal link postato dagli autori, ma su 75; ma questi sono particolari...
La stessa tabella contiene anche uno studio sull'effetto di un gel boccale disinfettante (Biotene), che non contiene lattoferrina, incluso chissà perché nella lista; sicuramente gli autori avranno intravisto anche in questo trial una qualche relazione con il COVID o con la lattoferrina, ma al lettore questa importantissima scoperta non viene illustrata...
Ora, senza dati sperimentali, selezionando studi a caso, senza l'ombra di un'analisi statistica o di una semiquantitativa, si pretende di dare supporto a una serie di affermazioni più o meno vaghe, per usare la lattoferrina contro COVID-19?
È chiaro che lavori così non passerebbero mai il vaglio di una revisione seria, ma ai tempi della pandemia un posticino lo si trova sempre.
Come ho scritto mille volte, una pubblicazione scientifica non vuol dir nulla; e questa, in particolare, è prova lampante di quanto sostengo.
[…]
Se si legge un preprint in cui gli stessi autori descrivono i risultati a loro dire positivi di un "clinical trial" in cui utilizzano la lattoferrina su 32 pazienti COVID-19 (https://www.biorxiv.org/.../10.1101/2020.08.11.244996v3.full), ci si sente ancora peggio. Nei pazienti trattati, si osserva il declino del virus nel naso a 15 e a 30 giorni dal trattamento; ma questo, guarda caso, è ben descritto come la normale dinamica virale post-infezione. Manca qualunque paragone con un gruppo di controllo costituito da pazienti identici, non trattati”.


29/10/2021 Andrea Piccoli


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