(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) campione diviso in: 18 persone guarite da almeno 70 giorni dall’infezione e asintomatiche (fatta eccezione per l’iposmia), 33 sani che non avevano mai contratto l’infezione, arruolati subito prima della prima dose, che poi, ridotti a 28, sono andati a costituire il terzo gruppo di esaminati 15 giorni dopo la seconda dose di vaccino a m-Rna.
Nel gruppo che aveva avuto il Covid, quindici persone hanno riportato un'infezione lieve o pauci-sintomatica, mentre tre soggetti hanno avuto una grave polmonite che ha richiesto il ricovero in ospedale.
I risultati mostrano una maggiore produzione di anti IgA-S1 e IgG-Rbd nei soggetti vaccinati rispetto al gruppo dei sani e dei guariti da infezione per tutte e tre le tipologie di raccolta di campioni biologici. Ad esempio, l’IgG-Rbd nelle secrezioni nasali risulta nel gruppo dei vaccinati due volte superiore rispetto ai pazienti con pregressa infezione e tre volte superiore rispetto ai sani. Solo i soggetti che erano stati ricoverati con una forma grave di Covid hanno registrato un livello di IgA-S1 nelle mucose comparabile con quello dei vaccinati.
“È interessante notare che questi risultati indicano come la vaccinazione ha aumentato non solo i livelli di IgG-Rbd, ma anche i livelli di IgA-S1 in tutti i campioni analizzate”, spiega il professor Stefano Di Girolamo, ordinario e responsabile di Otorinolaringoiatria del Policlinico Tor Vergata, che ha diretto il lavoro. “Questo è il primo studio – continua Di Girolamo - che riporta una risposta immunitaria nasale secretoria specifica al Sars-Cov-2 provocata dal vaccino. I nostri risultati indicano che il vaccino Covid-19 può indurre una risposta immunitaria umorale mucosale e far supporre che i test anticorpali potrebbero essere utilizzati per il monitoraggio della protezione indotta dal vaccino contro l'infezione virale. Ad oggi facciamo il richiamo del vaccino senza valutare il livello di anticorpi circolanti. Un controllo di questo parametro potrebbe essere un indice per evidenziare un calo immunitario e conseguentemente il reale rischio di essere infettati. Potrebbe – sottolinea il docente del Tor Vergata - essere utilizzato per calcolare il rischio e quindi il timing personalizzato per un richiamo vaccinale. Va ricordato infatti che i sintomi che abbiamo dopo un richiamo vaccinale, come febbre e malessere, sono proporzionali all'immunità presente indotta dalle precedenti dosi di vaccino”.

21/12/2021 Andrea Sperelli


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